Auto con targhe straniere, una piaga in espansione
Boom di auto con targhe estere: oltre 53.000 veicoli in Italia e 35.000 in Campania. Il senatore Rastrelli chiede più controlli e verifiche su società di comodo per contrastare l'esterovestizione
Il fenomeno dell’immatricolazione di veicoli all’estero pur utilizzandoli stabilmente in Italia, noto come esterovestizione, sta assumendo dimensioni sempre più rilevanti e rappresenta una vera e propria sfida per il sistema normativo e fiscale del nostro Paese. Si tratta di una pratica che, oltre a mettere in discussione la correttezza e la trasparenza del mercato automobilistico, ha effetti tangibili sull’equità e sulla sicurezza stradale, sollevando questioni che non possono più essere ignorate dalle istituzioni.
A lanciare l’allarme in Parlamento è stato il senatore Sergio Rastrelli, segretario della commissione Giustizia, che ha denunciato pubblicamente la concorrenza sleale generata da questa prassi. Secondo Rastrelli, la esterovestizione permette a migliaia di automobilisti italiani di eludere il pagamento del bollo auto e delle imposte provinciali, beneficiando allo stesso tempo di premi assicurativi decisamente più bassi offerti da altri Stati membri dell’Unione Europea. Una scorciatoia che, se da un lato consente risparmi economici immediati, dall’altro produce un danno profondo sia per l’erario sia per i cittadini che rispettano le regole.
Dove si concentra questo fenomeno
Il fenomeno si concentra in modo particolare in alcune aree del Paese, con la Campania in prima linea: qui, secondo le ultime stime, sono oltre 35mila i veicoli che circolano con targhe straniere, su un totale nazionale che si avvicina ai 53mila. Una cifra che fa riflettere sull’ampiezza del problema e sulla necessità di un intervento urgente da parte delle autorità competenti.
Le ragioni che spingono molti automobilisti a ricorrere a questa pratica sono principalmente di natura economica. In diverse province italiane, infatti, i costi dell’assicurazione auto sono tra i più elevati d’Europa, una situazione che incentiva la ricerca di soluzioni alternative, come l’immatricolazione fittizia dei veicoli in Paesi dove le tariffe assicurative risultano molto più vantaggiose. Tuttavia, questa apparente convenienza si traduce in una serie di criticità operative: le forze dell’ordine incontrano notevoli difficoltà nell’identificare i reali proprietari dei veicoli, nell’applicare le sanzioni previste dalla legge e nel gestire i risarcimenti in caso di incidenti stradali, soprattutto quando è necessario interfacciarsi con compagnie assicurative estere.
Il danno non è solo economico
Il danno, dunque, non è solo economico ma anche sistemico. Da un lato, l’erario subisce una perdita significativa di gettito fiscale, dall’altro, gli automobilisti onesti vedono minata la correttezza della competizione e si trovano esposti a rischi maggiori in termini di sicurezza e di equità nel trattamento assicurativo. Inoltre, la presenza di numerose società di comodo che facilitano queste operazioni contribuisce ad alimentare una zona grigia che sfugge ai controlli e mina la fiducia nelle istituzioni.
Il governo, consapevole della gravità della situazione, sta valutando un pacchetto di misure volte a contrastare il fenomeno. Tra le proposte in discussione figurano il rafforzamento dei controlli su strada, l’incrocio sistematico dei dati tra anagrafi comunali e compagnie assicurative, indagini approfondite sulle società di comodo che agevolano le immatricolazioni fittizie e una più stretta collaborazione con i registri automobilistici europei. Sul fronte normativo, si discute l’introduzione di criteri più stringenti relativi alla residenza fiscale e di presunzioni legate alla permanenza effettiva dei veicoli sul territorio nazionale.
La soluzione non è negli interventi isolati
Esperti del settore legale e operatori dell’assicurazione auto sono concordi nel sottolineare che la soluzione non può limitarsi a interventi isolati, ma richiede un approccio integrato e multilivello. È necessario combinare controlli più capillari, una maggiore trasparenza nella gestione dei dati e sanzioni amministrative realmente dissuasive, in modo da restituire fiducia ai cittadini e garantire un mercato automobilistico più equo e sicuro per tutti.
In conclusione, la esterovestizione rappresenta oggi una delle principali sfide per il settore automobilistico italiano. Affrontarla in modo efficace significa non solo tutelare le casse dello Stato, ma anche proteggere i diritti degli automobilisti rispettosi delle regole e assicurare condizioni di concorrenza realmente paritarie. La strada da percorrere è ancora lunga, ma l’impegno delle istituzioni e la collaborazione tra i diversi attori coinvolti sono la chiave per superare questa complessa problematica.