In Europa il mercato cresce del 2,4%, le PHEV crescono del 33,4%

Nel 2025 il mercato auto dell'Europa Occidentale cresce del 2,4% a 13,27 mln unità; le auto elettriche segnano +29,7% ma il settore resta sotto i livelli del 2019

In Europa il mercato cresce del 2,4%, le PHEV crescono del 33,4%
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Giorgio Colari
Pubblicato il 27 gen 2026

Il mercato automobilistico europeo mostra segnali di accelerazione, ma la strada verso una piena ripresa resta lunga e complessa. I dati più recenti parlano chiaro: nel 2025, in Europa Occidentale, sono state vendute 2.585.187 auto elettriche, registrando una crescita del 29,7% rispetto all’anno precedente. Le immatricolazioni totali hanno raggiunto quota 13.271.270, con un incremento del 2,4%. Tuttavia, il settore rimane ancora il 16% sotto i livelli del 2019, a testimonianza di una transizione in corso che alterna segnali di progresso a ostacoli strutturali.

La spinta dell’elettrificazione

La spinta verso la transizione energetica si riflette nei numeri, ma la situazione appare tutt’altro che omogenea tra i diversi Paesi. Le vendite di dicembre 2025 hanno segnato un +7,6% su base annua, confermando una tendenza positiva. Eppure, il mercato automobilistico dell’area non è ancora riuscito a colmare il divario rispetto ai volumi pre-pandemici. Spiccano differenze notevoli: la Spagna mostra una certa resilienza, con un calo dell’8,7% rispetto al 2019, mentre Francia e Italia fanno segnare riduzioni ben più marcate, rispettivamente del 26,3% e del 20,5%.

In questo scenario, la vera protagonista è senza dubbio la rivoluzione delle auto elettriche. Nel 2025, queste vetture rappresentano ormai il 19,5% delle nuove immatricolazioni, una percentuale che testimonia il cambiamento radicale in atto e che segna un incremento del 29,7% rispetto al 2024. Ancora più impressionante è la crescita delle ibride plug-in, che registrano un balzo del 33,4%. Tuttavia, la diffusione delle auto a batteria non è uniforme: il Regno Unito guida la classifica con una penetrazione del 23,4%, seguito da Francia (20%) e Germania (19,1%). Italia e Spagna, invece, restano indietro, rispettivamente con il 6,2% e l’8,8%, segnalando una transizione a velocità diverse all’interno della stessa Europa Occidentale.

Un occhio al futuro

Le ragioni di questa dinamica sono molteplici e trovano eco nelle parole degli esperti del Centro Studi Promotor. Secondo il presidente Gian Primo Quagliano, le politiche europee in materia di transizione energetica risultano più stringenti rispetto ad altre aree del mondo, finendo per frenare la ripresa e alimentare un clima di incertezza tra imprese e lavoratori. Da un lato, le aziende chiedono maggiore flessibilità normativa per tutelare la competitività e l’occupazione; dall’altro, ambientalisti e istituzioni europee ribadiscono la necessità di mantenere obiettivi ambiziosi per ridurre le emissioni e promuovere la sostenibilità.

La trasformazione in atto richiede investimenti consistenti in infrastrutture di ricarica, filiere per la produzione di batterie e programmi di riqualificazione professionale. Alcuni costruttori hanno già iniziato a riorientare risorse e strategie verso l’elettrificazione, ma il settore nel suo complesso invoca un mix equilibrato di incentivi e tempistiche realistiche. I sindacati, dal canto loro, insistono affinché le politiche industriali accompagnino il cambiamento con misure di tutela e formazione, per evitare squilibri occupazionali legati alla riduzione della componentistica tradizionale.

Guardando al futuro, il mercato automobilistico europeo si prepara a stagioni decisive. Gli analisti prevedono che la domanda sarà soggetta a forti oscillazioni, sotto la pressione di fattori macroeconomici, spinte digitali e scelte regolatorie. Le case automobilistiche, i fornitori, le istituzioni e gli investitori seguiranno con attenzione ogni sviluppo, alla ricerca di quell’equilibrio ancora sfuggente tra sostenibilità ambientale e stabilità economica. La Europa Occidentale si trova dunque al centro di una trasformazione epocale, in cui la sfida principale sarà trovare il giusto compromesso tra innovazione, competitività e tutela sociale, per costruire un futuro in cui la mobilità sia davvero sostenibile e accessibile a tutti.

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