Vacanze in auto all’estero, attenzione ai gesti al volante: un lampeggio può voler dire cose molto diverse
Dagli abbaglianti al clacson, passando per le quattro frecce: in Europa il “linguaggio della strada” cambia da Paese a Paese. E per quasi 8 automobilisti su 10 non conoscere le abitudini locali può creare situazioni rischiose.
Prima di partire per le vacanze in automobile, quasi tutti controllano i documenti, verificano i pedaggi, studiano i limiti di velocità e cercano informazioni sulle vignette autostradali. C’è però un dettaglio che spesso finisce in secondo piano: il modo in cui gli automobilisti comunicano tra loro sulla strada.
Un lampeggio dei fari, un colpo di clacson, le quattro frecce o persino un semplice gesto con la mano possono avere significati differenti a seconda del Paese in cui ci si trova. E quello che in Italia viene interpretato come un segnale di cortesia, altrove può assumere un significato completamente diverso.
A confermarlo è una ricerca realizzata da carVertical, secondo cui il 47% degli automobilisti considera la scarsa conoscenza delle abitudini di guida locali un possibile fattore di rischio, mentre un ulteriore 33% ritiene che possa provocare situazioni pericolose almeno occasionalmente. Soltanto il 10,9% non vede particolari rischi, mentre l’8,5% non ha saputo esprimere un’opinione.
Insomma, quando si attraversa il confine non basta conoscere il Codice della Strada: bisogna imparare anche, almeno in parte, il “dialetto” automobilistico del Paese che si sta visitando.
Abbaglianti, attenzione a quello che vogliono dire
Uno degli esempi più evidenti riguarda i lampeggi dei fari. In Romania, gli abbaglianti possono diventare una vera forma di comunicazione tra automobilisti. Servono per segnalare un pericolo, chiedere strada o invitare un altro conducente a spostarsi, ma possono anche essere utilizzati per salutare un conoscente incontrato lungo il percorso. In alcuni casi rappresentano persino un modo per manifestare apprezzamento davanti a un’auto particolarmente rara.
Un lampeggio prolungato e insistente può invece assumere un significato decisamente meno amichevole, soprattutto quando viene rivolto a chi ha appena effettuato una manovra considerata scorretta. Nel Regno Unito la situazione è quasi opposta: il lampeggio degli abbaglianti è associato soprattutto a un gesto di cortesia o collaborazione. E poi c’è la Finlandia, dove il significato può dipendere addirittura dalla zona in cui ci si trova. In Lapponia, un’auto che lampeggia provenendo dalla direzione opposta può infatti voler dire una cosa molto concreta: attenzione, ci sono renne sulla strada.
Il clacson non significa sempre “spostati”
Anche il clacson racconta molto delle differenze culturali tra gli automobilisti europei. Il suo utilizzo più intuitivo rimane quello legato alla sicurezza: avvertire di un pericolo, richiamare l’attenzione di un conducente o segnalare una situazione potenzialmente rischiosa. Ma in diversi Paesi il suo significato è molto più ampio.
Nelle aree rurali di Croazia, Romania e Francia, un breve colpo di clacson può essere semplicemente un saluto tra conoscenti. In Spagna può servire per richiamare l’attenzione di amici o familiari incontrati per strada. In Francia e Portogallo, inoltre, non è insolito utilizzare il clacson per annunciare il proprio arrivo davanti alla casa di qualcuno, quasi come alternativa al campanello.
E anche l’Italia presenta differenze interne. Se in molte zone del Nord suonare il clacson viene percepito come un comportamento poco educato, in diverse aree del Sud il suo utilizzo è decisamente più frequente e può diventare uno strumento quotidiano di comunicazione.
Quattro frecce e una mano alzata: i segnali quasi universali
Non tutto, però, cambia attraversando le frontiere. Le quattro frecce, per esempio, vengono utilizzate in diversi Paesi dell’Europa centrale e orientale anche per ringraziare un altro automobilista. È una consuetudine diffusa, tra gli altri, in Lituania, Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Romania e Croazia.
Anche il gesto della mano è facilmente riconoscibile in gran parte d’Europa: una mano sollevata può rappresentare un ringraziamento dopo aver ricevuto la precedenza o aver trovato collaborazione da parte di un altro conducente. Ma anche qui bisogna fare attenzione al contesto. In Germania, per esempio, rivolgere il dito medio a un altro automobilista non è soltanto un gesto maleducato: può avere conseguenze legali e, se segnalato alle autorità, può portare a una sanzione.
Paese che vai, usanza che trovi
Tra le consuetudini più curiose c’è quella dei camionisti in Belgio. Dopo essere stati sorpassati, alcuni conducenti professionali possono ringraziare utilizzando rapidamente gli indicatori di direzione: prima quello sinistro e subito dopo quello destro. Un piccolo codice di cortesia che difficilmente un automobilista italiano riconoscerebbe al primo colpo. E il clacson torna protagonista anche in un’altra situazione molto particolare: i cortei nuziali. In Repubblica Ceca, Slovacchia, Serbia, Ungheria, Polonia, Romania, Lituania e Lettonia, una colonna di auto decorate che attraversa le strade suonando ripetutamente non viene necessariamente interpretata come una manifestazione di aggressività o impazienza. Al contrario, è una tradizione legata ai festeggiamenti. In Serbia, però, c’è una curiosa controindicazione: infilarsi accidentalmente in un corteo nuziale è considerato di cattivo auspicio.
In Italia, Spagna, Portogallo e Romania il clacson può invece trasformarsi in una sorta di coro collettivo quando si festeggiano vittorie sportive o particolari eventi pubblici. C’è poi un comportamento molto diffuso tra gli automobilisti europei che può avere conseguenze diverse a seconda della legislazione nazionale: segnalare agli altri la presenza di una pattuglia, di un autovelox o di un controllo attraverso gli abbaglianti.
Come spiega Matas Buzelis, esperto automotive di carVertical, il lampeggio è uno dei sistemi “silenziosi” più utilizzati in Europa per avvertire chi arriva della presenza di controlli o ostacoli. In Italia, tuttavia, segnalare la presenza delle forze dell’ordine è vietato dalla legge. È quindi un esempio perfetto di come una consuetudine apparentemente innocua possa trasformarsi in un problema quando si viaggia senza conoscere le norme del Paese in cui ci si trova.
All’estero cambiano anche le abitudini sulla velocità
Le differenze non riguardano soltanto i segnali tra automobilisti. Secondo carVertical, circa il 60% degli intervistati afferma di conoscere le regole non scritte della guida nel proprio Paese, ma quando si sposta all’estero circa due automobilisti su tre si imbattono almeno occasionalmente in comportamenti che non conoscono.
In alcuni Paesi, tra cui Belgio, Repubblica Ceca, Slovacchia, Lituania e Lettonia, la percezione di controlli meno severi o di sanzioni relativamente contenute può aver favorito la diffusione di una certa tolleranza informale verso il superamento dei limiti. Nei Paesi scandinavi il quadro è invece molto diverso: anche un superamento limitato della velocità può tradursi in una sanzione pesante, che in alcuni casi può arrivare direttamente a casa del conducente una volta rientrato nel proprio Paese.
Superstizioni e tradizioni
La cultura automobilistica europea non finisce con clacson, fari e indicatori di direzione. Ci sono anche superstizioni e rituali che continuano a sopravvivere. In Italia, Repubblica Ceca e Croazia, per esempio, il passaggio di un gatto nero davanti all’auto è ancora associato da alcuni alla sfortuna. In Romania, Serbia e Portogallo non è invece raro trovare in automobile rosari, croci o icone religiose considerate simboli di protezione.
In Lituania, una foglia d’acero applicata sull’auto può indicare la presenza di un neopatentato, invitando gli altri conducenti a prestare maggiore attenzione e pazienza. Nel Regno Unito c’è invece chi arriva al punto di dare un vero e proprio nome alla propria automobile. E poi c’è il celebre “gioco dell’auto gialla”, ancora diffuso in Repubblica Ceca e Slovacchia, mentre in Spagna e nel Regno Unito sopravvive la superstizione secondo cui bisogna trattenere il respiro passando davanti a un cimitero o attraversando una galleria. In Italia, infine, c’è ancora chi preferisce evitare di iniziare un viaggio di martedì o venerdì.
Per chi si prepara a un viaggio estivo attraverso l’Europa, conoscere queste usanze può sembrare un dettaglio marginale. In realtà, può contribuire a evitare incomprensioni e comportamenti interpretati in maniera sbagliata. Il consiglio, quindi, è semplice: prima di attraversare una frontiera in automobile, oltre a controllare documenti, assicurazione, pedaggi e limiti di velocità, vale la pena dare un’occhiata anche alle regole non scritte del traffico locale.