Bucintoro, il super yacht mai finito di Raul Gardini è ancora abbandonato a Porto Marghera
l Bucintoro, il gigantesco veliero voluto da Raul Gardini nei primi anni '90, giace ancora abbandonato a Porto Marghera. La storia del progetto mai completato
In un canale di Porto Marghera, circondato da capannoni industriali e infrastrutture portuali, galleggia uno degli scafi più misteriosi della nautica italiana. Si chiama Bucintoro e, nonostante l’aspetto ormai segnato dal tempo, racconta una storia fatta di grandi ambizioni, tecnologia e occasioni perdute.
L’imponente imbarcazione, lunga quasi 60 metri, nasce all’inizio degli anni Novanta da un’idea di Raul Gardini, l’imprenditore che in quegli anni guidava il gruppo Ferruzzi-Montedison e che aveva trasformato la vela in uno dei simboli della propria visione imprenditoriale.
Un veliero destinato a entrare nella storia
Il Bucintoro avrebbe dovuto rappresentare un progetto senza precedenti. L’obiettivo era costruire il veliero più grande, veloce e tecnologicamente avanzato del mondo, utilizzando materiali compositi innovativi e le migliori competenze disponibili nel settore nautico.
Il progetto venne affidato al celebre designer navale Germán Frers, mentre gli interni sarebbero stati firmati dall’architetta Gae Aulenti.
Le dimensioni erano impressionanti:
- lunghezza di 59,4 metri;
- larghezza di 10,3 metri;
- albero maestro alto 72 metri;
- pescaggio di oltre 8 metri.
Il costo stimato sfiorava i 50 milioni di dollari, una cifra enorme per l’epoca. L’imbarcazione sarebbe stata costruita nello storico cantiere Tencara di Porto Marghera, lo stesso dal quale era nato il celebre Moro di Venezia, protagonista della Coppa America del 1992.
Il progetto si fermò prima del varo
I lavori iniziarono nel 1991, ma il destino del Bucintoro cambiò rapidamente. La crisi che travolse il gruppo Ferruzzi portò all’uscita di scena di Gardini, sostituito ai vertici dell’azienda. Con il cambio della governance venne meno anche l’interesse per il progetto, che fu progressivamente abbandonato.
Due anni dopo, nel luglio del 1993, il suicidio di Raul Gardini segnò definitivamente la fine del sogno. Lo scafo rimase incompleto e non venne mai trasformato nel grande yacht immaginato dal suo ideatore.
Un secondo tentativo mai andato a buon fine
Negli anni successivi il Bucintoro rimase fermo fino al 2004, quando fu acquistato dall’imprenditore padovano Sergio Zancanella, intenzionato a completarne la costruzione. L’obiettivo era rimettere in acqua lo scafo, trasferirlo a Malta per terminarne l’allestimento e successivamente venderlo sul mercato internazionale.
Dopo alcuni anni di lavori, il Bucintoro tornò effettivamente a galleggiare, ma una serie di controversie amministrative e legali bloccò nuovamente il progetto. Da allora l’imbarcazione è stata spostata più volte tra diverse banchine di Porto Marghera senza che trovasse una destinazione definitiva.
Oggi è un gigante senza futuro
A distanza di oltre trent’anni dall’inizio della sua costruzione, il Bucintoro continua a rimanere ormeggiato nell’area industriale veneziana. Le sue condizioni sono inevitabilmente peggiorate con il passare del tempo e il completamento dell’opera richiederebbe investimenti molto elevati, mentre anche l’eventuale demolizione comporterebbe costi nell’ordine di centinaia di migliaia di euro.
Secondo quanto emerso negli ultimi anni, l’imbarcazione sarebbe stata ceduta a un nuovo proprietario, ma non sono stati resi noti né il nome dell’acquirente né eventuali progetti per il futuro dello scafo.
Un simbolo della nautica italiana rimasto incompiuto
Il Bucintoro rappresenta ancora oggi uno dei più grandi progetti incompiuti della nautica italiana.
Nato per battere record oceanici e diventare l’ammiraglia di rappresentanza della Montedison, il veliero non ha mai preso il mare. Oggi resta una presenza silenziosa a Porto Marghera, testimonianza dell’ambizione di Raul Gardini e di una stagione dell’industria italiana caratterizzata da grandi investimenti, innovazione e sogni che, in alcuni casi, non sono mai riusciti a trasformarsi in realtà.
FOTO: FABIO VIANELLO