Radford 62/2: ecco la supercoupé su base Lotus Evora

Solamente 62 esemplari programmati per il modello che inaugura il nuovo corso della factory inglese in voga negli anni 60: si ispira alla bella quanto poco fortunata (in gara) Lotus Type 62 del 1969, e verrà allestita in tre configurazioni.

È una Lotus, ma nello stesso tempo non lo è. O meglio: vi si ispira, e nel farlo attinge all’immagine originaria di uno dei modelli di Hethel meno fortunati come carriera sportiva, ovvero quella Lotus Type 62 sviluppata nel 1969, a sua volta come evoluzione-racing di Lotus Type 47, che gli appassionati ben conoscono per essere stata a suo tempo la variante da gara di Lotus Europa, prima coupé del marchio fondato da Colin Chapman a portare in dote il motore centrale. Per questo, il Costruttore ha scelto di mantenere la denominazione di modello (appunto: 62), aggiungendovi un “2”, e nello sviluppo della vettura si è avvalso della collaborazione con la stessa Lotus, alla ricerca di un mezzo per accompagnare in maniera “soft” il proprio evolversi verso il futuro, che sarà contrassegnato dal passaggio di testimone fra Elise, Exige ed Evora e la novità Emira. Più avanti sarà la volta della elettrica Evija.

“Dove eravamo rimasti?”

Ecco, in estrema sintesi, la “carta d’identità” di Radford 62/2, modello che contraddistingue la rinascita della omonima factory di oltremanica, fondata da Harold Radford nell’elegante cornice di South Kensington e celebre negli anni 60 per le proprie creazioni artigianali su base Bentley, Rolls-Royce, Aston Martin e Mini Cooper, che all’epoca vennero scelte da alcuni dei nomi in voga nel jet-set della Swinging London. Radford, tornata in auge nel 2021, “fa la spola” fra la Greater London e la California, ed è pronta a dire la sua nel raffinato mondo delle supercar dall’immagine volutamente neo-rétro che nel mondo conta su un grande numero di estimatori.

Anche Jenson Button fra i “grandi nomi” del rilancio Radford

Fra i protagonisti del “new deal” di Radford ci sono Jenson Button (campione del mondo F1 nel 2009 nello “one-shot” della Brawn GP che, appunto, corse solamente in una stagione e conquistò sia il titolo Piloti che quello Costruttori), Ant Anstead (il “volto” che nelle nuove serie di “Affari a Quattro Ruote” ha sostituito il leggendario Edd China), e del car designer Mark Stubbs. Un discorso che sa forse più di una mera “operazione-nostalgia” (in effetti, se si eccettuano forse pochissime eccezioni, il nome “Radford” non dice molto fra i “Millennials”, mentre gli enthusiast con più di un capello bianco se ne ricordano senz’altro, quantomeno per il ruolo di “partner” fra i personaggi più in voga nella Londra dei “Sixties”: su tutti, i Beatles, che arrivarono a possedere ben quattro esemplari di Mini Cooper “riveduti e corretti” da Radford). Si tratta di un vero e proprio ingresso fra i Costruttori, sebbene su un piano artigianale ed in serie limitata.

La coupé che ballò una sola estate

Il modello di esordio, Radford 62/2, di recentissima presentazione californiana, verrà prodotta in 62 esemplari (il prezzo di vendita sarà reso noto più avanti) come concretizzazione di una partnership con Lotus. “Base di origine”, si accennava in apertura, è la effimera Lotus Type 62, progettata nel 1969 in vista di una presenza ufficiale della factory di Hethel nel Campionato mondiale Sport prototipi. La vettura originaria, equipaggiata con un motore dal basamento derivato da un’unità motrice Vauxhall, non fu mai un simbolo di affidabilità, tanto che Colin Chapman decise, dopo due esemplari prodotti ed una breve carriera sportiva dai risultati piuttosto mediocri per un marchio come Lotus che a cavallo fra gli anni 60 e gli anni 70 dettava legge fra le vetture “a ruote scoperte”, di non procedere oltre e stoppò il programma sportivo.

Da allora, e per il susseguente mezzo secolo, Lotus 62 rimase al rango di “bella che non balla più”: una magnifica creatura che non riuscì ad esprimere un potenziale all’altezza dei propri competitor in pista. Restò, nell’immaginario degli appassionati, il ricordo di un corpo vettura compatto, ben proporzionato, aggraziato e dall’elevata aerodinamica (aspetto che Colin Chapman tenne sempre in grandissima considerazione).

Evoluzione attuale di ciò che fu per breve tempo

Ed ecco emergere dalle nebbie del tempo quella che a buon diritto può essere considerata una Lotus classica e moderna insieme. Radford 62/2, sotto i riflettori dell’opinione pubblica in questo scorcio di mezza estate 2021, si presenta con un “vestito” coupé, basato – per forme ed architettura – su Lotus Evora, e contestualmente allestita “ad immagine e somiglianza” delle piccole Sport prototipo di fine anni 60. Non è né un ennesimo esempio di “restomod” che oggi va tanto di moda, né un progetto “Continuation”: è una evoluzione in chiave attuale di ciò che fu per un breve periodo di tempo.

Ecco i primi dettagli tecnici

Il “capitolato” di Radford 62/2 la dice lunga sulle caratteristiche del progetto: la motorizzazione rimane quella consueta, ovvero il 3.5 V6 di Lotus Evora, mentre i pannelli carrozzeria sono in fibra di carbonio e gli elementi del telaio si avvalgono del sempre affidabile alluminio, gli pneumatici sono Michelin Pilot Sport Cup 2, i gruppi ottici sono Full Led e, all’interno, fanno bella mostra di se i display strumentazione ed infotainment e un data-logger. Di assoluto interesse, in termini di “aride cifre tecniche”, il peso, annunciato nell’ordine di un migliaio di kg, come dire circa quattro quintali in meno rispetto ad Evora: e questo è un aspetto che avrebbe fatto sicuramente piacere a Colin Chapman, fautore del risparmio di kg sempre e comunque.

“Base”, Gold Leaf, JPS: quale scegliere?

Le versioni programmate di Radford 62/2 sono tre:

  • Classic, ovvero la declinazione “base”, che eroga 430 CV e viene provvista del cambio manuale a sei rapporti (o, in alternativa, doppia frizione a sette rapporti);
  • Gold Leaf, riconoscibile per la livrea nel bianco-rosso-oro che furono i colori Lotus fra il 1968 ed il 1971, dotata di nuovi pistoni e nuovi assi a camme, per una potenza che aumenta a 500 CV, e trasmissione a cambio automatico doppia frizione e differenziale autobloccante;
  • JPS, dall’inconfondibile colore nero-oro che fece la fortuna del marchio di Hethel nell’immaginario collettivo, che sarà dotata in più di sovralimentazione ed impianto frenante, medesimo sistema di trasmissione della versione Gold Leaf e ben 608 CV dietro le spalle del pilota e dell’eventuale passeggero.

Prime consegne nel 2022

Non resta che scoprire quanto costerà ognuno dei 62 esemplari di Radford 62/2 in programma: sicuramente non poco (e, come sempre avviene fra le vetture a tiratura limitata, suscettibile di aumentare… “a piacere” tenuto conto delle ampie possibilità di personalizzazione permesse dalle tecniche di produzione artigianali), in ogni caso l’attesa dovrebbe essere piuttosto breve, visto che le prime consegne sono previste già nel 2022.

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