Tesla, finisce lo sciopero in Svezia: l’azienda liquida tutti i lavoratori coinvolti

Dopo quasi tre anni termina lo sciopero contro Tesla in Svezia. L’azienda ha liquidato i dipendenti coinvolti, ma il contratto collettivo non arriva

Tesla, finisce lo sciopero in Svezia: l’azienda liquida tutti i lavoratori coinvolti
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Renato Terlisi
Pubblicato il 14 ago 2026

Dopo quasi tre anni si chiude uno degli scontri sindacali più duri affrontati da Tesla in Europa. Lo sciopero in Svezia, iniziato nel 2023, terminerà ufficialmente il 19 agosto 2026. Ma non perché sia stato raggiunto l’accordo richiesto dal sindacato.

La ragione è decisamente più particolare: Tesla ha raggiunto accordi per l’uscita dall’azienda di tutti i lavoratori ancora coinvolti nello sciopero. Venendo meno i dipendenti in protesta, viene meno anche lo sciopero. A comunicarlo è stato IF Metall, il sindacato che aveva avviato la vertenza per ottenere un contratto collettivo per i lavoratori della società di Elon Musk in Svezia. Non sono stati resi noti né il numero delle persone interessate dagli accordi né gli importi riconosciuti per la loro uscita.

Tesla chiude lo sciopero senza firmare il contratto collettivo

È proprio questo l’aspetto che rende particolare la conclusione della vicenda. La protesta finisce, ma il nodo che l’aveva fatta iniziare non è stato risolto. IF Metall aveva avviato lo sciopero nel 2023 dopo il mancato accordo con Tesla sulla contrattazione collettiva. Alla protesta dei dipendenti si erano successivamente aggiunte diverse azioni di solidarietà e altre iniziative sindacali.

Con il passare del tempo alcuni lavoratori erano tornati al proprio posto, ma formalmente lo sciopero non era mai stato interrotto. Il 13 agosto era prevista una nuova fase della mobilitazione. Lo scenario è però cambiato quando Tesla ha raggiunto accordi di uscita con i dipendenti ancora coinvolti. La conseguenza è quasi paradossale: senza lavoratori in sciopero, la protesta non può proseguire.

Veli-Pekka Säikkälä, segretario contrattuale di LO, ha riconosciuto che la mancata firma del contratto collettivo rappresenta una sconfitta rispetto all’obiettivo iniziale. Allo stesso tempo, ha difeso la decisione del movimento sindacale di portare avanti una vertenza durata diversi anni.

Il sindacato accusa Tesla

Molto più duro il giudizio di IF Metall sulle modalità con cui si è arrivati alla conclusione della vicenda. Secondo il segretario contrattuale Simon Petersson, quanto accaduto dimostrerebbe fino a che punto Tesla sia contraria alla firma di un contratto collettivo. Il sindacato sostiene infatti che l’azienda abbia preferito raggiungere accordi economici con i lavoratori iscritti anziché accettare le richieste avanzate durante la vertenza.

IF Metall ha inoltre criticato duramente il comportamento tenuto dall’azienda durante lo sciopero, accusandola di aver fatto ricorso a pratiche considerate estranee alla tradizione delle relazioni industriali svedesi. Il sindacato non ha però comunicato quanti dipendenti abbiano lasciato Tesla attraverso questi accordi e neppure le somme riconosciute. Due informazioni che sarebbero importanti per comprendere la reale portata economica dell’operazione.

Perché lo sciopero Tesla era iniziato nel 2023

La vertenza nasce da una caratteristica fondamentale del mercato del lavoro svedese. In Svezia i contratti collettivi hanno un peso particolarmente importante nella definizione delle condizioni di lavoro. IF Metall chiedeva quindi a Tesla di sottoscrivere un accordo collettivo per i propri dipendenti. La Casa americana ha però mantenuto una posizione differente, dando origine a una controversia che ha rapidamente superato i confini delle officine direttamente interessate.

Nel corso degli anni alla protesta si sono infatti aggiunte azioni di solidarietà e altre forme di pressione sindacale. Tesla, tuttavia, non ha cambiato posizione. Ed è proprio questo il punto centrale della conclusione della vicenda: dopo quasi tre anni, lo sciopero termina senza che l’azienda abbia sottoscritto il contratto collettivo richiesto.

I dipendenti hanno già le tutele previste dalla legge

La società ha accolto positivamente la fine della protesta e ha fornito una lettura molto diversa rispetto a quella del sindacato. Tesla sostiene che l’adesione a un’organizzazione sindacale sia volontaria e ritiene che il proprio modello rispetti gli elementi fondamentali del sistema svedese. L’azienda sottolinea inoltre che i propri contratti di lavoro comprendono le normali condizioni previste da leggi e regolamenti nazionali, citando aspetti come pensione professionale, orari di lavoro e sicurezza.

Le due parti rimangono quindi distanti anche dopo la conclusione dello sciopero. Per Tesla il 19 agosto segnerà la fine di una lunga vertenza che aveva accompagnato le sue attività in Svezia dal 2023. Per IF Metall, invece, rimane aperta una questione più ampia: lo sciopero è terminato, ma il contratto collettivo che aveva dato origine alla battaglia sindacale non è mai arrivato.

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