Cheetah, una sfortunata supercar di ieri

In pieno revival di supercar e velocissime auto stradali volevamo ricordare oggi una straordinaria vettura sportiva che non ha certo cambiato la storia dell’automobile, ma che ha ispirato più di un progettista contemporaneo. Stiamo parlando della Cheetah, un minuscolo quanto temibile concentrato di potenza e leggerezza, costruita fra il ’63 e il ’65 dal californiano

di Ruggeri


In pieno revival di supercar e velocissime auto stradali volevamo ricordare oggi una straordinaria vettura sportiva che non ha certo cambiato la storia dell’automobile, ma che ha ispirato più di un progettista contemporaneo. Stiamo parlando della Cheetah, un minuscolo quanto temibile concentrato di potenza e leggerezza, costruita fra il ’63 e il ’65 dal californiano Bill Thomas.
Come Shelby aveva tirato fuori il massimo dai motori Ford, così Thomas aveva deciso di portare all’estremo le possibilità dei propulsori Corvette; l’8V di 6,2 litri e 520 CV veniva così adagiato su di un intricato telaio in tubi d’acciaio ricoperto da una sottile carrozzeria (prima in alluminio, poi in poliestere).
Era nata la Cheetah, coupé quasi caricaturale per le sue linee tozze ed esageratamente larghe, come si può apprezzare in questa galleria fotografica: lunga 3560 mm cm, con un passo di 2.268 mm e pesante 680 kg, la Cheetah risultava vincente su molti circuiti, nonostante dovesse confrontarsi con temibili prototipi come Chaparral, McLaren e Lola.







A causa dell’indifferenza Chevrolet e di un incendio all’officina, furono soltanto undici le Cheetah complete costruite da Thomas (tutte con carrozzeria plastica tranne le prime due), seguite poi da una buona quantità di repliche più o meno fedeli.

La meteora Cheetah ci ricorda alcune supercar degli anni ’90, nati nel boom delle sportivissime e prodotte in pochissimi esemplari; la Cheetah in più può vantare un discreto palmares sportivo, linee modernamente anticonformiste per l’epoca, una grinta immutata e prestazioni quasi terrificanti.
Trecento chilometri orari e oltre su questa larga scatolina di plastica “tutto motore” fanno venire i brividi al sol pensiero!

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