Jeremy Clarkson e la sua crociata contro le elettriche: "Non ne avrà mai una"

Jeremy Clarkson ribadisce il suo rifiuto delle auto elettriche, elogia la Renault 5 E Tech ma critica la mancanza di motore a combustione e attacca gli incentivi che escludono Tesla

Jeremy Clarkson e la sua crociata contro le elettriche: "Non ne avrà mai una"
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Giulia Darante
Pubblicato il 9 mar 2026

Nel panorama automobilistico contemporaneo, la voce di Jeremy Clarkson si staglia ancora una volta come simbolo di resistenza alla trasformazione elettrica. Il noto volto televisivo, già protagonista di The Grand Tour, ha ribadito in modo deciso la propria avversione alle auto elettriche, accendendo una discussione che va ben oltre la mera questione tecnologica. Secondo Clarkson, privare un veicolo del motore a combustione equivale a sottrargli l’anima dell auto, un concetto che richiama una dimensione emotiva e quasi spirituale dell’esperienza di guida, difficile da replicare con le vetture a zero emissioni.

La critica verso le BEV

Nel corso di una recente intervista concessa ad Autocar, Clarkson ha criticato apertamente le politiche di incentivi promosse dal governo britannico, giudicandole incoerenti e ingiuste per l’esclusione di alcuni marchi chiave come Tesla. La sua posizione, tutt’altro che inedita, si era già manifestata all’inizio del 2024, quando aveva annunciato il suo addio a The Grand Tour proprio in segno di protesta contro la crescente diffusione delle vetture elettriche, da lui paragonate a “lavatrici” prive di qualsiasi fascino automobilistico. Tuttavia, le sue recenti dichiarazioni aggiungono nuove sfumature al dibattito, soprattutto per il riconoscimento di alcuni meriti delle moderne elettriche.

Pur mantenendo un atteggiamento critico verso le auto elettriche, Clarkson ha espresso parole di apprezzamento per la Renault 5 E Tech, lodandone l’equilibrio tra qualità e prezzo e sottolineando l’eccellenza costruttiva del modello. Un riconoscimento che non elimina il suo rimpianto per l’assenza di una versione dotata di motore a combustione, ma che testimonia una certa apertura verso l’innovazione, almeno quando questa si traduce in prodotti accessibili e ben realizzati.

Tre livelli di problemi

La critica di Clarkson si articola su tre livelli ben distinti. In primo luogo, il presentatore sottolinea l’aspetto emotivo e sensoriale: per lui, guidare un’auto elettrica è un’esperienza fredda, distante, priva di quelle vibrazioni e sensazioni uniche che solo un propulsore tradizionale può offrire. In secondo luogo, affronta il tema politico ed economico, mettendo in discussione la coerenza degli incentivi statali, che a suo avviso finiscono per favorire alcune case automobilistiche – come nel caso dell’esclusione di Tesla – a discapito di altre. Infine, il terzo fronte della sua critica è di natura culturale: Clarkson considera il motore a combustione un patrimonio da tutelare, al pari di altri simboli identitari della nostra società.

Nonostante le sue posizioni nette, l’industria automobilistica non rimane a guardare. I principali costruttori stanno cercando soluzioni di compromesso attraverso l’introduzione di modelli ibridi, la cura del sound design e l’implementazione di sistemi di assistenza alla guida sempre più avanzati. Dall’altro lato, i sostenitori della transizione energetica mettono in evidenza i vantaggi tangibili delle auto elettriche: maggiore efficienza, minori costi di manutenzione, assenza di emissioni inquinanti e costi di gestione inferiori rispetto alle auto tradizionali.

Il dibattito è aperto

Gli analisti del settore concordano sul fatto che modelli come la Renault 5 E Tech, grazie al loro posizionamento competitivo e alla qualità costruttiva, potrebbero davvero rappresentare un punto di svolta nel sentiment del pubblico, contribuendo a convertire anche gli scettici più incalliti. Tuttavia, il ruolo delle politiche pubbliche rimane fondamentale: la velocità di adozione delle vetture elettriche dipende ancora in larga parte dagli incentivi statali e dalle scelte dei governi in materia di sostenibilità.

Il dibattito rimane dunque aperto, attraversando dimensioni tecniche, ambientali, economiche e profondamente personali. Le dichiarazioni di Jeremy Clarkson, per quanto provocatorie, mettono in luce una frattura reale nella società dei consumatori: da una parte chi abbraccia il progresso verso la sostenibilità, dall’altra chi teme la perdita di un’esperienza autentica e di un’identità culturale indissolubilmente legata all’anima dell auto tradizionale. Sarà interessante osservare se questa dicotomia si attenuerà con l’evoluzione tecnologica o se continuerà a caratterizzare il dibattito pubblico negli anni a venire.

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