Fiat e Marchionne: passato recente e futuro prossimo ai voti

marchionneLo spin-off annunciato da Fiat, operazione con cui le attività automotive e i restanti settori industriali verranno definitivamente separati, è stato solo l'ultimo di una serie di passi con cui Sergio Marchionne -uno degli ad più chiacchierati, discussi, prima osannati e poi criticati nella storia del Lingotto- sta cambiando la faccia all'azienda.

Dal momento dell'acquisizione di Chrysler, la casa di Torino ha compiuto passi importanti verso la ridefinizione del suo ruolo sullo scacchiere globale dell'auto e delle sue priorità industriali. Scelte giuste o sbagliate che siano, sono sempre capaci di tenere banco, in primo luogo proprio tra voi lettori. Quali mosse ha fatto nel passato recente e cosa farà Fiat nel prossimo futuro? Cosa legge l'"opinione pubblica" nelle manovre del sempre protagonista Marchionne?

Facciamo un salto indietro nel tempo per ripercorrere le ultime vicende che ha attraversato il costruttore nazionale, prendendo come punto di partenza -arbitrario, ma altamente simbolico- proprio l'acquisizione di Chrysler, raccolta nel momento di peggiore difficoltà della sua storia con un'operazione sancita dalla benedizione dello stesso Barack Obama, che salutò l'insediamento di Marchionne come nuovo CEO esprimendo grande fiducia nei mezzi del dirigente Fiat.

A breve distanza dalla storica intesa transatlantica, Fiat aveva dovuto raccogliere la delusione del buco nell'acqua in cui è risultata l'operazione-Opel: il tentativo di Marchionne di creare un gruppo quanto più possibile globale e capace di massimizzare le proprie sinergie interne, si è scontrato da un lato con la concorrenza di Magna, e dall'altro con l'opposta volontà di una parte significativa della classe dirigente, delle parti sociali e dell'opinione pubblica tedesca.

Archiviata la ritirata sul fronte tedesco, l'attenzione si è in seguito concentrata sulle fabbriche italiane, con l'esplosione -che ha coinvolto tutti i media nazionali- della vicenda di Termini Imerese: l'annuncio di Sergio Marchionne della chiusura della fabbrica siciliana, che arriverà al capolinea della sua storia con Fiat a fine 2011, ha scatenato proteste e polemiche, ma si è poi rivelata irrevocabile. E a tutt'oggi sul futuro dell'impianto pende un enorme punto interrogativo: cosa ne sarà dello stabilimento? Lo rileverà De Tomaso per produrre una piccola di prestigio da contrapporre alla Mini? Lo compreranno gli indiani di Reva per farci una piccola elettrica? O chiuderà definitivamente?

Mentre si consumavano gli ultimi scioperi per la chiusura di Termini, al Lingotto il management -sempre con Marchionne in prua a dare il ritmo- iniziava a dare gli ultimi ritocchi al piano industriale quinquennale per il nuovo soggetto Fiat-Chrysler, nato in seguito alla fusione di aprile 2009. Il gruppo ha presentato dapprima i programmi per il suo ramo americano, prendendo anche in questo caso decisioni dalla vasta portata, se non addirittura clamorose in taluni casi, per poi annunciare quanto ha in serbo per le case italiane.

Al di là della totale scomparsa dai mercati europei dei marchi Dodge e Chrysler (quest'ultimo rimarrà solo in Gran Bretagna ed Irlanda), a colpire sono state le scelte destinate a coinvolgere in maniera diretta Lancia: la gloriosa casa torinese vivrà negli anni a venire un processo di fusione pressoché totale con Chrysler, che diverrà a tutti gli effetti la sua gemella americana. Modelli identici, meccaniche condivise, gamme prodotto del tutto sovrapponibili.

Solo i mercati su cui insisteranno le due case saranno diversi: per il resto, tutto sarà messo in comune, compresa la rete di vendita dei due marchi in Europa, dove le concessionarie Chrysler saranno trasformate in showroom Lancia. Che venderanno modelli figli del matrimonio internazionale, come l'erede della Thesis, nuova grande berlina italiana con cromosomi americani e lontane ascendenze tedesche.

Proprio il progressivo spostamento del baricentro di Fiat al di fuori dell'Italia ha suscitato i maggiori timori nel nostro paese, e solo in parte il piano Fabbrica Italia con il suo nome altisonante li ha fugati: il programma industriale prevede un aumento della produzione sul suolo italiano e certamente il suo risultato più notevole è stato lo spostamento della produzione della prossima Fiat Panda dalla fabbrica polacca di Tychy a quella campana di Pomigliano d'Arco.

La vicenda dello stabilimento in provincia di Napoli però, come sapete, non è stata affatto facile: l'utilitaria, fondamentale per i suoi grandi volumi produttivi sarà assemblata lì, garantendo la salvezza dell'impianto. Ma il cammino che ha condotto Fiat alla decisione definitiva è stato quanto mai irto di ostacoli e ripensamenti e ha portato alla grave spaccatura tra i sindacati confederali di fronte agli ultimatum della casa e alla controversa vicenda del referendum in fabbrica. Che ha visto la prevalenza dei sì, ma se non è stato una vittoria di Pirro (anche e soprattutto sul piano di quella "coesione sociale" invocata da Marchionne nella sua recente lettera ai dipendenti italiani), poco c'è mancato.

Un capitolo a parte merita poi la questione Alfa Romeo, argomento che da anni tiene banco nelle accese discussioni tra gli appassionati, costantemente in attesa di un rilancio che sembra non voler mai arrivare e assumere sempre più i contorni di una clamorosa chimera. Certo è che nell'anno del centenario di un marchio con la cui gloria in troppi si riempiono la bocca, ci si aspettava davvero qualcosa in più. Al di là del lancio della nuova Giulietta e dell'omaggio di Bertone e Pininfarina, che al Salone di Ginevra di marzo hanno salutato i 100 anni del Biscione con due belle concept, la Pandion e la 2uettottanta, c'è stato proprio poco da gioire.

E i vertici non hanno affatto lesinato dichiarazioni poco o punto amichevoli nei confronti della casa: negli ultimi tempi Marchionne ha avuto parole dure per il Biscione e pure se ha talvolta "ritrattato" alcune sue affermazioni particolarmente scandalose e/o irrispettose agli occhi degli alfisti, ha mostrato un atteggiamento ondivago rispetto al marchio. La situazione oggi? Non proprio allegra, dunque. Alfa appare ridimensionata nelle sue ambizioni, alle porte di un riposizionamento verso il basso sul mercato e spesso al centro di voci che la vogliono in vendita, precisamente a Volkswagen. Diciamocelo senza peli sulla lingua: pure se smentite dall'una e dall'altra parte, proprio queste indiscrezioni hanno alimentato la speranza di tanti appassionati. Prendiamola come ci pare, ma il segnale è esplicito.

Tra l'ennesimo cambio al vertice, con la nomina di Harald Wester, già numero uno di Abarth e Maserati, e l'attesa per l'erede della 159, la finora misteriosa Giulia, non possiamo non menzionare l'ormai infinita questione del ritorno in America (Con quali prodotti? E quando? Nel 2012? Più tardi? Mai?), che ha col tempo preso la forma di un sogno irrealizzabile. In un certo senso, per quanto è tenuta in conto dagli alfisti e per quanto tempo è stata promessa e sbandierata, la vicenda riassume efficacemente la situazione di equilibrio precario in cui volge il marchio oggi.

Se c'è chi non riesce a varcare l'oceano, d'altro canto c'è anche chi si appresta a farlo in tempi brevissimi. Stiamo parlando ovviamente della 500 -che sarà prodotta nella fabbrica Chrysler di Toluca, Messico, insieme alle sue derivate cabrio e Abarth- e del nuovo motore MultiAir, che verrà realizzato a Dundee, in Michigan e ha davanti a sé una grande carriera anche nel cofano di molti modelli americani.

Come dicevamo in apertura dunque, lo spin-off, già annunciato ufficialmente alla presentazione del piano industriale a fine aprile, è solo l'ultimo di una serie di passi che stanno traghettando Fiat verso un futuro che sarà molto diverso dal passato che abbiamo conosciuto e dal presente che la casa sta vivendo. Questo è quanto è avvenuto finora. Adesso la palla passa a voi lettori: come valuta la community l'operato di Marchionne? Come si è mossa Fiat dall'operazione-Chrysler in poi? A che livello è la fiducia nei confronti del futuro del costruttore nazionale? Cosa succederà sul fronte americano? Che ne sarà di marchi gloriosi come Alfa e Lancia? Sono convincenti i modelli annunciati nel nuovo piano industriale? Le domande sono tante, i microfoni sono aperti: a voi la parola.

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