Il taglio della accise termina il 7 aprile: italiani a rischio stangata

Il 7 aprile termina il taglio delle accise sui carburanti. Con il Brent vicino a 110$ e la crisi in Iran, il Codacons avverte: gasolio oltre 2,3 €/l e benzina 1,99 €/l senza interventi

Il taglio della accise termina il 7 aprile: italiani a rischio stangata
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Giorgio Colari
Pubblicato il 30 mar 2026

Il prossimo 7 aprile 2026 si profila come una data spartiacque per tutti gli automobilisti italiani: la fine della sospensione delle accise sui carburanti potrebbe segnare una nuova impennata dei prezzi alla pompa, alimentando incertezze e timori sia tra i consumatori che tra gli operatori del settore. L’attesa per una decisione governativa sulla possibile proroga della misura si fa sempre più pressante, mentre il mercato internazionale del petrolio resta in costante fermento, complice anche la delicata situazione in Iran che ha riportato il Brent vicino alla soglia dei 110 dollari al barile.

Il taglio delle accise è pronto a terminare

L’attuale sospensione del taglio accise, introdotta per arginare l’impatto della volatilità dei mercati, ha finora rappresentato un argine efficace contro l’escalation dei costi di benzina e gasolio. Tuttavia, con la scadenza ormai alle porte e nessuna comunicazione ufficiale da parte del Governo circa un possibile rinnovo, il clima di incertezza cresce di giorno in giorno. Gli esperti di Codacons lanciano l’allarme: in assenza di interventi, il gasolio potrebbe sfondare la soglia dei 2,3 euro al litro, mentre la benzina rischia di avvicinarsi ai 2 euro, innescando un effetto domino su tutto il comparto dei trasporti e sui costi della vita quotidiana.

Ad aggravare il quadro, i dati attuali mostrano già segnali di tensione: il gasolio si attesta mediamente a 2,059 euro al litro, mentre la benzina si ferma a 1,750 euro, con picchi ancora più elevati sulle tratte autostradali dove i listini raggiungono rispettivamente 2,118 e 1,813 euro. Questa forbice tra prezzi ordinari e autostradali evidenzia quanto sia fondamentale, per i consumatori, monitorare con attenzione i listini e prediligere le stazioni di servizio tradizionali per risparmiare anche solo pochi centesimi a pieno.

Le differenze territoriali

Non meno rilevanti sono le differenze territoriali: al Nord, le province di Bolzano, Trento e Valle d’Aosta guidano la classifica dei prezzi più alti per il gasolio, mentre al Sud, regioni come Basilicata, Sicilia e Calabria detengono il primato per la benzina più cara. Questo scenario conferma che la fine del taglio accise avrebbe un impatto distribuito in modo disomogeneo lungo la Penisola, penalizzando maggiormente alcune aree rispetto ad altre e rischiando di accentuare le disparità già esistenti tra Nord e Sud.

La mancanza di una posizione chiara da parte delle istituzioni non fa che alimentare le preoccupazioni delle associazioni dei consumatori e degli operatori del settore trasporti. Il Codacons, in particolare, chiede a gran voce un intervento tempestivo: che si tratti di una semplice proroga della sospensione delle accise, di misure compensative mirate a tutelare le famiglie più vulnerabili, o di un rafforzamento dei controlli sui margini distributivi per scongiurare fenomeni speculativi, la priorità resta quella di tutelare il potere d’acquisto degli italiani.

Informarsi è l’arma migliore

Sul piano tecnico, la formazione del prezzo finale di benzina e gasolio è il risultato di una catena complessa: dal costo della materia prima (il petrolio), passando per i margini industriali, fino a giungere alle componenti fiscali, rappresentate da accise e IVA. In uno scenario in cui il petrolio è destinato a rimanere su livelli elevati, la leva fiscale diventa lo strumento più rapido ed efficace per contenere l’impatto sui consumatori, ma al tempo stesso rappresenta un onere pesante per le casse dello Stato, soprattutto in un contesto di bilancio già fortemente stressato.

Per chi si mette al volante, la strategia migliore rimane quella di informarsi costantemente sui prezzi praticati dalle diverse stazioni di servizio, evitando ove possibile le pompe autostradali e optando per i distributori urbani o periferici, generalmente più convenienti. Per le istituzioni, invece, la sfida è trovare un equilibrio tra la sostenibilità delle finanze pubbliche e la necessità di limitare l’impatto sociale di un possibile aumento dei carburanti.

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