Ideata una nuova tassa sul peso per auto elettriche e PHEV

Il Giappone valuta una tassa basata sul peso per auto elettriche e PHEV dal 2028 per compensare la perdita di gettito dai carburanti e finanziare manutenzione stradale

Ideata una nuova tassa sul peso per auto elettriche e PHEV
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Giorgio Colari
Pubblicato il 8 gen 2026

Il governo del Giappone si prepara a introdurre una nuova misura fiscale destinata a cambiare profondamente il panorama automobilistico nazionale: una tassa sul peso specificamente rivolta alle auto elettriche e alle PHEV (veicoli ibridi plug-in). L’obiettivo è duplice: da un lato, compensare i mancati introiti dovuti alla progressiva riduzione delle tasse sul carburante causata dall’aumento della mobilità a zero emissioni; dall’altro, garantire risorse sufficienti per la manutenzione stradale e scoraggiare l’acquisto di veicoli sempre più pesanti, in linea con la sfida della transizione ecologica e della sostenibilità delle infrastrutture pubbliche.

Meccanismo fiscale: come sarà calcolata la nuova imposta

La proposta, attualmente in fase preliminare e soggetta all’approvazione del Parlamento, prevede che la tassa sul peso venga applicata in aggiunta alla già esistente Tonnage Tax. Il principio cardine è che il tributo sia commisurato alla massa complessiva del veicolo, con particolare attenzione all’incidenza delle batterie che, rispetto ai motori tradizionali, contribuiscono in modo significativo all’aumento del peso delle auto elettriche e delle PHEV. Questo approccio nasce dalla constatazione che veicoli più pesanti provocano un deterioramento più rapido delle pavimentazioni, e quindi dovrebbero sostenere una quota maggiore dei costi di ripristino e manutenzione delle infrastrutture.

Al momento, non sono stati resi noti i dettagli operativi della misura: restano da definire le fasce di peso, le aliquote applicabili e i parametri tecnici che disciplineranno la nuova imposta. Tali aspetti saranno oggetto di discussione e approfondimento nel corso dell’iter parlamentare, che dovrà valutare anche le possibili ripercussioni sul mercato e sull’equità fiscale.

Le motivazioni tecniche ed economiche della scelta

Dal punto di vista tecnico, il governo del Giappone si basa su dati consolidati dell’ingegneria civile: il danno inflitto alle strade da veicoli pesanti non cresce in modo lineare, ma secondo una curva esponenziale. I carichi assiali elevati – tipici delle auto elettriche e delle PHEV dotate di batterie voluminose – accelerano il degrado delle carreggiate. Di conseguenza, la scelta di una tassa sul peso appare giustificata come misura preventiva per garantire una manutenzione stradale efficace e sostenibile.

Sul fronte economico, la diffusione delle vetture a basse emissioni ha comportato una significativa erosione delle entrate derivanti dalle tasse sul carburante. Questi fondi, tradizionalmente destinati al mantenimento e all’ammodernamento delle infrastrutture viarie, stanno progressivamente diminuendo, rendendo necessario individuare nuove fonti di finanziamento in un contesto di piena transizione ecologica.

Le critiche: impatto ambientale, equità e possibili effetti regressivi

La proposta non è priva di detrattori. Diverse associazioni ambientaliste e rappresentanti dell’industria automobilistica sottolineano il rischio che la tassa sul peso possa frenare la crescita delle auto elettriche e delle PHEV, proprio nel momento in cui le politiche pubbliche ne incentivano l’adozione. Una contraddizione evidente, secondo i critici, che potrebbe minare gli sforzi per una rapida transizione ecologica.

Altre preoccupazioni emergono dal fronte economico e sociale: la nuova imposta rischia di avere un effetto regressivo, penalizzando maggiormente i cittadini a reddito medio-basso, già messi alla prova dall’aumento dei costi di acquisto e gestione dei veicoli. Tra le alternative proposte figurano sistemi di tassazione basati sui chilometri percorsi (pay-per-mile), incrementi delle tariffe elettriche per la ricarica, oppure una revisione complessiva della fiscalità automobilistica.

Soluzioni internazionali: cosa fanno gli altri paesi

Il Giappone non è solo nell’affrontare questa complessa questione. Nel Regno Unito, a partire dal 2028, entrerà in vigore una tassa chilometrica differenziata: 3 pence per miglio per le auto elettriche e 1,5 pence per miglio per le PHEV. La Svizzera, invece, sta valutando un modello ibrido che combini le tradizionali tasse sul carburante con nuove imposte sostitutive, così da adattarsi alla crescente quota di veicoli elettrificati nel parco circolante.

Prossimi passi e prospettive future

La proposta di tassa sul peso dovrà ora affrontare il dibattito parlamentare in Giappone, dove saranno esaminati con attenzione i criteri di calcolo, l’impatto sul mercato, la precisione nella misurazione del peso e le implicazioni in termini di equità tra le diverse categorie di utenti. Centrale sarà anche la discussione su come destinare i proventi della nuova imposta a progetti mirati di manutenzione stradale e modernizzazione delle infrastrutture, per assicurare che la transizione ecologica non si traduca in un deterioramento della qualità della mobilità pubblica.

In definitiva, il caso giapponese rappresenta un banco di prova per tutte le economie avanzate impegnate a conciliare innovazione tecnologica, sostenibilità finanziaria e responsabilità ambientale, in un contesto di rapido cambiamento del settore automobilistico globale.

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