Carburanti, una buona notizia: il petrolio crolla dell’11% e i prezzi iniziano a scendere
Il Brent scende di quasi l’11% rispetto ai massimi di settembre e in Francia i carburanti iniziano a calare. Il diesel resta però molto caro per le elevate margini di raffinazione
Dopo settimane di fortissimi rincari, dal mercato petrolifero arriva il primo segnale concreto di distensione. Il Brent è sceso sotto i 100 dollari al barile, dopo aver sfiorato quota 110 soltanto la settimana precedente. Rispetto al picco di metà settembre, il riferimento europeo ha così perso quasi l’11%.
Il movimento comincia a riflettersi anche sui distributori francesi, dove i prezzi sono orientati al ribasso da alcuni giorni. Il sollievo resta però relativo: il gasolio viaggia ancora su livelli eccezionalmente elevati e la discesa del greggio non può trasformarsi immediatamente in un calo equivalente alla pompa.
Perché il petrolio sta scendendo
Uno dei fattori principali è il progressivo ritorno in funzione dell’oleodotto East-West dell’Arabia Saudita, danneggiato dagli attacchi con droni e interrotto dal 13 settembre. L’infrastruttura, lunga circa 1.200 chilometri, permette di trasferire il greggio dai giacimenti orientali sauditi fino al porto di Yanbu, sul Mar Rosso, aggirando così lo Stretto di Hormuz.
Per il momento l’oleodotto funziona a capacità ridotta, ma la prospettiva di riportare maggiori quantità di petrolio sul mercato ha contribuito a ridimensionare i timori degli operatori.
A questo si aggiungono le aspettative per una possibile distensione diplomatica intorno all’Iran e allo Stretto di Hormuz. Non esistono garanzie che le trattative portino a risultati concreti, ma la possibilità stessa di un miglioramento ha ridotto una parte del premio di rischio geopolitico incorporato nelle quotazioni.
Il diesel resta il problema maggiore
Se il greggio è diventato sensibilmente meno caro, il gasolio continua a scontare un secondo problema: le margini di raffinazione, salite a livelli eccezionali in Europa. Il differenziale tra i future sul diesel a basso contenuto di zolfo e quelli sul Brent aveva raggiunto il record di 91,67 dollari al barile il 16 settembre. Due giorni più tardi era sceso a 85,34 dollari, circa il 7% in meno, ma ancora su valori molto elevati.
Alla base ci sono capacità di raffinazione ridotte, conseguenze dei conflitti in Medio Oriente e Ucraina, il blocco delle esportazioni russe di diesel e scorte europee particolarmente basse. In altre parole, avere petrolio più abbondante e meno costoso non significa automaticamente disporre di abbastanza gasolio raffinato. Ed è proprio questo collo di bottiglia a rallentare la trasmissione del ribasso fino alle pompe.
I prezzi hanno iniziato a scendere
In Francia il cambiamento è comunque già visibile. Martedì il gasolio si attestava mediamente intorno a 2,34 euro al litro, mentre la benzina SP95-E10 era indicata intorno a 2,12 euro. Dopo i record raggiunti nel fine settimana, i prezzi risultavano in diminuzione da domenica.
I dati ufficiali del 23 settembre mostrano però differenze notevoli tra i distributori: in alcune stazioni il gasolio rimane vicino a 2,40 euro, mentre presso alcuni impianti TotalEnergies è indicato a 2,25 euro.
La diminuzione del Brent di circa dieci dollari rispetto al massimo equivale indicativamente a 5-6 centesimi per litro di greggio. Il trasferimento della variazione ai carburanti richiede tuttavia tempo e dipende anche dall’andamento della raffinazione.
Per gli automobilisti, quindi, è ancora presto per parlare di ritorno alla normalità. Se il Brent resterà tra 95 e 100 dollari e le margini del diesel continueranno a diminuire, i prezzi potrebbero perdere altri centesimi. Ma finché la raffinazione resterà sotto pressione, un calo rapido del gasolio appare molto più difficile.