Perché il Governo giapponese sta penalizzando le kei car?

Il Governo Abe ha aumentato la tassazione sulle kei car, così da renderle meno convenienti. Vengono in tal modo aiutate le vetture adatte anche all'esportazione.

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Il Governo giapponese ha aumentato la tassazione vigente sulle kei car, nel tentativo di rilanciare l’economia e di rendere meno appetibile e vantaggiosa la produzione di automobili dal bacino troppo circoscritto. E’ quanto rivela il New York Times, che ha di recente dedicato un lungo articolo con cui misurare il polso delle tradizionali utilitarie dell’arcipelago. Il quotidiano della Grande Mela riferisce che le kei car godono tutt’oggi di notevole successo: nel 2013 la quota di mercato si è attestata al 40%.

Eppure queste vetture non sono competitive e ‘spendibili’, dal momento che nessun altro consumatore al di fuori del Giappone ha mai mostrato particolare interesse nei confronti della loro impostazione tecnica e stilistica. Per tal motivo la squadra di Governo ha aumentato la tassazione del 50%, con l’obiettivo di assottigliare la differenza rispetto alle automobili tradizionali. Questa misura dovrebbe costringere i produttori a focalizzarsi su vetture di stampo classico, esportabili e pertanto adatte ad aumentare anche la competitività del sistema paese.

Le kei car sono automobili e veicoli commerciali di taglia contenuta, figlie di una legislazione favorevole (introdotta al termine della II Guerra Mondiale) e sviluppate in funzione di precisi vincoli tecnici: la lunghezza massima non deve oltrepassare i 3.4 metri, il motore deve aver cilindrata non superiore a 660 cc e la potenza non deve oltrepassare i 64 CV. La Daihatsu Copen è il modello che ha raccolto maggior successo anche nel Vecchio Continente.

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