20 veicoli di lusso scoperti in un garage: una frode sofisticata
Curno: carabinieri sequestrano 20 veicoli di lusso. Indagine coordinata dalla DIICOT Romania su presunta frode nei contratti di leasing e documenti falsi
Un’operazione di vasta portata ha portato alla luce un sofisticato schema di frode leasing nel cuore della provincia bergamasca, precisamente a Curno. Qui, in un anonimo garage, i carabinieri hanno scoperto la base italiana di una rete criminale internazionale dedita all’acquisizione illecita di veicoli di lusso. Il blitz, scattato il 3 febbraio 2026, rappresenta il culmine di un’indagine avviata in Romania e coordinata dalla DIICOT, la Direzione per l’Investigazione della Criminalità Organizzata e del Terrorismo, in stretta collaborazione con le autorità italiane.
Il sequestro
Il bilancio dell’operazione è imponente: sequestro auto di venti vetture di alta gamma, tra cui Porsche, BMW e Audi, nascoste con cura per eludere qualsiasi tentativo di recupero da parte dei creditori. Il valore totale dei mezzi sequestrati resta oggetto di perizia, con stime che oscillano tra 1,7 e 17 milioni di euro, a conferma dell’enorme portata economica del raggiro. Sono quattordici le persone indagate, mentre su uno dei membri della banda pende un mandato di cattura internazionale.
Il modus operandi della banda si distingue per l’elevato grado di organizzazione e per la capacità di sfruttare le pieghe della normativa europea. Gli investigatori hanno ricostruito un sistema ormai rodato: si parte dalla creazione di identità fittizie o società fantasma, strumenti indispensabili per stipulare contratti di leasing sulla base di documentazione accuratamente falsificata. Una volta ottenuti i veicoli di lusso, questi venivano rapidamente occultati, rendendo impossibile ogni tentativo di notifica o recupero da parte delle società finanziarie.
L’operazione, che ha visto il coinvolgimento del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia e il supporto dell’ambasciata romena, è stata determinante per svelare la ramificazione transnazionale della rete. La collaborazione tra Italia e Romania ha permesso di seguire il filo delle indagini da Bucarest fino a Curno, dove è stato individuato il deposito principale delle auto. L’inchiesta, partita in Romania nel novembre 2025, si è rapidamente estesa al territorio italiano grazie a uno scambio continuo di informazioni e riscontri operativi.
Le pratiche fraudolente
Le prime analisi evidenziano come i contratti di leasing, apparentemente regolari, celassero in realtà pratiche fraudolente ai danni delle società di finanziamento. Il sequestro auto operato dalle forze dell’ordine rappresenta una misura cautelare fondamentale: i mezzi resteranno sotto custodia giudiziaria fino alla definizione del procedimento, per essere eventualmente restituiti ai legittimi proprietari o, in caso di ulteriori sviluppi, destinati ad altri usi secondo le disposizioni della magistratura.
Gli indagati sono chiamati a rispondere di reati gravi, tra cui truffa aggravata, falsificazione di documenti e possibili ipotesi di riciclaggio di denaro. Il danno economico provocato e la struttura organizzata dell’attività conferiscono al caso una rilevanza penale significativa, con implicazioni che vanno ben oltre il semplice illecito patrimoniale.
Un campanello d’allarme
Per il settore dell’automotive usato e, in particolare, per quello del frode leasing, questa vicenda rappresenta un campanello d’allarme. Gli esperti sottolineano l’urgenza di rafforzare le procedure di due diligence, adottare controlli incrociati più stringenti sui documenti e implementare sistemi avanzati di verifica dell’identità (KYC) nella fase di stipula dei contratti. Il rischio è quello di una progressiva erosione della fiducia nei canali commerciali tradizionali, con effetti a catena su assicurazioni, valutazioni residue e garanzie.
Le indagini proseguiranno nelle prossime settimane, con l’obiettivo di chiarire l’intera filiera contrattuale e i flussi finanziari utilizzati, oltre a verificare l’eventuale coinvolgimento di intermediari compiacenti. La Procura mantiene saldo il coordinamento tra gli uffici italiani e i partner romeni, determinata a smantellare completamente la struttura criminale che ha trovato in Curno uno dei suoi epicentri.