BMW contro i prezzi delle auto cinesi: «Sono difficili da comprendere»

Il CEO di BMW Milan Nedeljković mette in discussione i prezzi di alcune auto cinesi vendute in Europa, ma respinge l'ipotesi di nuovi dazi e chiede un accordo con Pechino

BMW contro i prezzi delle auto cinesi: «Sono difficili da comprendere»
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Renato Terlisi
Pubblicato il 23 set 2026

La pressione esercitata dai costruttori cinesi sul mercato automobilistico europeo torna al centro del dibattito. Questa volta a intervenire è Milan Nedeljković, CEO di BMW, che punta l’attenzione soprattutto sui prezzi con cui alcuni modelli provenienti dalla Cina vengono commercializzati in Europa.

In un’intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung, ripresa da Reuters, Nedeljković ha spiegato che alcune vetture cinesi vengono offerte sul mercato europeo a prezzi che risultano “non comprensibili da una prospettiva aziendale”. Una situazione che, secondo il numero uno di BMW, rischia anche di alimentare ulteriormente le spinte protezionistiche all’interno dell’Unione Europea.

BMW non vuole però nuovi dazi

La posizione del manager tedesco presenta però una distinzione importante. Mettere in discussione i prezzi estremamente competitivi di alcuni concorrenti cinesi non significa chiedere nuove barriere doganali. Al contrario, Nedeljković si è espresso contro un ulteriore irrigidimento della politica commerciale europea.

Nessuno è interessato a un’escalation“, ha dichiarato il CEO, sostenendo che nuovi dazi rappresenterebbero un intervento ancora più pesante sul mercato. BMW preferirebbe invece arrivare a intese volontarie basate su condizioni considerate eque dalle parti.

La strada indicata passa quindi attraverso un confronto politico tra Bruxelles e Pechino, con l’obiettivo di raggiungere una visione condivisa di quello che possa essere considerato un prezzo determinato da normali condizioni di mercato. Da qui potrebbero nascere accordi volontari sui prezzi delle automobili importate.

Il confronto tra Europa e Cina

La questione è particolarmente delicata perché l’Unione Europea ha già introdotto dazi compensativi sulle auto elettriche prodotte in Cina, dopo l’indagine avviata dalla Commissione sui sussidi concessi ai costruttori. Le plug-in hybrid, invece, sono rimaste finora fuori da queste misure specifiche.

Il loro peso nelle importazioni sta però aumentando rapidamente. Secondo il Financial Times, Bruxelles ha chiesto alla Cina di limitare volontariamente le esportazioni di auto ibride nell’UE, mentre proseguono le trattative per cercare di ridurre le tensioni commerciali.

Alcuni esponenti dell’industria automobilistica e della politica europea chiedono inoltre regole più severe sul contenuto locale dei veicoli oppure un’estensione delle misure commerciali alle plug-in hybrid provenienti dalla Cina. Nedeljković sceglie invece una linea basata sul negoziato.

Per BMW la Cina resta fondamentale

La cautela del costruttore bavarese ha anche una motivazione industriale. BMW è fortemente presente in Cina e il Paese non rappresenta soltanto un importante mercato commerciale, ma anche una parte della sua struttura produttiva globale.

Un esempio significativo riguarda MINI, che produce in Cina modelli completamente elettrici destinati anche all’esportazione. Proprio BMW ha ripetutamente criticato i dazi europei sulle elettriche cinesi, sostenendo che una spirale di misure e contromisure potrebbe trasformarsi in un conflitto commerciale dannoso per i costruttori attivi su entrambi i mercati.

Il tema dei prezzi resta comunque aperto. Per Nedeljković, alcune offerte dei concorrenti cinesi sono difficili da spiegare seguendo una normale logica economica, ma la risposta non dovrebbe essere semplicemente alzare nuove barriere.

La proposta di BMW è dunque cercare un equilibrio attraverso accordi sui prezzi e condizioni commerciali condivise. Una soluzione complessa, soprattutto mentre la concorrenza cinese cresce e l’industria europea attraversa una fase di forte pressione, ma che per il CEO rappresenta un’alternativa preferibile a una nuova escalation di dazi tra Europa e Cina.

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