Decreto fiscale: via il bollo agevolato per le auto storiche ventennali?

Una proposta a firma M5S, Italia Viva e PD chiede che le agevolazioni alla tassa di proprietà per le vetture di età compresa fra 20 e 29 anni siano eliminate: emendamento che non gioverebbe a nessuno.

Ecco una notizia che non si vorrebbe comunicare. E non per eventuali “interessi di parte” (ché, nel nostro caso, non ci sono mai stati e non ce ne saranno mai. E del resto ce ne guarderemmo bene!), quanto per i suoi contenuti, del tutto esigui ai fini dell’erario data la loro scarsissima incisività economica globale. Come più volte in passato (e anche in tempi recenti) si è parlato di “abolizione del superbollo” – questione sempre in piedi, e rispetto alla quale i vari esecutivi hanno sempre fatto orecchie da mercante, nonostante (secondo alcune recenti rilevazioni) questa addizionale non incida che per lo 0,01% sulle entrate erariali complessive -, sui tavoli del Parlamento è in discussione una proposta di modifica al disegno di legge di conversione del Decreto Fiscale che in buona sostanza chiede l’abolizione delle agevolazioni fiscali per i veicoli già in possesso di certificato di interesse storico e collezionistico, in particolar modo quelli con età compresa fra 20 e 29 anni.

L’emendamento

La proposta, riportano gli organi di stampa, è stata firmata da alcuni senatori e senatrici  di Italia Viva, MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico. Riportiamo di seguito, per maggiore chiarezza, i contenuti della bozza di emendamento.

A decorrere dal 1 gennaio 2022, all’art. 63 della legge 21 novembre 2000 n. 342 sono apportate le seguenti modificazioni: a) il comma 1-bis è abrogato; b) al comma 1-ter sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: ‘e fino all’anno 2021’.

Nel dettaglio, il comma 1-bis dell’art. 63 l. 21 novembre 2000 n. 342 di cui si chiede abrogazione recita, testualmente:

Gli autoveicoli ed i motoveicoli di interesse storico e collezionistico con anzianità di immatricolazione compresa fra i venti ed i ventinove anni, se in possesso del certificato di rilevanza storica di cui all’articolo 4 del decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti 17 dicembre 2009, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 65 del 19 marzo 2010, rilasciato dagli enti di cui al comma 4 dell’articolo 60 del Codice della Strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992 n. 285, e qualora tale riconoscimento di storicità sia riportato sulla carta di circolazione, sono assoggettati al pagamento della tassa automobilistica con una riduzione pari al 50 per cento.

Un’agevolazione voluta dal Governo

Questa la notizia, che in capo ad una manciata di ore ha fatto il giro del Web tale è lo stupore suscitato fra i media, e che – c’è da giurarlo – non mancherà di sollevare accese discussioni da parte dell’opinione pubblica. Va, in effetti, tenuto presente che ai fini del possesso del “certificato di rilevanza storica e collezionistica”, i veicoli ultraventennali (le cosiddette “Youngtimer” che tanto favore incontrano fra i più giovani appassionati che si avvicinano al mondo del motorismo storico, e notevole successo ottengono fra gli enthusiast un po’ più “âgé” che fra i primissimi anni 90 e l’alba del nuovo Millennio le hanno ammirate, guidate e possedute) usufruiscono di una riduzione del 50% sull’importo della tassa di proprietà – il bollo auto, appunto -, “sconto” che in alcune Regioni è totale (cioè nella misura del 100%).

Le auto ultratrentennali sono “salve”, e ci mancherebbe

Resterebbe tutto come prima per le auto e moto storiche con più di trent’anni di età, che restano esentate dal pagamento della tassa di circolazione (seppure una tassa ridotta, vada in ogni caso pagata da parte dei proprietari ai fini della loro circolazione). Attenzione: la proposta di modifica al Decreto Fiscale deve essere approvata dalla Commissione Finanze del Senato, e staremo a vedere quale orientamento verrà adottato da Palazzo Madama. Il fatto che l’emendamento arrivi da tre esponenti di maggioranza (appunto: Italia Viva, PD, M5S) e sia rivolto ad un maggiore gettito per le Regioni potrebbe far pendere l’ago della bilancia verso una sua approvazione.

Ma quante sono? Lo 0,1%…

Resta da chiedersi (ma le domande sono tante) quale sia esattamente la ragione di questa proposta. Lotta all’inquinamento? Contributo allo svecchiamento del parco auto circolante? O un aumento del gettito a beneficio delle Regioni? Quali che siano le motivazioni, nessuna di queste sembra reggere. Ed il perché, è molto semplice da spiegare, e si basa essenzialmente sul numero dei veicoli ultraventennali attualmente immatricolati. Secondo i dati della Motorizzazione aggiornati al 2 novembre 2021, rileva l’ASI-Automotoclub Storico Italiano attraverso una dichiarazione del presidente Alberto Scuro, si tratta di 66.050 autoveicoli: “Cioè lo 0,14% dei 47.564.572 autoveicoli circolanti in Italia, e l’1,12% dei 5.908.824 autoveicoli ventennali”.

A chi gioverebbe tutto questo?

Da qui, un ragionamento elementare: un’autovettura di più di vent’anni di età, che sia (come da riferimento sulla carta di circolazione) di “interesse storico e collezionistico”, quanti km potrà mai percorrere ogni anno? Un migliaio? Duemila a voler esagerare (tenendo anche conto che si tratta, per lo più, di veicoli sottoposti a cure amorevoli, utilizzati con attenzione e… la benzina non è gratis, ma anzi nelle ultime settimane ha fatto registrare notevolissimi aumenti: e anche questo pesa sui costi di gestione)?

L’inquinamento prodotto è, dunque, esiguo se paragonato alla totalità delle fonti da cui proviene la gran parte delle emissioni (e non stiamo parlando soltanto di trasporti privati, si badi bene). Non è nemmeno credibile un discorso di maggiori entrate fiscali per le Regioni, proprio per via dei ridotti importi nominali delle tasse di circolazione agevolate e del numero (molto basso) di autoveicoli che ne usufruiscono.

Il bollo è come il diamante: è per sempre

Si tratta, perciò, di motivazioni lunari (ci si perdoni il termine), che sanno più di “caccia alle streghe” che di effettiva attenzione – se questi sono i motivi alla base della proposta – all’ambiente, allo svecchiamento del parco auto in circolazione o alle “disponibilità” di cassa delle amministrazioni regionali. Tanto più che si tratta, nel caso delle “Youngtimer”, di veicoli i cui proprietari hanno, per molti anni, pagato il bollo ad importo pieno.

In effetti, la questione della tassa di proprietà – che da decenni, da più parti, si chiede di abolire, o quantomeno di ridurre o riformulare negli importi in base alla reale percorrenza annua del veicolo (magari attraverso la “scatola nera”?) – è da sempre un argomento fra i più dibattuti. Di eliminarla, o appunto rivedere, sembra che proprio non se ne parli. A meno che non ci si armi di santa pazienza e si porti (con tutti i sacrifici del caso, soprattutto economici) il veicolo a trent’anni. Ma, alla fine dei conti, questa lunga convivenza con la vettura, per giungere alla fine alla sospirata esenzione dal bollo, quanto costa al proprietario?

Si va a punire anche la filiera

Fin qui, ci si è riferiti esclusivamente agli utenti finali (leggi: i proprietari), ai quali peraltro spettano tutti i costi di manutenzione del veicolo. Azzerare di colpo i (relativi) benefici per le auto ultraventennali “di rilevante valore storico e collezionistico” (e ribadiamo questo concetto, perché è importante) significherebbe anche depauperare un consistente patrimonio mobile. Fra l’altro, uno dei pochi che mettono a segno cifre positive in Italia. È opportuno tenere presente che l’intero comparto del motorismo storico “muove”, su scala nazionale, qualcosa come 2,5 miliardi di euro all’anno fra spese di manutenzione, turismo, eventi correlati, sviluppo delle attività professionali correlate.

Un esempio su tutti: il possessore, mettiamo il caso, di una Fiat Barchetta (veicolo-simbolo fra le Youngtimer certificate come rilevanti dal punto di vista storico e collezionistico; ma potremmo anche riferirci ad un’Alfa Romeo 75 o GTV, ad una Fiat Coupé o una più “modesta” Fiat Cinquecento Sporting) che porti la vettura ad un tagliando e spenda, per ipotesi, 5-600 euro per la normale manutenzione, contribuirà al gettito fiscale attraverso IVA, IRES ed IRAP che sono le entrate indirette percepite dallo Stato. Lo stesso appassionato, magari associato ad un Club (tessera che va ad aggiungere valore alla tutela del patrimonio storico, o “neo-storico”, nazionale), partecipa ad alcuni raduni ogni anno. E questo contribuisce ad alimentare la filiera del turismo. Logicamente, come si diceva più sopra, non percorre molti km ogni anno, dunque la sua incidenza sull’inquinamento è quantomeno esigua.

Vogliamo cancellare tutto questo? Il rischio è che si finisca come con la questione del superbollo, che lo stesso Ministero dell’Economia e delle Finanze ha ammesso sia stato controproducente in quanto ha portato ad una notevole diminuzione del gettito, anche per via dei tristemente famosi esodi di supercar ripartite alla volta dell’estero (soprattutto Germania, Svizzera, Francia). Se l’emendamento dovesse essere accolto, lo scenario potrebbe essere simile: vetture di prestigio sarebbero rivendute oltreconfine, per la gioia degli appassionati all’estero, e per di più (è una legge di mercato) a quotazioni di gran lunga inferiori.

La recente “beffa” assicurativa dall’Europa

C’è poi, un’ulteriore mazzata ai danni del comparto automotive (e non solamente storico, si badi bene) la questione delle assicurazioni: è recente (risale ai primissimi giorni di novembre) l’indicazione da parte dell’Unione Europea di mantenere il veicolo assicurato anche se esso non circola per diversi mesi e viene tenuto al ricovero in un’area privata.

ASI: “Sì alla mobilità green ma senza distruggere il patrimonio”

Lo stesso presidente ASI, Alberto Scuro, indica senza mezzi termini quali sarebbero gli effetti di questo emendamento, se venisse approvato: “Effetti gravissimi per il settore, e non solo sul piano economico. Si andrebbe anche a minare il valore culturale, attuale e futuro, di questi veicoli”. I quali, come si indicava, non sono che lo 0,14% degli oltre 47,5 milioni in circolazione:

Andando a punire questa esigua minoranza di veicoli, i benefici per lo Stato sarebbero inconsistenti e si andrebbe a compromettere l’intera filiera professionale, si incentiverebbe la dispersione del nostro patrimonio e si spegnerebbero le prospettive occupazionali per molti giovani. Per il nostro Paese le perdite sarebbero decisamente superiori alle possibili entrate. ASI farà tutto il possibile affinché tale emendamento non venga convertito in legge e per illustrare in maniera dettagliata il panorama del motorismo storico nazionale. Incentiviamo la mobilità green ma senza distruggere il passato.

Già “azzoppati” dall’emergenza sanitaria

Si tratta, puntualizza ASI, di “Un provvedimento che metterebbe in difficoltà un settore già provato dalla pandemia e che, invece, andrebbe incentivato come eccellenza del ‘made in Italy’. Secondo l’analisi dell’Automotoclub Storico Italiano, con il Covid il settore ha perso oltre mezzo miliardo di euro. Il 75% di questo valore – pari a 375 milioni di euro – si riferisce agli operatori professionali come artigiani, commercianti, micro e piccole imprese che si occupano di gestione, manutenzione, restauro e produzione di parti specifiche per i veicoli storici: attività che in regime di ‘lockdown’ avevano ridotto del 70% la loro operatività”.

Ripensateci!

ASI ha preso posizione: dal canto nostro, auspichiamo che Camera e Senato dimostrino obiettività e diano parere contrario alla proposta. Ci si augura, intanto, che gli altri enti nazionali di tutela dell’auto e del motorismo storico (ACI e ACI Storico, che proprio in tempi recentissimi hanno avanzato la proposta di concedere libero accesso ai centri storici per i veicoli ultraquarantennali), ed i Club, i Registri storici e le associazioni presenti sul territorio, si facciano sentire.

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