Il jet su ruote che ha infranto la barriera del suono: oltre 1000 km/h

Tutto sulla ThrustSSC: dalla nascita del progetto britannico al record mondiale di velocità terrestre, con dettagli tecnici e protagonisti dell'impresa

Il jet su ruote che ha infranto la barriera del suono: oltre 1000 km/h
G C
Giorgio Colari
Pubblicato il 5 gen 2026

Nel vasto panorama della automotive, poche imprese sono riuscite a lasciare un segno così indelebile come quella compiuta dalla ThrustSSC. Questo veicolo straordinario, lungo oltre 16 metri e pesante più di 10 tonnellate, ha rivoluzionato il concetto stesso di velocità su terra, spingendo i limiti dell’ingegneria e della determinazione umana verso orizzonti fino ad allora ritenuti irraggiungibili. La sua storia non è solo una cronaca di numeri impressionanti, ma un racconto epico di ambizione, coraggio e innovazione, capace ancora oggi di ispirare chiunque sogni di superare l’impossibile.

Era il 15 ottobre 1997 quando la ThrustSSC si lanciò nel deserto di Black Rock, in Nevada, con l’obiettivo di abbattere la leggendaria barriera del suono. Alla guida, il pilota della Royal Air Force Andy Green, scelto non solo per la sua abilità ai comandi, ma anche per il sangue freddo e la disciplina necessarie ad affrontare una sfida che avrebbe potuto mettere a rischio la sua stessa vita. Quel giorno, la terra tremò sotto la spinta di due motori da caccia, e la storia fu scritta in una manciata di secondi.

Un vero jet su ruote

L’idea di realizzare un vero jet su ruote nasce nei primi anni Novanta, dalla mente visionaria dell’ingegnere britannico Ron Ayers e dell’imprenditore Richard Noble. Quest’ultimo non era nuovo a imprese del genere: già detentore del record velocità terrestre con la Thrust2, Noble voleva ora raggiungere un obiettivo che nessuno aveva mai osato fissare con tanta determinazione. La sfida era chiara: progettare e costruire il primo veicolo terrestre capace di raggiungere Mach 1, ovvero la velocità del suono, su quattro ruote.

La risposta a questa sfida fu la ThrustSSC, una macchina che ancora oggi incarna il sogno della velocità estrema. La sua struttura imponente, lunga più di 16 metri e pesante circa 10,5 tonnellate, fu pensata per resistere alle sollecitazioni incredibili generate a velocità supersoniche. Il cuore pulsante del veicolo erano due motori aeronautici Rolls Royce Spey 202, gli stessi che alimentano i leggendari caccia F-4 Phantom. Questi propulsori, capaci di generare una spinta combinata di circa 223 kN, rappresentavano la soluzione ideale per ottenere una potenza senza eguali. A differenza delle auto tradizionali, la ThrustSSC non aveva bisogno di una trasmissione convenzionale: la spinta era scaricata direttamente sull’asfalto, creando un’accelerazione brutale e continua, priva di qualsiasi interruzione.

Una velocità ipersonica

Il momento culminante arrivò durante la seconda manche ufficiale, quando Andy Green riuscì a spingere la ThrustSSC a una velocità media di 1.227,985 km/h, con picchi locali che superarono i 1.230 km/h. Un dato che, già di per sé, lascia senza fiato, ma che assume un valore ancora più simbolico se si considera che, durante la corsa, le onde d’urto generate dalla velocità supersonica erano chiaramente visibili, a testimonianza di un’impresa che trascendeva i limiti della fisica terrestre. La barriera del suono era stata infranta, e con essa era stato scritto un nuovo capitolo nella storia dell’umanità.

Oggi, a distanza di oltre 27 anni, quel record velocità terrestre resta ancora imbattuto. Nessun altro veicolo ha saputo replicare la magia e la potenza della ThrustSSC, che continua a essere un simbolo assoluto della ricerca del limite e dell’ingegno umano. La sua impresa ha ispirato generazioni di ingegneri, piloti e appassionati di automotive, alimentando il desiderio di superare ogni barriera, sia essa fisica o mentale.

Non solo tecnologia

La storia della ThrustSSC non è solo un racconto di tecnologia e velocità, ma anche una lezione di collaborazione e perseveranza. Dietro il successo di questa incredibile macchina ci sono anni di studi, test e sacrifici, ma soprattutto la volontà di non arrendersi di fronte alle difficoltà. Ron Ayers, Richard Noble, Andy Green e tutto il team che ha reso possibile questa impresa hanno dimostrato che, con passione e determinazione, è possibile raggiungere traguardi che sembrano appartenere al regno dei sogni.

In un’epoca in cui la tecnologia evolve a ritmi vertiginosi e la ricerca della velocità sembra non conoscere limiti, la ThrustSSC rimane un punto di riferimento imprescindibile. La sua corsa nel deserto di Black Rock non è solo una pagina di storia, ma un monito a non smettere mai di spingersi oltre, a credere nell’impossibile e a inseguire, sempre, il prossimo traguardo.

Ti potrebbe interessare: