Addio radio in auto: i costruttori eliminano FM e DAB dai nuovi modelli
CRTV chiede che FM e DAB restino di serie nelle auto connesse per garantire informazione gratuita e sicurezza; MIMIT propone una norma, la UE chiede verifiche.
Il futuro della radio in auto sembra essere a rischio, nonostante i numeri che testimoniano la sua centralità nella vita quotidiana degli italiani: sono infatti 35 milioni gli ascoltatori giornalieri, di cui ben 26 milioni sintonizzati proprio durante gli spostamenti in automobile. Eppure, una nuova tendenza da parte di alcuni costruttori automobilistici minaccia questa abitudine consolidata: l’eliminazione progressiva dei ricevitori FM e DAB dai cruscotti, sostituiti da sistemi di infotainment che puntano esclusivamente su servizi di streaming via internet.
A fronte di questa evoluzione tecnologica, si è mobilitata la campagna CRTV #RadioInAuto, un’iniziativa di Confindustria Radio Televisioni che vuole accendere i riflettori sul rischio di perdere un servizio universale, gratuito e indipendente dalla copertura mobile. Il broadcast radiofonico, infatti, rappresenta una risorsa fondamentale, soprattutto nei momenti di emergenza o quando la rete dati non è disponibile o risulta congestionata.
Dal 13 febbraio, la strategia di comunicazione della CRTV si è articolata in uno spot radiofonico, trasmesso con oltre 1.200 passaggi quotidiani su tutte le emittenti associate, e in una serie di iniziative social e web rivolte a pubblico, istituzioni e case automobilistiche. L’obiettivo è chiaro: sensibilizzare sull’importanza di mantenere la radio in auto come dotazione standard, anche nei nuovi modelli connessi e digitalizzati.
Sul fronte normativo, la questione è ormai approdata ai tavoli istituzionali. L’Agcom ha rilevato, nell’aprile 2025, una lacuna nel Codice delle comunicazioni elettroniche: attualmente, l’obbligo di integrare il sistema DAB riguarda solo i veicoli dotati di autoradio tradizionale, escludendo quelli che dispongono di sistemi audio basati su IP. Per colmare questa carenza, il MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) ha proposto una modifica normativa che estenderebbe l’obbligo a tutti i nuovi veicoli capaci di riprodurre contenuti audio, notificando il provvedimento alla Commissione Europea.
La risposta delle istituzioni europee, però, non si è fatta attendere: la Commissione Europea ha sospeso la misura, chiedendo all’Italia una documentazione dettagliata che ne attesti la necessità e la proporzionalità, in relazione alle regole del mercato unico e alla libertà progettuale dei costruttori automobilistici. Un passaggio cruciale che sottolinea la complessità della questione e la necessità di trovare un equilibrio tra innovazione tecnologica e tutela dell’accesso universale all’informazione.
A livello continentale, il 13 febbraio 2026 è stata rilanciata l’iniziativa “Radio Ready in Connected Cars”, nata a Madrid nel giugno 2025, che vede una coalizione di broadcaster impegnata a garantire la presenza e la visibilità della radio in auto nei sistemi di infotainment dei veicoli connessi. I tre pilastri di questa iniziativa sono: la prominenza e l’accessibilità della radio nei sistemi di bordo, la visibilità delle app radiofoniche nell’interfaccia utente e l’affidabilità degli assistenti vocali nel selezionare le emittenti.
Non mancano le prese di posizione politiche: Alberto Luigi Gusmeroli, presidente della Commissione Attività produttive della Camera, ha definito la radio “un’infrastruttura democratica e un presidio di pubblica utilità e sicurezza”, sottolineando l’importanza di preservare sia la tecnologia analogica sia quella digitale su tutti i nuovi modelli di auto.
Dal canto loro, i costruttori automobilistici motivano la transizione verso pannelli digitali e interfacce centralizzate con la necessità di offrire maggiore modernità, personalizzazione e integrazione con i servizi online. I sostenitori dello streaming evidenziano la possibilità di accedere a una gamma più ampia di contenuti e servizi interattivi. Tuttavia, i critici fanno notare come la dipendenza dalla copertura cellulare e da eventuali abbonamenti possa limitare l’accesso a un servizio che, storicamente, è sempre stato libero e disponibile ovunque.
Il valore pubblico della radio in auto emerge in modo evidente: il broadcast è in grado di raggiungere anche le aree a bassa copertura mobile e si dimostra insostituibile durante eventi critici, come allerte meteo o incidenti sulle autostrade, quando le reti dati possono risultare inaccessibili. In questi contesti, ricevere comunicazioni urgenti senza dipendere dalla connettività rappresenta un vantaggio essenziale per la sicurezza e l’informazione.
La proposta italiana, quindi, mira a rendere obbligatoria la presenza di FM e DAB su qualsiasi sistema di infotainment in grado di riprodurre contenuti audio, indipendentemente dalla presenza di un’autoradio convenzionale. La partita, però, si gioca a Bruxelles, dove la Commissione Europea attende dall’Italia prove concrete della compatibilità di questa misura con le normative europee e con la libertà progettuale delle case automobilistiche.
In definitiva, mentre broadcaster, istituzioni e una larga fetta di utenti riconoscono il valore universale della radio in auto, il dialogo con l’industria e le autorità europee resta aperto. L’obiettivo condiviso è quello di conciliare innovazione e tradizione, garantendo che la radio continui a essere un servizio accessibile, affidabile e democratico per tutti gli automobilisti.