La prima supercar della storia a parlare portoghese: una sorprendente anomalia

Solo 60 esemplari prodotti a mano nei pressi di Porto: debutta la prima supercar portoghese con telaio in carbonio e oltre 650 CV

La prima supercar della storia a parlare portoghese: una sorprendente anomalia
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Renato Terlisi
Pubblicato il 11 mag 2026

Nel panorama dell’automobilismo d’élite, siamo abituati a guardare verso le valli dell’Emilia-Romagna, le foreste della Baviera o le officine asettiche dell’Inghilterra. Trovare una hypercar nata tra i vigneti e le coste ventose del Portogallo è, a tutti gli effetti, un’anomalia affascinante, un “fatto strano” che rompe le gerarchie consolidate della velocità. Eppure, nei pressi di Porto, il sogno di due appassionati, Ricardo Quintas e Nuno Faria, ha preso la forma di un predatore in fibra di carbonio chiamato Adamastor Furia.

Un progetto nato dal nulla

La storia dell’Adamastor inizia nel 2016, non in un distretto industriale storico, ma dalla volontà di creare qualcosa che in Portogallo non si era mai visto: una vettura capace non solo di solcare le strade, ma di sfidare un giorno la leggenda di Le Mans. Dopo anni di sviluppo, la Furia si presenta oggi come un oggetto alieno rispetto alla tradizione produttiva del suo Paese d’origine, pronta per la produzione in serie nel 2026.

L’estetica della funzione

Descrittivamente, la Furia è una scultura di ingegneria estrema. Lunga 4,56 metri e larga 2,12, colpisce per la sua altezza ridotta all’osso: appena 1,10 metri. La carrozzeria, interamente in laminato di fibra di carbonio, è tesa sopra un monoscocca dello stesso materiale, ricalcando le linee dei moderni prototipi da endurance.

L’anomalia si fa ancora più interessante osservando l’aerodinamica: la Furia non ha bisogno di enormi alettoni fissi per restare incollata all’asfalto. Il segreto è nascosto nel fondo, dove due enormi canali Venturi attraversano la vettura, generando una deportanza di 1.000 kg a 250 km/h nella versione stradale, che salgono a ben 1.800 kg nella configurazione da gara.

Cuore americano, anima lusitana

Sotto il cofano posteriore batte un motore che arriva direttamente dal reparto corse di Detroit. Adamastor ha scelto il V6 biturbo da 3,5 litri della Ford GT, un propulsore capace di erogare oltre 650 CV e 571 Nm di coppia. Grazie a un peso a secco piuma di soli 1.100 chilogrammi, le prestazioni sono brutali: lo scatto da 0 a 100 km/h avviene in 3,5 secondi, mentre i 200 km/h vengono raggiunti in soli 10,2 secondi. La velocità massima dichiarata supera i 300 km/h, gestita da un cambio sequenziale Hewland con paddle al volante che scarica tutta la potenza sulle sole ruote posteriori.

Completamente artigianale

Ciò che rende la Adamastor Furia un vero “unicum” non è solo la sua origine geografica, ma la sua estrema rarità. Il piano di produzione prevede appena 60 esemplari, ognuno dei quali sarà interamente assemblato a mano in Portogallo e ampiamente personalizzabile secondo i desideri del proprietario.

Entrare in questo club esclusivo richiede un investimento monumentale: il prezzo di partenza è fissato a 1,6 milioni di euro (tasse escluse). È il prezzo per possedere un pezzo di storia, la prova tangibile che l’ingegno automobilistico può fiorire anche dove nessuno se lo aspetta, trasformando un’anomalia geografica nella nuova frontiera delle supercar artigianali. Mentre il traguardo di Le Mans rimane un sogno senza una data precisa, la Furia è già realtà: una sfida portoghese lanciata ai giganti del settore.

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