La Dodge Hornet esce di scena, che succederà a Pomigliano?
Stellantis ha cessato la produzione della Dodge Hornet a Pomigliano dopo volumi molto bassi e sospensioni per tariffe. Lo stabilimento si concentra su Panda e Tonale. Il nuovo piano di Antonio Filosa atteso a metà 2026 definirà i prossimi step, con possibili modelli su piattaforma STLA Small
Un crollo verticale nelle immatricolazioni, con appena 1.360 unità vendute nei primi sei mesi dell’anno e una flessione del 90% rispetto al semestre precedente, segna la fine della Dodge Hornet nello storico impianto di Pomigliano. Una decisione che non sorprende chi segue da vicino le dinamiche di Stellantis, gruppo automobilistico impegnato in una profonda riorganizzazione delle sue strategie industriali e di produzione, in risposta alle nuove sfide del mercato globale e alle ripercussioni delle tariffe americane imposte durante l’era Trump.
Resta solo la Tonale
La chiusura della linea produttiva della Hornet a Pomigliano rappresenta un passaggio emblematico: non solo per il drastico calo dei volumi, ma anche per le numerose critiche rivolte fin dal debutto a questo modello, troppo simile all’Alfa Romeo Tonale per conquistare una sua identità distinta all’interno del portafoglio marchi. Il confronto diretto tra i due SUV ha alimentato il dibattito tra addetti ai lavori e appassionati, mettendo in discussione la reale necessità di mantenere in vita due prodotti così affini, a scapito della chiarezza di posizionamento dei brand.
Le conseguenze delle politiche tariffarie statunitensi hanno già messo a dura prova la sostenibilità dell’export verso il Nord America, costringendo il gruppo a rivedere più volte i piani di produzione. Blocchi e rallentamenti della catena di montaggio hanno reso evidente la fragilità di un modello che, in assenza di numeri consistenti, ha finito per pesare sull’efficienza complessiva dello stabilimento. Da qui la scelta di interrompere la Hornet, in linea con una più ampia strategia di razionalizzazione e focalizzazione su vetture dal maggiore potenziale commerciale.
La Pandina al centro della strategia
Il futuro di Pomigliano, tuttavia, non si ferma. Il sito produttivo campano è destinato a rinnovarsi, puntando ora su due pilastri: la nuova Fiat Pandina e la già citata Alfa Romeo Tonale. Secondo fonti sindacali, l’impatto occupazionale della dismissione Hornet dovrebbe restare limitato, dato il basso numero di unità prodotte negli ultimi mesi. Tuttavia, permane una certa preoccupazione circa la piena valorizzazione delle capacità produttive del sito e il mantenimento dei livelli occupazionali, soprattutto in vista delle sfide che il mercato pone al settore automobilistico italiano.
Il destino della Dodge Hornet resta avvolto nell’incertezza. Se da un lato non sono arrivate conferme ufficiali su un eventuale trasferimento della produzione negli stabilimenti statunitensi, dall’altro prende corpo l’ipotesi che il modello possa uscire definitivamente dal catalogo del gruppo. Una decisione che riflette le logiche di ottimizzazione interna e di razionalizzazione dei costi, ma che lascia aperti interrogativi sulle scelte future di Stellantis in materia di portafoglio prodotti.
A presto i nuovi programmi
Uno sguardo più ampio va al piano industriale che l’amministratore delegato Antonio Filosa presenterà entro la metà del 2026. In quell’occasione, si attendono risposte concrete sul rilancio di Pomigliano, con progetti innovativi che potrebbero fare leva sulla piattaforma STLA Small. Tra le ipotesi in campo spiccano un nuovo modello Alfa Romeo, posizionato tra la Junior e la Tonale, e una versione completamente rinnovata della Fiat Pandina, attesa verso la fine del decennio. Questi progetti potrebbero diventare il fulcro della futura identità produttiva dello stabilimento campano, garantendo continuità e nuove prospettive di sviluppo.
L’uscita di scena della Hornet mette in evidenza le contraddizioni e le difficoltà di un colosso automobilistico che deve fare i conti con la sovrapposizione tra marchi e modelli, un fenomeno che gli analisti ritengono penalizzante per la riconoscibilità e la forza commerciale dei singoli brand. La cannibalizzazione interna delle vendite, secondo molti osservatori, è uno dei nodi da sciogliere per restituire slancio e coerenza alla gamma di prodotti offerti.
I sindacati vigilano
Le organizzazioni sindacali, dal canto loro, si mantengono vigili: comprendono la logica industriale della scelta, ma chiedono impegni chiari su investimenti e programmi di riconversione, fondamentali per salvaguardare l’occupazione e il tessuto economico locale. In Campania, la vicenda viene seguita con attenzione, consapevoli del ruolo strategico che Pomigliano riveste non solo per il gruppo, ma per l’intera filiera dell’auto italiana.
La sospensione della linea Hornet rappresenta quindi un punto di svolta all’interno di un percorso di trasformazione molto più ampio. Solo con il prossimo piano industriale si comprenderà se Stellantis sceglierà la strada della coerenza tra marchi e modelli, oppure se punterà su nuove soluzioni capaci di rilanciare lo stabilimento di Pomigliano come hub di riferimento in Europa e nel mondo.