Porsche ci ripensa, ci sarà un nuovo SUV compatto a benzina
Porsche corregge il tiro dopo il flop della Macan EV: entro il 2028 arriverà un SUV compatto sotto la Cayenne con motori benzina e ibridi su piattaforma PPC
Una svolta significativa si profila all’orizzonte per il mondo dell’auto di lusso: Porsche ha scelto di rivedere la propria strategia sull’elettrificazione, riaprendo le porte ai motori termici e alle soluzioni ibride. La decisione, resa pubblica il 18 aprile 2025, rappresenta una presa di coscienza che non solo coinvolge la casa di Zuffenhausen, ma riflette anche una tensione più ampia che attraversa l’intero settore automobilistico, alle prese con le sfide della transizione energetica, della sostenibilità e della domanda globale.
Ammissione di colpa
Tutto parte da un’ammissione forte: quella di Oliver Blume, ex amministratore delegato, che ha definito “un errore strategico” la scelta di rendere la Macan EV un modello esclusivamente elettrico. Questo ripensamento ha aperto la strada a una revisione profonda dei piani industriali, che si concretizzerà nello sviluppo di un nuovo SUV compatto con motorizzazioni benzina e ibride, previsto per il debutto entro il 2028. Non solo: anche le iconiche sportive 718 Boxster e Cayman torneranno a offrire motorizzazioni convenzionali, affiancate dalla variante elettrica, per intercettare una clientela sempre più diversificata nelle proprie esigenze.
Il cambio di rotta non nasce dal nulla, ma affonda le radici in dati concreti e in un’analisi realistica del mercato. I risultati commerciali della Macan EV si sono rivelati al di sotto delle aspettative, complice una domanda in calo nei mercati chiave come Cina e Stati Uniti e una politica di prezzi giudicata troppo elevata rispetto alla concorrenza. In questo scenario, la scelta di puntare su una piattaforma come la Premium Platform Combustion (PPC) del gruppo Volkswagen per il nuovo SUV compatto appare una soluzione pragmatica, in grado di contenere i costi, accelerare la produzione e, al contempo, preservare l’identità di Porsche.
Non è un vero passo indietro
Tuttavia, come ha precisato Oliver Blume, questa revisione strategica non va interpretata come un passo indietro sull’elettrificazione, bensì come un adattamento intelligente alle dinamiche reali del mercato globale. Le esigenze dei clienti, infatti, restano estremamente frammentate: c’è chi chiede soluzioni sempre più sostenibili e chi, invece, non vuole rinunciare all’autonomia di viaggio o a un rapporto prezzo-prestazioni più competitivo. In questo senso, la mossa di Porsche è la risposta a una pressione crescente che arriva sia dalle normative ambientali, sempre più stringenti in Europa, sia dalla necessità di mantenere un equilibrio economico e commerciale.
Le reazioni non si sono fatte attendere e, come prevedibile, risultano fortemente polarizzate. Da un lato, investitori e analisti finanziari hanno accolto con favore la capacità del marchio di adattarsi rapidamente alle mutate condizioni del mercato, vedendo nella nuova strategia una possibile stabilizzazione dei volumi di vendita e una maggiore sostenibilità dei margini. Dall’altro, i sostenitori della transizione energetica temono che questa scelta possa rappresentare un ridimensionamento delle ambizioni green, proprio in un momento in cui l’Unione Europea spinge con decisione verso l’azzeramento delle emissioni nel settore dei trasporti.
Nonostante le divergenze, è indubbio che la strada tracciata da Porsche potrebbe fare scuola tra i costruttori di auto di lusso, molti dei quali si trovano a dover bilanciare aspirazioni ambientali e sostenibilità commerciale. La chiave di volta sarà la capacità di mantenere alta l’innovazione, senza snaturare l’identità del brand e continuando a offrire soluzioni che rispondano alle richieste di una clientela sempre più esigente e variegata.