Auto elettriche Made in EU: i requisiti per incentivi e supercrediti

La proposta punta a rafforzare la produzione locale di auto elettriche con requisiti su componenti e batterie. Divergenze tra Stati e ritardi rischiano di posticipare l'entrata in vigore al 2028.

Auto elettriche Made in EU: i requisiti per incentivi e supercrediti
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Giorgio Colari
Pubblicato il 19 feb 2026

La trasformazione della filiera automobilistica europea è entrata in una fase cruciale, sospinta dalla necessità di rafforzare la produzione locale e di ridurre la dipendenza dai fornitori esterni. Al centro di questa rivoluzione si trova una nuova proposta legislativa della Commissione Europea che, attraverso l’Industrial Accelerator Act, punta a fissare standard elevati per la localizzazione dei componenti delle auto elettriche. L’obiettivo? Garantire che almeno il 70% delle parti sia realizzato in Europa, mentre per il powertrain elettrico la soglia minima fissata è del 50% di provenienza comunitaria. Un cambiamento che promette di ridisegnare la mappa produttiva del settore automotive e di rafforzare la sovranità industriale del Vecchio Continente.

La normativa in discussione non si limita a semplici linee guida: prevede criteri stringenti per accedere agli incentivi pubblici e partecipare alle gare d’appalto, imponendo che i veicoli siano assemblati sul territorio europeo e che rispettino precise soglie di componenti UE. Questo approccio, volto a tutelare l’industria interna, premia anche le microcar a zero emissioni, che potranno beneficiare di supercrediti se rispettano i medesimi standard di localizzazione produttiva. L’intento dichiarato della Commissione è duplice: da un lato, favorire la creazione di nuovi posti di lavoro e attrarre investimenti, dall’altro, rafforzare l’autonomia strategica europea nel settore automobilistico, tagliando i legami con fornitori extra-UE.

Ma la definizione di Made in EU rappresenta il vero terreno di scontro tra i governi. Storicamente, questa etichetta includeva anche i Paesi dello Spazio Economico Europeo, ma la Germania propone ora di estendere il concetto ai cosiddetti “partner affidabili” con accordi commerciali privilegiati. Berlino teme infatti che criteri troppo restrittivi possano compromettere le relazioni internazionali e ostacolare la competitività delle proprie aziende. Dall’altra parte, la Francia si mostra intransigente: solo regole rigorose possono garantire la crescita della base industriale comunitaria e difendere il mercato interno. Questo braccio di ferro ha già prodotto effetti concreti, con il rinvio della presentazione finale della proposta al 26 febbraio 2026 e il rischio concreto che l’implementazione possa slittare oltre il 2028.

Le reazioni del settore non sono univoche. I costruttori europei vedono nell’Industrial Accelerator Act una chance per rilocalizzare l’assemblaggio, la produzione di celle e materiali attivi, sfruttando la spinta verso la produzione locale. Al contrario, i fornitori globali esprimono preoccupazione per una possibile frammentazione delle catene di approvvigionamento, per l’aumento dei costi e per il rischio di contenziosi commerciali con i grandi player esclusi dal mercato europeo. In questo contesto, gli esperti di logistica sottolineano che raggiungere il traguardo del 70% di componenti UE richiederà investimenti ingenti nella raffinazione delle materie prime, nella produzione di batterie e nell’elettronica avanzata. Sarà inoltre fondamentale un coordinamento efficace tra gli Stati membri per evitare la proliferazione di impianti inutili e il rischio di sovraccapacità produttiva.

Non meno delicato è il capitolo tecnico. La Commissione Europea non ha ancora definito in modo definitivo l’elenco dei componenti critici delle batterie, né ha messo a punto procedure di certificazione chiare e credibili. L’assenza di regole trasparenti e di meccanismi snelli rischia di rendere gli incentivi inapplicabili, alimentando incertezze e potenziali contenziosi legali che potrebbero rallentare ulteriormente la transizione verso la mobilità elettrica.

La posta in gioco va ben oltre la sola industria automobilistica. La scelta di chi potrà fregiarsi dell’etichetta Made in EU influenzerà il futuro del mercato auto europeo e ridefinirà gli equilibri diplomatici e commerciali con i colossi mondiali della componentistica. Governi, imprese e investitori sono chiamati a seguire con attenzione ogni sviluppo, consapevoli che il risultato finale determinerà se l’Europa riuscirà a trasformare l’ambizione di rilocalizzazione in una realtà produttiva competitiva, oppure se i vincoli imposti finiranno per avere effetti collaterali su prezzi e tempi di lancio dei nuovi modelli elettrici.

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