Leggere la propria targa sui cartelloni autostradali farebbe rallentare?

Il modello francese che visualizza targhe 'Trop Vite' sulle autostrade punta a sicurezza e riduzione CO2; in Italia servono verifiche su privacy, normativa e infrastrutture

Leggere la propria targa sui cartelloni autostradali farebbe rallentare?
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Giorgio Colari
Pubblicato il 2 feb 2026

Un’innovazione tecnologica sta rivoluzionando il modo in cui gli automobilisti vengono sensibilizzati al rispetto dei limiti di velocità sulle autostrade. Nel Sud della Francia, ben settanta tratti autostradali sono stati dotati di un sistema all’avanguardia, capace di offrire un feedback immediato ai conducenti e promettere non solo maggiore sicurezza stradale, ma anche una significativa riduzione delle emissioni di CO2. Questo progetto, che inizia a far parlare di sé anche in Italia, mette al centro l’educazione del guidatore e una nuova concezione di controllo del traffico.

A differenza del tradizionale sistema Tutor italiano, che rileva la velocità media e notifica le sanzioni solo in un secondo momento, la soluzione adottata da Vinci Autoroutes in Francia si distingue per il suo effetto deterrente istantaneo. Il funzionamento è semplice ma di forte impatto: quando un veicolo supera il limite consentito, a circa 500 metri dal punto di rilevamento il conducente vede comparire la propria targa su un pannello a messaggio variabile, accompagnata dalla scritta “Trop Vite”. L’obiettivo non è tanto quello di punire, quanto di modificare il comportamento alla guida nel momento stesso in cui si verifica l’infrazione, sfruttando la forza di un richiamo pubblico e diretto.

Un messaggio diretto al conducente

Questa innovazione si basa su una tecnologia sofisticata, in grado di rilevare in tempo reale le velocità e trasmettere un messaggio chiaro e personalizzato al conducente. Il sistema si inserisce in un contesto più ampio di strategie volte a migliorare la sicurezza sulle autostrade, ma porta con sé anche una serie di interrogativi, soprattutto in materia di privacy.

Le autorità francesi e i gestori delle infrastrutture assicurano che i dati raccolti – in particolare quelli relativi alle targhe – vengono eliminati immediatamente dopo il passaggio del veicolo e non vengono condivisi con terze parti. Tuttavia, il dibattito resta acceso: diverse associazioni per la tutela dei diritti digitali sollevano dubbi sulla legittimità della visualizzazione pubblica della targa, sottolineando la necessità di maggiori controlli indipendenti sui processi di registrazione e cancellazione dei dati. La questione della privacy diventa quindi centrale, soprattutto considerando la crescente attenzione dell’opinione pubblica verso la tutela delle informazioni personali.

Nonostante le preoccupazioni, i benefici di questa soluzione sono evidenti. L’effetto deterrente immediato contribuisce a ridurre la velocità media dei veicoli, con un impatto positivo sulla sicurezza e una diminuzione degli incidenti. Inoltre, la guida più consapevole e meno aggressiva comporta un minor consumo di carburante e, di conseguenza, una riduzione delle emissioni di CO2. Questi risultati rappresentano un valore aggiunto non solo per la sicurezza stradale, ma anche per la sostenibilità ambientale, due temi sempre più centrali nel dibattito pubblico e nelle strategie di sviluppo delle infrastrutture.

Reazioni emotive imprevedibili

Tuttavia, non mancano le voci critiche. Alcuni esperti e associazioni di automobilisti temono che la visualizzazione pubblica della targa possa provocare reazioni emotive imprevedibili, come frenate brusche o distrazioni alla guida, con il rischio di creare nuove situazioni di pericolo. Inoltre, resta il timore che la gestione dei dati non sia sufficientemente trasparente e che possano verificarsi abusi o errori nella cancellazione delle informazioni.

L’Italia osserva con interesse questo esperimento, valutando se e come potrebbe essere adattato al proprio contesto. Prima di adottare un sistema simile, sarà fondamentale riflettere attentamente sulle garanzie di privacy da offrire agli automobilisti, sulle infrastrutture tecniche necessarie e sulla capacità di gestire in modo sicuro ed efficace i dati raccolti. Solo così sarà possibile bilanciare i vantaggi in termini di sicurezza e sostenibilità con la tutela dei diritti individuali, evitando di trasformare un’innovazione potenzialmente virtuosa in una fonte di nuove criticità.

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