Carburanti alle stelle in Francia, distributori a secco e proteste vivaci: diesel oltre 2,40 euro

In Francia il diesel supera i 2,40 euro al litro mentre numerose stazioni restano senza carburante. Proteste, blocchi ai depositi e tensioni fanno riaffiorare il ricordo dei gilet gialli

Carburanti alle stelle in Francia, distributori a secco e proteste vivaci: diesel oltre 2,40 euro
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Renato Terlisi
Pubblicato il 23 set 2026

La Francia torna a fare i conti con una pesante crisi dei carburanti. Il gasolio ha superato 2,40 euro al litro di media, la benzina continua a rincarare e una quota significativa delle stazioni di servizio sta registrando difficoltà di approvvigionamento. Una situazione che ha già provocato proteste, blocchi dei depositi e persino episodi di vandalismo.

Il 20 settembre il diesel avrebbe raggiunto una media nazionale di 2,4097 euro al litro, mentre pochi giorni prima il prezzo dello SP95-E10 si aggirava intorno a 2,17 euro. In alcune stazioni il conto è molto più pesante, con il gasolio oltre 2,50 euro e punte che si avvicinano ai 3 euro.

Per dare una misura dell’impatto, con un prezzo di 2,40 euro un serbatoio da 50 litri significa spendere circa 120 euro per un pieno.

Una stazione su sette è in difficoltà

Al problema dei prezzi si aggiunge quello della disponibilità. I dati pubblicati dal governo francese mostrano che alle 9 del 22 settembre il 14% delle circa 9.900 stazioni monitorate presentava una rottura di stock di almeno un prodotto tra benzina e gasolio. Il 20 settembre la percentuale era del 17%, scesa al 15% il giorno successivo.

Non significa che la Francia sia rimasta senza carburante. Le autorità distinguono infatti queste rotture localizzate da una vera penuria nazionale e il Paese non ha dovuto ricorrere alle proprie scorte strategiche. Le difficoltà restano però evidenti. Il 22 settembre il dato raggiungeva il 18% nei Pays de la Loire, il 17% nel Grand Est e il 16% in Bretagna.

Code davanti alle pompe meno care

Il fenomeno viene amplificato dalla corsa degli automobilisti verso i distributori che applicano prezzi più bassi. Una stazione TotalEnergies di Parigi, per esempio, risultava aver praticato il 20 settembre prezzi di 2,25 euro per il gasolio e 1,99 euro per la benzina SP98.

Quando molti automobilisti convergono sugli stessi impianti, però, le cisterne si svuotano rapidamente. In altre stazioni i listini risultano decisamente più elevati: i dati ufficiali mostrano diversi casi con diesel intorno o sopra i 2,45 euro al litro.

Proteste e depositi bloccati

La tensione è già uscita dai piazzali dei distributori. Alcuni impianti vicino a Douai sono stati vandalizzati, mentre i pescatori hanno organizzato proteste contro un rincaro che incide direttamente sui costi della loro attività. A Fos-sur-Mer i manifestanti hanno bloccato l’accesso a un deposito petrolifero, fermando numerose autocisterne.

Altre iniziative hanno interessato Frontignan e Nizza, dove alcune imbarcazioni hanno temporaneamente ostacolato l’ingresso del porto. Il governo ha risposto prorogando alcuni aiuti destinati alle categorie maggiormente esposte all’aumento dei prezzi, preferendo interventi mirati rispetto a una riduzione generalizzata delle imposte sui carburanti.

Torna il fantasma dei gilet gialli

Il paragone con il movimento dei gilet gialli, esploso nel 2018 anche sulla spinta del costo dei carburanti, è inevitabile ma per ora va maneggiato con cautela. Le proteste attuali non hanno assunto le dimensioni di quella mobilitazione nazionale.

Il quadro resta comunque delicato. I prezzi record colpiscono soprattutto pendolari e residenti delle zone rurali, dove l’automobile è spesso indispensabile, mentre i distributori indipendenti devono fronteggiare contemporaneamente costi d’acquisto elevati e riduzione dei volumi venduti.

La Francia non è dunque senza benzina o diesel, ma carburante caro e disponibilità irregolare stanno creando una combinazione difficile. E quando un pieno di gasolio arriva a costare circa 120 euro, la questione smette rapidamente di riguardare soltanto le automobili.

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