Traffico illegale di carburanti dall’Est Europa: gli autisti guadagnano 5mila euro a viaggio

Il traffico illecito di carburanti dall’Est Europa muove centinaia di milioni di euro. La Guardia di Finanza svela rotte, sequestri e compensi degli autisti

Traffico illegale di carburanti dall’Est Europa: gli autisti guadagnano 5mila euro a viaggio
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Giulia Darante
Pubblicato il 27 ago 2026

Dietro un pieno venduto a prezzi particolarmente convenienti può nascondersi un mercato illegale dalle dimensioni enormi. Il traffico di carburanti provenienti soprattutto dall’Est Europa continua a rappresentare un fenomeno radicato in Italia, alimentato da organizzazioni transnazionali capaci di generare giri d’affari nell’ordine delle centinaia di milioni di euro.

A descriverne dimensioni e funzionamento è il generale Stefano Commentucci, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Trieste, intervistato dalla Tgr Friuli Venezia Giulia. Uno dei dati più impressionanti riguarda proprio chi materialmente trasporta il prodotto: in alcuni casi un autista può arrivare a guadagnare 5.000 euro per un singolo carico.

Il Friuli Venezia Giulia assume un ruolo strategico perché rappresenta una delle principali porte d’ingresso nel territorio nazionale per i traffici provenienti dall’Europa orientale.

Una rete che attraversa l’Italia

Non si tratta di episodi isolati, ma di strutture organizzate che operano su scala internazionale. Secondo quanto spiegato dalla Guardia di Finanza, all’interno di questi sodalizi agiscono soggetti di diverse nazionalità impegnati nell’introduzione illegale in Italia di carburanti provenienti dall’estero.

Una volta attraversato il confine, il prodotto non rimane necessariamente nelle regioni settentrionali. La rotta può proseguire verso Centro e Sud Italia, trasformando il confine del Friuli Venezia Giulia nel primo passaggio di una rete molto più estesa.

Il fenomeno, inoltre, non è recente. La sua origine viene ricondotta anche alle differenze nel trattamento fiscale dei carburanti tra i diversi Paesi europei. Acquistare gasolio dove costa meno può essere perfettamente legittimo, ma il quadro cambia quando entrano in gioco meccanismi finalizzati a sottrarre il prodotto alla corretta imposizione fiscale.

Perché il carburante illegale costa meno

Alla base del sistema c’è una componente economica evidente. L’aumento della spesa per il carburante può rendere più appetibili prodotti proposti a valori inferiori rispetto a quelli del mercato regolare.

La convenienza apparente per l’acquirente alimenta però un circuito che, secondo quanto emerge dalle dichiarazioni della Guardia di Finanza, può comportare conseguenze che vanno oltre il semplice mancato pagamento delle accise.

Una fase ulteriore riguarda i cosiddetti “designed fuels”, prodotti che vengono realizzati in modo da aumentare ulteriormente la remuneratività delle operazioni. È proprio l’evoluzione dei sistemi utilizzati dalle organizzazioni a rendere il contrasto al fenomeno particolarmente complesso.

Ottanta persone denunciate

I numeri relativi alle operazioni condotte in Friuli Venezia Giulia aiutano a comprendere la portata dell’attività investigativa. Nell’ultimo anno, secondo i dati forniti dal generale Commentucci, sono state denunciate 80 persone.

Le autorità hanno inoltre sequestrato circa 40 tra autoveicoli e rimorchi e quantitativi di carburante corrispondenti a circa 150 mila chili di accise, secondo quanto riportato dalla fonte. Ma è soprattutto il valore economico complessivo del fenomeno a impressionare. Le organizzazioni coinvolte possono gestire centinaia di milioni di euro di volume d’affari, ottenendo profitti nell’ordine delle decine di milioni.

Fino a 5.000 euro per un carico

La remunerazione prevista per gli autisti offre un’ulteriore indicazione sui margini disponibili. Una figura che potrebbe sembrare marginale all’interno dell’organizzazione può ricevere, nei casi citati dalla Guardia di Finanza, fino a 5.000 euro per consegna.

Dietro il carburante commercializzato illegalmente si nasconde quindi una filiera articolata, capace di muovere enormi quantità di denaro e di attraversare buona parte del Paese. Il danno non riguarda soltanto l’Erario: a subirne le conseguenze sono anche i distributori che operano rispettando le regole e che devono confrontarsi con una concorrenza basata su prezzi ottenuti attraverso circuiti illegali.

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