Attenzione all’usato, i motori da evitare come la peste secondo i meccanici

Scopri i motori usati a rischio (PureTech, 1.6 THP, EcoBoost 1.0, N47, Ingenium e AdBlue), come riconoscere i segnali e quali controlli fare prima dell'acquisto

Attenzione all’usato, i motori da evitare come la peste secondo i meccanici
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Giorgio Colari
Pubblicato il 11 mar 2026

Acquistare un’auto usata può sembrare un affare, ma dietro prezzi allettanti e modelli blasonati si celano spesso insidie che possono trasformare il sogno in un vero incubo economico. Negli ultimi cinque anni, ben il 70% dei reclami ricevuti dai meccanici ha riguardato sei motori specifici, caratterizzati da difetti strutturali che possono portare a riparazioni costose, comprese tra 3.000 e 5.000 euro. Conoscere in anticipo i punti deboli di questi propulsori è fondamentale per evitare brutte sorprese e scegliere consapevolmente il proprio prossimo veicolo.

I sei motori più problematici sul mercato dell’usato

Il primo della lista è il PureTech 1.2, un motore che ha equipaggiato una vasta gamma di veicoli del gruppo Stellantis. I primi esemplari di questo propulsore montavano una cinghia di distribuzione a bagno d’olio, una soluzione che si è rivelata vulnerabile al degrado precoce. Il rischio di rottura della cinghia e conseguenti danni al motore ha costretto il costruttore a intervenire, estendendo le garanzie su alcuni modelli e adottando una catena nella terza generazione. Un dettaglio da non sottovalutare se si punta su auto usate di questa famiglia.

Segue il 1.6 THP, nato dalla collaborazione tra PSA e BMW e montato su Mini Cooper S, Peugeot e Citroën. Il tallone d’Achille di questo motore è il tenditore della catena, soggetto a un’usura accelerata che può causare la rottura della catena stessa. In questi casi, la sostituzione integrale del propulsore diventa spesso inevitabile, con costi elevati per il proprietario. Chi desidera un modello equipaggiato con questo motore dovrebbe accertarsi che sia stato installato il tenditore aggiornato, elemento chiave per la longevità dell’unità.

Il terzo motore da monitorare è l’EcoBoost 1.0 di Ford, un tre cilindri prodotto fino al 2020. Anche in questo caso, la criticità principale riguarda la cinghia di distribuzione a bagno d’olio, particolarmente problematica nei veicoli prodotti prima del 2018. Il rischio di guasti è più elevato su questi esemplari, rendendo necessarie verifiche accurate prima dell’acquisto.

Anche il 1.2 TCe, montato su Renault Clio, Captur e Nissan Qashqai, presenta problematiche non trascurabili. In particolare, soffre di consumi anomali di olio dovuti a tolleranze costruttive troppo generose: il lubrificante finisce nella camera di combustione, accelerando l’usura della catena di distribuzione. Questo fenomeno può tradursi in costose riparazioni se non viene gestito tempestivamente.

Un altro nome da segnare in agenda è l’Ingenium 2.0 diesel di Jaguar Land Rover, presente su Discovery Sport ed Evoque tra il 2015 e il 2019. Il problema principale risiede nelle guide della catena, realizzate in plastica fragile. La loro sostituzione richiede lo smontaggio completo del motore, con conseguenti costi molto elevati che spesso sorprendono i proprietari meno informati.

Infine, tra i motori più temuti del mercato dell’usato troviamo il N47 di BMW. Celebre per la posizione posteriore della catena di distribuzione, che rende gli interventi di manutenzione particolarmente complessi e onerosi, questo motore ha visto i suoi esemplari prodotti tra il 2007 e il 2010 essere tra i più problematici. I preventivi di riparazione per questo propulsore possono facilmente oscillare tra 3.000 e 5.000 euro, rappresentando un rischio concreto per chi acquista senza informarsi adeguatamente.

Problemi secondari: il sistema AdBlue e altre criticità

Non solo i motori: anche alcuni sistemi ausiliari possono riservare brutte sorprese. In particolare, il sistema AdBlue installato su diversi modelli Peugeot e Citroën prodotti tra il 2014 e il 2020 ha evidenziato guasti alla pompa integrata nel serbatoio. Poiché la pompa non è sostituibile separatamente, la riparazione risulta particolarmente onerosa. In risposta, Stellantis ha introdotto misure di compensazione retroattiva fino a otto anni per tutelare i clienti colpiti da questo difetto.

Come difendersi prima di firmare il contratto

La chiave per un acquisto sicuro di un’auto usata risiede nella diligenza e nell’informazione. È essenziale controllare la cronologia dei tagliandi presso officine autorizzate, verificare la presenza di richiami e estensioni di garanzia, nonché accertarsi che siano stati effettuati gli aggiornamenti tecnici noti, come il tenditore aggiornato sul 1.6 THP o la sostituzione del serbatoio AdBlue. Una perizia meccanica approfondita, comprensiva di prova su strada e ispezione della distribuzione, rappresenta un investimento che può evitare spiacevoli sorprese e costi imprevisti.

Prestare attenzione ai segnali d’allarme è fondamentale: rumori metallici a freddo, consumi anomali di olio e spie relative al sistema AdBlue devono sempre essere indagati a fondo. Chi acquista da privati dovrebbe richiedere una documentazione dettagliata delle riparazioni più importanti, mentre chi opta per un usato garantito da concessionaria deve informarsi con precisione su quali interventi sono effettivamente coperti e per quanto tempo.

Conoscere i difetti strutturali dei motori più diffusi e dei relativi sistemi accessori trasforma una potenziale trappola in un’opportunità. Scegliere la generazione corretta, verificare gli aggiornamenti tecnici e mantenere una manutenzione impeccabile sono strategie che riducono drasticamente il rischio di guasti inaspettati e costosi, consentendo di godersi l’auto usata in tutta tranquillità.

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