Ritorna un'auto che non ti aspetti, un mito negli anni '60 e '70
JIA annuncia la nuova Jensen Grand Tourer ispirata all'Interceptor: debutto 2026, telaio in alluminio, motore V8 su misura e produzione limitata costruita a mano nel Regno Unito
Nel cuore della moderna industria automobilistica, dove l’innovazione elettrica sembra ormai tracciare la rotta del futuro, c’è chi decide di remare controcorrente, puntando tutto sulla tradizione e sull’esclusività. È il caso di JIA, una realtà emergente con sede a Banbury, che ha scelto di rilanciare la leggendaria Grand Tourer britannica reinterpretando la mitica Interceptor degli anni Sessanta e Settanta. Un progetto audace che punta a risvegliare il fascino senza tempo delle vetture sportive di lusso, in un’epoca dominata dalla transizione verso l’elettrico e da normative ambientali sempre più stringenti.
Debutto quest’anno
Il nuovo modello, atteso per il 2026, promette di incarnare la rinascita dell’artigianato automobilistico inglese. Non si tratta di un semplice restomod, ma del primo sviluppo completamente originale della casa dopo anni di successi nel restauro di icone storiche. La vettura sarà costruita a mano nel Regno Unito, destinata a una produzione estremamente limitata e riservata a una clientela selezionata di collezionisti e veri appassionati di guida analogica. L’obiettivo dichiarato di JIA è chiaro: riportare in auge quei valori di eleganza, cura artigianale e piacere di guida che hanno reso celebri le sportive britanniche, sfidando le convenzioni dell’attuale mercato auto.
A distinguere questa nuova Grand Tourer sarà un’attenzione maniacale ai dettagli tecnici e stilistici. Il cuore pulsante della vettura sarà un motore V8 progettato su misura, capace di regalare emozioni autentiche grazie a una risposta immediata e a un sound inconfondibile. Il tutto sarà abbinato a un moderno telaio in alluminio leggero, pensato per ottimizzare la dinamica di guida senza sacrificare comfort e sicurezza. Questo connubio tra tradizione meccanica e materiali innovativi mira a offrire un’esperienza di guida intensa, priva dei filtri imposti dall’elettronica e dalla digitalizzazione che caratterizzano le vetture di ultima generazione.
Tante sfide, a partire dal motore
Il percorso intrapreso da JIA non è però privo di sfide. Scegliere un motore V8 a combustione interna in un periodo storico in cui le case automobilistiche sono sempre più orientate verso l’elettrificazione rappresenta una scommessa rischiosa. Il progetto dovrà necessariamente confrontarsi con le stringenti normative Euro sulle emissioni e con gli standard ambientali che entreranno in vigore al momento del lancio. Gli analisti sottolineano come il successo di questa iniziativa dipenderà da diversi fattori chiave: il posizionamento di prezzo, la capacità di mantenere alta la qualità nella produzione costruita a mano e, soprattutto, la reazione di un mercato sempre più sensibile ai temi della sostenibilità.
Non è un mistero che altre iniziative analoghe abbiano faticato a trovare spazio quando hanno scelto di ignorare soluzioni ibride o elettrificate. Tuttavia, la nuova Interceptor vuole distinguersi proprio per il suo approccio radicale, recuperando lo spirito originario della Jensen Interceptor prodotta tra il 1966 e il 1976. L’intento è quello di creare un equilibrio raffinato tra nostalgia e innovazione, elevando i livelli di comfort, sicurezza e maneggevolezza senza intaccare il carattere deciso e coinvolgente del modello storico. Un’operazione che punta a far rivivere quella sensazione di connessione diretta con la strada, tanto cara agli estimatori della guida analogica.
Ancora molti dettagli da scoprire
Per ora, molti dettagli restano avvolti nel riserbo: JIA ha annunciato che entro la fine dell’anno saranno resi noti il prezzo definitivo, il numero preciso di esemplari e le specifiche tecniche complete. Nel frattempo, l’annuncio ha già acceso i riflettori sulla vitalità delle piccole realtà artigianali del Regno Unito, capaci di proporre automobili di carattere e dal forte valore identitario, anche in un contesto di profonda trasformazione come quello attuale.
La rinascita della Grand Tourer secondo JIA rappresenta una sfida culturale oltre che tecnica: dimostrare che c’è ancora spazio per la passione, la tradizione e l’artigianalità in un mondo che corre verso l’omologazione elettrica. Se il mercato risponderà positivamente, questa nuova Interceptor potrebbe diventare il simbolo di una nicchia resiliente, capace di valorizzare il passato senza rinunciare alle esigenze del presente. Un progetto che, a prescindere dal risultato commerciale, conferma il ruolo pionieristico e visionario delle piccole officine britanniche, sempre pronte a reinventarsi e a sorprendere con creazioni fuori dagli schemi.