Il taglio delle accise è già bruciato dal costo del petrolio: ora che succede

Dopo il taglio delle accise del 19 marzo i prezzi carburanti scendono solo parzialmente. Analisi di benzina, diesel, GPL, metano, reazioni di Eni e IP e ruolo delle pompe bianche

Il taglio delle accise è già bruciato dal costo del petrolio: ora che succede
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Giorgio Colari
Pubblicato il 24 mar 2026

Nonostante gli annunci e le promesse, il taglio delle accise sui carburanti deciso dal governo non ha prodotto i risultati sperati per gli automobilisti italiani. Dal 19 marzo, data in cui è stato ufficializzato lo sconto di 20 centesimi al litro, la realtà alle pompe racconta una storia diversa: il beneficio effettivo alla pompa è stato significativamente inferiore alle attese, lasciando molti consumatori delusi e confusi di fronte a una situazione che sembra peggiorare di settimana in settimana.

I listini corrono verso l’alto

Secondo i dati raccolti da Staffetta Quotidiana su un campione di 20.000 impianti, la riduzione dei prezzi carburanti si è fermata a 17,2 centesimi per la benzina e a 15,7 centesimi per il diesel. Questo dato è ancora più sorprendente se si considera che, includendo l’effetto dell’IVA, il beneficio totale avrebbe dovuto raggiungere i 24,4 centesimi al litro. Tuttavia, l’impatto reale è stato quasi dimezzato, alimentando la frustrazione di chi sperava in un risparmio concreto.

Nel frattempo, i listini continuano a salire. Oggi, il prezzo medio della benzina in modalità self-service si attesta a 1,724 euro al litro, mentre il diesel sfiora quota 1,987 euro. Sulle autostrade, la situazione si fa ancora più critica: il servito arriva a 2,038 euro al litro per la benzina e addirittura a 2,306 euro per il diesel. Restano invece stabili le alternative come GPL (0,665 euro), metano (1,531 euro al kg) e GNL (1,246 euro al kg), che però rappresentano una fetta minore del mercato e non possono assorbire la domanda degli automobilisti in cerca di soluzioni più economiche.

La causa principale di questa erosione del beneficio fiscale è da ricercare nell’aumento dei prezzi internazionali dei prodotti raffinati. In particolare, la benzina ha registrato un incremento di 5,2 centesimi, mentre il diesel ha visto un balzo ancora più marcato di 17,4 centesimi. Questo andamento ha di fatto annullato buona parte dello sconto introdotto dal governo, mettendo in evidenza quanto il mercato italiano sia vulnerabile alle oscillazioni delle quotazioni estere.

Un quadro instabile

Un ulteriore elemento di complessità è rappresentato dalle strategie adottate dalle diverse compagnie petrolifere. Alcuni operatori, come Eni, hanno scelto una politica commerciale aggressiva, applicando sconti di 21,2 centesimi sulla benzina e 21,1 sul diesel. Al contrario, altre compagnie come IP hanno mantenuto prezzi più elevati, con riduzioni più contenute: 16,2 centesimi sulla benzina e appena 12,5 sul diesel. Questa disparità di comportamenti mette in luce quanto le scelte strategiche dei singoli gruppi possano incidere sul prezzo finale pagato dagli automobilisti.

Sul fronte internazionale, il quadro resta altamente instabile. Le recenti notizie di un possibile dialogo tra Stati Uniti e Iran hanno temporaneamente favorito un calo delle quotazioni, ma l’incertezza geopolitica continua a generare volatilità sui mercati. Gli esperti sottolineano che, oltre alle fluttuazioni dei prezzi internazionali, anche i margini di distribuzione, i costi logistici e le politiche di pricing delle aziende contribuiscono in modo significativo alla formazione dei prezzi carburanti al dettaglio.

Maggiore trasparenza

Le associazioni dei consumatori, di fronte a questa situazione, chiedono maggiore trasparenza e l’introduzione di meccanismi che garantiscano il trasferimento integrale degli sconti fiscali ai clienti finali. Dall’altra parte, le compagnie difendono la necessità di tutelare i propri margini in un contesto di mercato sempre più incerto e competitivo, sostenendo che l’attuale volatilità impone una gestione prudente delle politiche di prezzo.

In questo scenario, le pompe bianche e gli esercenti indipendenti rappresentano ancora le opzioni più convenienti per chi vuole risparmiare. Tuttavia, il divario rispetto alle grandi compagnie rimane ampio, soprattutto sulle autostrade dove la concorrenza è minore e i prezzi tendono a essere più elevati. In attesa di nuovi sviluppi geopolitici e di possibili interventi normativi, gli automobilisti sono costretti a monitorare attentamente le diverse offerte presenti sul mercato, cercando di minimizzare la spesa in un contesto che sembra destinato a rimanere instabile ancora a lungo.

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