In 8 anni perse 116.000 auto, l'allarme per l'eccellente fabbrica italiana

Lo stabilimento Stellantis di Cassino registra nel 2025 solo 19.364 vetture prodotte. Sindacati chiedono nuovi modelli e investimenti. Piano industriale atteso il 21 maggio 2026

In 8 anni perse 116.000 auto, l'allarme per l'eccellente fabbrica italiana
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Giorgio Colari
Pubblicato il 23 feb 2026

La crisi che sta attraversando lo stabilimento Stellantis di Cassino si fa sempre più profonda, con numeri che dipingono un quadro allarmante per il futuro della fabbrica e di tutto il territorio circostante. Nel 2025, la produzione prevista si attesterà a sole 19.364 unità, segnando un calo drastico del 27,9% rispetto all’anno precedente e prefigurando scenari ancora più critici per il 2026, quando le stime scendono a quota 13.000 veicoli. Un trend negativo che, se non invertito, rischia di condurre a una vera e propria desertificazione produttiva e sociale, minando la sopravvivenza dell’intero indotto.

I dati di stop

A testimoniare la gravità della situazione sono anche i dati relativi ai giorni di fermo: oltre 50 solo nel primo semestre del 2025, mentre circa 700 lavoratori sono già coinvolti in Contratti di Solidarietà. Questi numeri, mai così bassi nella storia recente dello stabilimento, fanno emergere una sofferenza strutturale che non riguarda solo i dipendenti diretti, ma anche centinaia di famiglie e imprese dell’indotto locale.

Basta guardare al passato per comprendere l’entità del crollo: appena otto anni fa, nel 2017, la fabbrica di Cassino produceva 135.263 veicoli, rappresentando uno dei poli industriali più importanti d’Italia. Oggi, invece, si prospetta un 2026 con appena quattro giorni lavorativi a gennaio, una riduzione che lascia poco spazio all’ottimismo e mette in discussione la stessa esistenza della filiera locale.

Le cause di questa crisi sono molteplici e si intrecciano tra loro. Da un lato, il drastico calo delle immatricolazioni dei due modelli di punta, Alfa Romeo Giulia e Stelvio, che negli ultimi tre anni hanno subito una forte contrazione della domanda, anche a causa della crescente concorrenza e della transizione verso nuove tecnologie. Dall’altro, la mancanza di nuovi modelli da inserire in produzione prima del 2027 ha lasciato lo stabilimento senza volumi significativi, costringendo l’azienda a operare con un unico turno e a ricorrere sistematicamente agli ammortizzatori sociali. Una situazione che si protrae ormai dal 2021 e che evidenzia una sottooccupazione cronica e preoccupante.

Cosa dicono i sindacati

In questo contesto, le organizzazioni sindacali non hanno dubbi sulla strada da seguire: è necessario accelerare il lancio delle nuove generazioni di Giulia e Stelvio, assicurare investimenti certi per lo stabilimento e adottare politiche industriali in grado di sostenere la competitività delle produzioni italiane. La richiesta è chiara: serve un impegno concreto da parte di Stellantis e delle istituzioni, affinché il sito di Cassino non venga abbandonato a un destino segnato.

Dal canto suo, il gruppo automobilistico sottolinea la necessità di armonizzare le proprie scelte strategiche con una visione di portafoglio prodotti su scala europea e globale, cercando di bilanciare le esigenze dei vari mercati e delle diverse piattaforme produttive. Tuttavia, il nodo centrale resta il prossimo piano industriale, atteso per il 21 maggio 2026: una data cruciale, sulla quale lavoratori e istituzioni locali ripongono tutte le speranze di una possibile inversione di tendenza.

I tempi di introduzione del piano industriale

Il nuovo piano industriale dovrà chiarire i tempi di introduzione dei nuovi modelli, definire gli investimenti programmati e fornire indicazioni precise sulla riconversione dello stabilimento verso tecnologie e segmenti emergenti, come l’elettrificazione. La trasparenza sulle tempistiche e sugli impegni futuri diventa quindi un elemento decisivo per restituire fiducia a una comunità che, oggi più che mai, rischia di vedere compromessa la propria tenuta socioeconomica.

Non è in gioco solo la sopravvivenza di uno stabilimento, ma la solidità di un intero tessuto produttivo e sociale che dipende dai fornitori, dai servizi e dalle attività collegate. I prossimi mesi saranno determinanti: senza scelte rapide e concrete, il rischio è una perdita irreversibile della capacità produttiva di Cassino, con conseguenze che andrebbero ben oltre i confini della fabbrica e colpirebbero l’intera regione.

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