Benzina e diesel, nuovi rialzi: il gasolio vola a 2,34 euro al litro
Continuano a salire i prezzi dei carburanti in Italia: il 22 settembre la benzina self raggiunge 2,156 euro al litro e il gasolio 2,340 euro. Il governo guarda anche ai conti pubblici
Il prezzo del petrolio ha rallentato dopo le forti tensioni delle ultime settimane, ma per gli automobilisti italiani il sollievo alla pompa non è ancora arrivato. I prezzi di benzina e gasolio continuano infatti ad aumentare, aggiornando nuovamente i livelli raggiunti durante la crisi energetica.
I dati dell’Osservatorio prezzi carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy indicavano lunedì 21 settembre una media nazionale self di 2,155 euro al litro per la benzina e di 2,335 euro per il diesel. La situazione è ulteriormente peggiorata martedì 22 settembre: la benzina self è salita a 2,156 euro al litro, mentre il gasolio ha raggiunto 2,340 euro.
Il gasolio resta sopra la benzina
Il dato che continua a risaltare maggiormente è quello del diesel. Il gasolio costa ormai circa 18 centesimi al litro più della benzina, una situazione particolarmente pesante non soltanto per gli automobilisti, ma anche per le imprese che dipendono dal trasporto stradale.
Su un rifornimento da 50 litri, prendendo come riferimento la media nazionale self del 22 settembre, servono circa 117 euro per il diesel e poco meno di 108 euro per la benzina. Naturalmente si tratta di un calcolo basato sui valori medi: il prezzo effettivamente incontrato dall’automobilista può essere superiore o inferiore a seconda dell’impianto e della zona.
In autostrada il quadro può diventare ancora più oneroso. RaiNews segnala valori indicativamente superiori di una decina di centesimi rispetto alle medie della rete stradale. L’aumento dei carburanti si inserisce in un quadro energetico più ampio, con il rischio di ulteriori rincari anche per gas ed elettricità. Una combinazione che preoccupa particolarmente il sistema produttivo italiano.
Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha chiesto un intervento rapido, arrivando ad avvertire del rischio di un “deserto industriale”. Il problema riguarda anche i margini finanziari disponibili per eventuali misure di sostegno all’economia. L’attenzione è quindi rivolta anche all’evoluzione dei conti pubblici e alla procedura europea per deficit eccessivo nella quale si trova l’Italia.
Perché il dato Istat diventa importante
Nel 2025 il rapporto tra deficit e Pil italiano è stato finora quantificato al 3,1%, in miglioramento rispetto al 3,4% registrato nel 2024. L’ultima notifica Istat disponibile indica inoltre un debito pubblico pari al 137,1% del Pil alla fine dello scorso anno.
RaiNews riferisce che l’attenzione del governo è rivolta ai prossimi dati definitivi, con la possibilità che il deficit 2025 venga portato al 3%. Un risultato che potrebbe contribuire al percorso per l’uscita dalla procedura europea e ampliare i margini di intervento, anche se l’eventuale chiusura della procedura non dipende automaticamente dal raggiungimento matematico di quella soglia. Rimarrebbe comunque il problema dell’elevato debito pubblico e della relativa spesa per interessi.
Alla pompa i prezzi continuano a muoversi
Per gli automobilisti, intanto, la questione più immediata resta quella mostrata dai distributori. Nel giro di appena un giorno il gasolio è passato da 2,335 a 2,340 euro al litro, mentre la benzina è salita da 2,155 a 2,156 euro. Movimenti giornalieri limitati, ma che si aggiungono agli aumenti precedenti e mantengono il costo del pieno su livelli eccezionalmente elevati.
Il rallentamento delle quotazioni petrolifere potrebbe eventualmente riflettersi sui prezzi finali con tempi differenti, ma al 22 settembre i numeri del Mimit indicano ancora una direzione precisa: per chi deve fare rifornimento, benzina e soprattutto diesel continuano a diventare più costosi.