Superbollo: niente abolizione e resta in bilico anche il bollo pieno per le auto storiche ultraventennali

“Questo ‘taglio’ non s’ha da fare”: la Commissione Finanze e Lavoro del Senato ha deciso di mantenere l’addizionale che colpisce le autovetture oltre 185 kW (252 CV), e si teme che anche le storiche ultraventennali debbano pagare la tassa di proprietà “piena”, vale a dire non più ridotta del 50%.

Il bollo è come un diamante: è per sempre. Con la differenza che la preziosa pietra costituisce un bene rifugio di sicuro valore, mentre la tassa di circolazione… grava solamente sulle tasche dei contribuenti. A maggior ragione se si tratta del superbollo, introdotto nel 2011 dal Governo Berlusconi (come addizionale per le vetture che superavano 306 CV) e successivamente (2012) modificato dall’amministrazione guidata da Mario Monti, attraverso una “stretta” che limitava a 185 kW (252 CV) la soglia di potenza massima oltre la quale viene applicato il superbollo.

Un gettito ininfluente

In buona sostanza, niente da fare: nonostante si tratti di un’addizionale che, per esigua entità (fa parte di quelle mini-imposte che rappresentano non più dello 0,01% delle entrate per l’erario) ben pochi benefici dà all’”ossigeno monetario” dello Stato, la Commissione Finanze e Lavoro del Senato ne ha deciso il mantenimento.

Dunque: nonostante un emendamento (l’ultimo in ordine di tempo, ché nei mesi e negli anni scorsi diverse altre proposte di abolizione si sono succedute) presentato da Fratelli d’Italia, il superbollo che obbliga il pagamento di 20 euro ogni kW oltre 185 kW (252 CV) di potenza del veicolo resta in vigore. E chi abbia nel proprio garage una vettura superiore a questa potenza deve mettersi l’anima in pace… e anche quest’anno aprire il portafoglio. Una decisione impopolare anche perché, se si considera il bassissimo apporto benefico per l’ambiente (si tratta, appunto, dello 0,1% degli autoveicoli in circolazione), il livello di inquinamento provocato dalle vetture che superano 250 CV è davvero poco influente sul complessivo. Come, del resto, poco influenti sono le entrate per l’erario.

Si rischia di assistere ad una “fuga di supercar” verso l’estero

Le conseguenze rischiano di essere tuttavia ben peggiori dei benefici: con il “no” alla proposta di abolizione del superbollo, anche se gli importi vanno a decrescere man mano che aumenta l’età della vettura (20 euro ogni kW in più oltre 185 kW fino a 5 anni; 12 euro/kW dopo 5 anni di età e fino a 10 anni; 6 euro/kW dopo dieci anni e fino a 15 anni; 3 euro/kW dopo 15 anni e fino a 20 anni; azzeramento del superbollo per le ultraventennali), potrebbe verificarsi una “fuga” di vetture di prestigio, e di fabbricazione italiana, verso l’estero (segnatamente Francia, Germania, Svizzera), andando così a depauperare il nostro patrimonio di eccellenza nazionale nel settore automotive di alta gamma.

Auto storiche ultraventennali: il bollo intero anche per loro?

Rimane “in sospeso”, invece, un’altra proposta decisamente impopolare: l’eventualità di far pagare la tassa di proprietà, ad importo pieno anziché dimezzato, anche ai proprietari di auto storiche ultraventennali (ovvero quelle che comunemente vengono definite “Youngtimer”), anche se iscritte nei Registri storici quindi equiparabili di fatto alle auto storiche “tout court” sebbene non abbiano ancora compiuto trent’anni.

La bozza di emendamento al decreto fiscale – che, come si ricorderà, era stata di recente presentata da cinque esponenti di tre forze di maggioranza (Italia Viva, MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico) – prevede di abolire l’agevolazione del 50% sul bollo per le auto di età compresa fra 20 e 29 anni. La motivazione della richiesta si rivolgeva ad una “Progressiva abolizione di benefici fiscali per i veicoli inquinanti” (come si legge nel testo della bozza).

La natura squisitamente politica, e – si ritiene – che ben poca attenzione denota sull’effettiva portata di questo provvedimento (secondo i dati della Motorizzazione aggiornati al 2 novembre 2021, come rilevato dall’ASI-Automotoclub Storico Italiano, si tratterebbe di appena 66.050 autoveicoli, cioè lo 0,14% dei 47.564.572 autoveicoli circolanti in Italia, e l’1,12% dei 5.908.824 autoveicoli ventennali), non aveva mancato di suscitare immediate riserve, proprio da parte dello stesso ASI, che attraverso il suo presidente Alberto Scuro aveva, sì, avallato l’importanza di incentivare la mobilità green, tuttavia senza rischiare che una consistente “fetta” di autovetture di pregio, che hanno la sola “colpa” di non avere ancora trent’anni, possano essere disperse:

“Andando a punire questa esigua minoranza di veicoli, i benefici per lo Stato sarebbero inconsistenti e si andrebbe a compromettere l’intera filiera professionale, si incentiverebbe la dispersione del nostro patrimonio e si spegnerebbero le prospettive occupazionali per molti giovani. Per il nostro Paese le perdite sarebbero decisamente superiori alle possibili entrate. ASI farà tutto il possibile affinché tale emendamento non venga convertito in legge e per illustrare in maniera dettagliata il panorama del motorismo storico nazionale. Incentiviamo la mobilità green ma senza distruggere il passato”.

Ultime notizie su Tasse

Tasse

Tutto su Tasse →