Dal 1° maggio possibile stangata su benzina e diesel: Italia tra i Paesi più cari d’Europa

Dal 1° maggio stop al taglio accise: benzina verso 1,98 €/l e diesel oltre 2,30 €/l. Ecco cosa cambia per automobilisti e imprese

Dal 1° maggio possibile stangata su benzina e diesel: Italia tra i Paesi più cari d’Europa
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Renato Terlisi
Pubblicato il 25 apr 2026

Il conto alla rovescia è partito. Dal 1° maggio 2026, salvo proroghe dell’ultimo minuto, terminerà il taglio delle accise sui carburanti voluto dal governo. Una misura che finora ha alleggerito il prezzo alla pompa di circa 24,4 centesimi al litro, ma che ora rischia di sparire lasciando spazio a rincari immediati.

Il risultato? La benzina potrebbe sfiorare i 2 euro al litro, mentre il diesel potrebbe superare i 2,30 euro/litro, con un impatto diretto su automobilisti, lavoratori e imprese. Uno scenario che riporta al centro un tema già critico negli ultimi anni: il costo della mobilità quotidiana.

Fine taglio accise: cosa cambia dal 1° maggio

Oggi i prezzi restano relativamente sotto controllo proprio grazie allo sconto fiscale. Secondo le rilevazioni più recenti, la benzina in modalità self service si attesta intorno a 1,736 euro/litro, mentre il diesel viaggia sui 2,062 euro/litro.

Sono valori ancora in linea con la media europea, anche se già leggermente superiori in alcuni casi. Ma senza il taglio delle accise, il salto sarebbe immediato: le imposte incidono direttamente sul prezzo finale e non c’è alcun “effetto gradualità”.

In pratica, il passaggio ai prezzi pieni potrebbe tradursi in un aumento secco di oltre 20 centesimi al litro, visibile già dai primi giorni di maggio.

Per chi usa l’auto ogni giorno – pendolari, lavoratori autonomi, trasportatori – significa un incremento concreto della spesa mensile. Non una variazione teorica, ma soldi in più ogni pieno.

Prezzi carburanti: quanto possono aumentare davvero

Fare previsioni precise è difficile, perché il prezzo dei carburanti dipende anche dal mercato internazionale del petrolio. Nelle ultime settimane, ad esempio, si è registrato un leggero calo legato alle tensioni geopolitiche e alle reazioni dei mercati.

Ma il punto è un altro: anche con il petrolio stabile o in discesa, la fine dello sconto fiscale avrebbe comunque un effetto immediato.

Le stime più realistiche parlano di:

  • Benzina fino a circa 1,98 euro/litro
  • Diesel oltre i 2,30 euro/litro

Numeri che cambiano la percezione del costo dell’auto. Non solo per chi guida molto, ma anche per chi utilizza il veicolo in modo saltuario. Il pieno torna a essere una spesa significativa, non più marginale.

E il diesel è il vero punto critico. È il carburante più utilizzato per lavoro – trasporti, logistica, flotte aziendali – e un aumento così forte si traduce rapidamente in rincari a cascata su beni e servizi.

Italia vs Europa: rischio diesel più caro di tutti

Con il taglio delle accise attivo, l’Italia si posiziona oggi nella media europea. Ma senza lo sconto, lo scenario cambierebbe radicalmente.

Le ultime rilevazioni indicano che:

  • Nei Paesi Bassi il diesel è intorno a 2,29 €/l
  • In Francia circa 2,24 €/l
  • In Germania circa 2,13 €/l
  • In Spagna circa 1,80 €/l

Se le accise tornassero a regime pieno, l’Italia rischierebbe di diventare il Paese con il diesel più caro d’Europa. Un cambio di posizione netto, da mercato in linea a mercato più costoso.

Questo spiega perché il governo stia valutando una possibile proroga. Il problema, però, è economico: il taglio delle accise ha un costo elevato per le casse pubbliche, stimato in circa un miliardo di euro in poco più di un mese.

Inoltre, diversi analisti sottolineano che la misura non è perfettamente mirata: tende a favorire di più chi consuma di più, quindi le fasce di reddito medio-alte.

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