Bollo auto storiche ultraventennali, ritirato l’emendamento: resta il bollo agevolato

I possessori di “Youngtimer” di interesse storico e collezionistico, e tutta la filiera vintage, possono tirare un sospiro di sollievo: anche nel 2022 la tassa di proprietà rimane ridotta del 50%.

Il bollo agevolato per le auto storiche ultraventennali di interesse storico e collezionistico resta in vigore. È quanto emerge dal ritiro, avvenuto nella tarda serata di martedì 30 novembre dai tavoli delle Commissioni congiunte Finanza e Lavoro al Senato, di uno dei tre emendamenti (due erano già stati ritirati) che, nell’ambito del Decreto Fiscale, chiedevano l’abolizione della tassa di proprietà ridotta al 50% per le vetture di età compresa fra 20 e 29 anni ed inserite nei Registri storici (dunque, per storicità, equiparabili alle auto ultratrentennali).

Non c’è neanche stato bisogno di andare al voto: e gli appassionati – oltre che, in senso più ampio, tutta la filiera del motorismo storico – possono anche per il 2022 tirare un sospiro di sollievo: le “Youngtimer” di particolare pregio restano tutelate dal punto di vista erariale.

Una decisione di buon senso

Il buon senso ha prevalso. Tuttavia, era chiaro che una proposta così impopolare – anche, e soprattutto, in relazione all’esiguo numero di vetture ultraventennali di interesse storico e collezionistico in circolazione ed alla difesa del patrimonio culturale italiano – avrebbe nella migliore delle ipotesi scatenato ancora più discussioni di quante già non ne abbia sollevato in tempi recentissimi. Quando, cioè, era trapelata la notizia dei tre emendamenti – presentati da cinque esponenti di tre forze di maggioranza (Italia Viva, MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico) – che prevedevano di abolire l’agevolazione del 50% sul bollo per le auto di età compresa fra 20 e 29 anni. La motivazione della richiesta si rivolgeva ad una “progressiva abolizione di benefici fiscali per i veicoli inquinanti” (come si leggeva nel testo della bozza).

Proposte di natura soprattutto politica, più che di effettiva attenzione per l’ambiente: come più volte puntualizzato, e sulla base dei dati della Motorizzazione aggiornati al 2 novembre 2021, il “bollo pieno” sulle auto ultraventennali di interesse storico e collezionistico riguarderebbe appena 66.050 autoveicoli, cioè lo 0,14% dei 47.564.572 di quelli circolanti in Italia, e l’1,12% dei 5.908.824 autoveicoli ventennali.

ASI: “Avanti con la tutela dei veicoli storici”

Alberto Scuro, presidente dell’Automotoclub Storico Italiano, commenta la notizia dell’ultim’ora con una dichiarazione da cui emerge l’importanza della salvaguardia del motorismo storico, a prescindere dall’”età anagrafica” dei veicoli che ne compongono il settore:

ASI e tutti gli appassionati ringraziano i parlamentari che hanno ascoltato e compreso le nostre tesi. Sicuramente sono prevalsi il buon senso e l’importanza di tutelare il settore. Avevamo ottenuto un abbassamento della pressione fiscale nella Finanziaria 2019, dopo che tra il 2015 e 2018 erano state eliminate le tutele fiscali per le ‘youngtimer’ causando la dispersione di parte del patrimonio motoristico nazionale e l’indebolimento dell’indotto legato alla filiera professionale.

I bassissimi numeri del parco circolante ventennale (e, ancora di più, di quello di interesse storico e collezionistico) “Non giustificano azioni penalizzanti a fronte di ciò che essi sono in grado di produrre in termini di sviluppo culturale, turistico ed economico, generando scenari occupazionali importantissimi per le future generazioni -prosegue Scuro – I veicoli storici certificati non sono destinati all’uso quotidiano, hanno chilometraggi estremamente bassi e incidentalità trascurabili. Tutelarli è un nostro preciso dovere e non incide minimamente sul necessario rinnovamento del parco veicolare circolante”.

Resta anche il superbollo sulle “over 185 kW”

Ricordiamo brevemente, per completezza di informazione, che le Commissioni Finanze e Lavoro del Senato hanno, nella serata di lunedì 29 novembre, confermato anche per il 2022 l’addizionale di 20 euro ogni kW di potenza massima oltre 185 kW: un altro provvedimento di ben scarsa importanza ai fini della tutela dell’ambiente (fa parte di quelle mini-imposte che rappresentano non più dello 0,01% delle entrate per l’erario) e che ben pochi benefici dà all’”ossigeno monetario” dello Stato.

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