Lo Start & Stop è stato bandito dalle auto americane: volontà di Trump
La Casa Bianca revoca gli standard sulle emissioni auto e la classificazione dei gas serra. Dibattito su risparmi per i consumatori e rischi ambientali, con ricorsi legali e incertezza per l'industria
Una svolta epocale scuote il panorama automobilistico statunitense: l’amministrazione Trump ha deciso di eliminare i limiti federali alle emissioni auto, cancellando contestualmente il riconoscimento dei gas serra come minaccia per la salute pubblica. Quindi, addio anche allo Start & Stop. Il 13 febbraio 2026 segna così una data destinata a lasciare il segno, sia per le ripercussioni interne che per gli effetti globali. Al centro della scena, il capo dell’EPA Lee Zeldin e il consulente Russ Vought, che, insieme alla Casa Bianca, hanno ufficializzato la fine di oltre vent’anni di vincoli ambientali, tracciando una nuova rotta per l’industria dell’auto americana e ridefinendo il ruolo della regolamentazione nel settore dei trasporti.
La nuova dottrina: vantaggi economici e meno burocrazia
La giustificazione addotta dall’esecutivo si fonda sulla necessità di rilanciare l’economia, tagliando costi e procedure burocratiche per le case automobilistiche. L’abolizione degli obblighi di conformità e dei test di omologazione per automobili e camion elimina anche l’obbligo di adottare tecnologie come il sistema Start & Stop, pensato per ridurre consumi ed emissioni durante le fasi di arresto e ripartenza. Il messaggio è chiaro: vetture più economiche per il consumatore medio, con un impatto immediato sui prezzi di listino e sulla competitività delle aziende statunitensi.
Il ruolo dei trasporti nelle emissioni e la sfida della decarbonizzazione
Secondo i dati storici dell’EPA, trasporti ed energia sono responsabili ciascuno del 25% delle emissioni di gas serra negli Stati Uniti. Non sorprende quindi che le politiche di decarbonizzazione abbiano puntato molto proprio sull’auto, mirando a una drastica riduzione delle emissioni entro il 2030 e a una crescente diffusione dei veicoli elettrici nel parco circolante. Con la revoca degli standard, questa strategia viene messa radicalmente in discussione, sollevando interrogativi sul futuro della mobilità sostenibile e sulla reale volontà di affrontare il cambiamento climatico.
Reazioni contrapposte: industria favorevole, ambientalisti in allarme
La decisione trova sostenitori tra gli imprenditori e tra i fautori della deregolamentazione, che vedono nell’abolizione dei vincoli un’opportunità per alleggerire i costi a carico delle famiglie e rafforzare la competitività dell’industria automobilistica. Dall’altra parte, le associazioni ambientaliste e numerosi esperti lanciano l’allarme: meno restrizioni potrebbero tradursi in un aumento delle emissioni, con conseguenze gravi in termini di eventi climatici estremi, premi assicurativi più elevati e maggiori spese sanitarie pubbliche. Gli ambientalisti hanno già annunciato ricorsi, appellandosi alla normativa federale sulla qualità dell’aria, mentre molte città e Stati americani ribadiscono i propri obiettivi autonomi di transizione energetica.
Strategie delle case automobilistiche e incertezza globale
Le grandi case automobilistiche, tra cui Ford, adottano una posizione di prudenza. Negli ultimi anni hanno investito miliardi nello sviluppo di piattaforme dedicate ai veicoli elettrici, e difficilmente abbandoneranno questi progetti, anche per la crescente pressione dei mercati internazionali e delle legislazioni straniere. Tuttavia, resta da vedere se la forza dei mercati locali e la spinta globale verso la sostenibilità riusciranno a contrastare l’inversione di tendenza impressa dal governo federale, o se questa rappresenterà davvero una svolta irreversibile.
Il contesto ideologico: Project 2025 e il futuro della regolamentazione
Alla base di questa svolta c’è il programma Project 2025, che mira a semplificare la burocrazia in diversi settori strategici dell’economia americana. I sostenitori della riforma promettono crescita economica e nuovi posti di lavoro, mentre i critici denunciano un arretramento nella lotta al riscaldamento globale, proprio in un momento in cui i fenomeni climatici estremi sono sempre più frequenti e dannosi.
Costi immediati e rischi a lungo termine
Se da un lato la riduzione dei prezzi delle auto potrebbe concretizzarsi rapidamente, i rischi e i costi occulti – legati a danni climatici, emergenze sanitarie e interventi infrastrutturali – potrebbero rivelarsi enormi nel lungo periodo. Il 2026 si configura quindi come un crocevia: da una parte la deregolamentazione federale, dall’altra le pressioni dei mercati globali e degli Stati più progressisti. Nei prossimi mesi, le scelte delle case automobilistiche, l’esito dei ricorsi legali e le strategie delle amministrazioni locali saranno decisive per capire se la cancellazione degli standard rappresenterà una vera rottura con il passato o se, invece, forze contrapposte riusciranno a limitare la portata di questa marcia indietro.