Centenario Maserati: il futuro del marchio tra Suv e sportive con Levante e Alfieri

Maserati, una storia lunga Cento Anni celebrata dove tutto nacque, a Bologna. Dai festeggiamenti alla storia del marchio in un viaggio lungo un centenario.

Maserati Kubang

Bologna, Via de’ Pepoli 1. Tre locali in un mezzo seminterrato senza finestre, una manciata di metri quadri e una discreta pendenza da superare per far uscire le macchine in una stradina, o meglio un vicolo, che in cento anni non è cambiato. Dal pomeriggio del primo dicembre 2014, però, sul muro dell’antico edificio, in alto a destra dell’ingresso appare una targa in marmo:

Targa Centenario Maserati In questo edificio il 1° dicembre 1914 nacque la “Società Anonima Officine Alfieri Maserati.”
Grazie al genio e al lavoro di Alfieri e dei fratelli Ettore, Ernesto e Bindo l’azienda conquisterà fama e prestigio internazionali contribuendo a far conoscere nel mondo l’eccellenza dell’identità industriale di Bologna.
La Maserati e il Comune di Bologna nell’anno del centenario.

E’ cominciato così il lungo pomeriggio di garbata celebrazione con più di un occhio al prossimo futuro, che avevo annunciato viaggiando verso Bologna, concluso a notte avanzata per cominciare insieme ai protagonisti di ieri e di oggi il secondo centenario della Maserati, divenuto l’augurio formulato da tutti. Una nuova Era e una missione ambiziosa rappresentata oggi dalla Levante, dalla Alfieri, dalla nuova GranTurismo e da altro ancora che nei prossimi quattro anni dovranno mantenere le loro promesse. E’ anche, e soprattutto, per questo che si celebrano gli anniversari.

Maserati non è il primo e non sarà l’ultimo brand automobilistico, come si dice oggi, a superare il traguardo dei 100 anni, sia pure passando di mano via via negli anni, inseguendo le alterne fortune e circostanze di vita dei tanti straordinari personaggi che ne hanno costruito la storia. Eppure questa volta la concatenazione di eventi è più avvincente di tanti altri. Le tappe sono note, almeno per coloro che amano non solo le belle automobili ma anche le loro origini. Dai Fratelli Maserati (1914-1937), per cominciare, alla famiglia Orsi che riuscirà a mantenerne il controllo fino al 1967 quando il 60% dell’azienda passerà alla Citroen. Un momento di certo non felice di un sogno dal brutto risveglio. In pochi anni, però, le cose cambieranno ancora e non in meglio: nel ’71 si arriva alla definitiva cessione da parte degli Orsi per disaccordi con l’azionista francese. Ma intanto si avvicina la devastante crisi petrolifera del 1973 che travolgerà la stessa Citroen di proprietà della famiglia Michelin costretta a sua volta a cedere tutto a Peugeot.

Al peggio, come si dice, non c’è mai fine e ora si avvicina il momento più critico della storia Maserati di cui i francesi chiudono seccamente i battenti a fine ’74 e sembra non ci siano più speranze. Sta per iniziare invece, nel maggio del ’75, la controversa e complicata epoca di Alejandro De Tomaso di cui ho scritto più volte su Autoblog. Fra mille critiche e accuse di ogni tipo, sostenute ancora oggi dai tanti denigratori, il geniale imprenditore e pilota argentino diventerà malgrado tutto il salvatore della Maserati passata in quel momento nelle mani della Gepi (Gestioni e Partecipazioni Industriali) finanziaria di Stato per il salvataggio delle aziende in difficoltà. Fiat e Alfa Romeo, le prime ad essere interpellate dalla Gepi, chiedono molto più di quanto sia previsto e solo De Tomaso accetta la sfida del rilancio. Che inizia in effetti nell’81 con la presentazione della Biturbo anch’essa fin troppo “chiacchierata” ancora oggi ma che ebbe malgrado tutto un successo travolgente anche in termini di bilancio.

La Biturbo era prodotta alla Innocenti, anch’essa affidata dalla Gepi a De Tomaso dopo la fuga questa volta degli inglesi della British Leyland, e i sindacati convincono la Gepi a fondere Maserati e Innocenti, un’operazione industrialmente suicida. De Tomaso tiene duro ma con molta più fatica e la sua gestione dura complessivamente vent’anni fino al 1993 quando, all’età di 65 anni, Alejandro è colpito da un ictus che lo inchioda a una sedia a rotelle da dove, pur costretto a lasciare la Maserati, guida ancora la sua De Tomaso Automobili per dieci anni con l’aiuto del giovane ad Marco Berti, fino alla sua morte nel 2003. Gli “storici” di oggi, tuttavia, tagliano corto e riferiscono solo del fallimento di De Tomaso e del generoso intervento di Gianni Agnelli per salvare anche la Maserati, com’era avvenuto in precedenza per Lancia e Alfa Romeo, preoccupato più del rischio di pericolose offerte straniere che del valore di quei marchi. E’ il bello della Storia: qualunque evento realmente accaduto può essere raccontato e spiegato come si vuole a chi non c’era o non poteva sapere. E a questo punto mi chiedo spesso se poi i lettori di oggi, giovani o meno che siano, abbiano un minimo di interesse a scoprire ciò che di solito non viene detto per un motivo o per l’altro. Ma soprattutto se quell’interesse possa essere riferito non solo alle macchine, ai motori, alla meccanica, ma anche agli uomini senza i quali nulla sarebbe mai stato realizzato.

E’ andata così anche il giorno del centenario ricordato dagli illustri presenti, figli e nipoti dei fondatori come Carlo e Alfieri Maserati, Adolfo Orsi, il mitico Ermanno Cozza e perfino Matteo Panini erede di Umberto che evitò la dispersione della collezione dei modelli storici sopravvissuti creando uno specifico museo. Episodi, aneddoti familiari seppure un po’ edulcorati per la circostanza, citazioni e omissioni, espressi con orgoglio e passione ognuno per la sua parte e il suo ruolo. Ricordi e testimonianze di un certo passato scelto a dovere, per arrivare ai fasti del presente rappresentato dal protagonista principale, Harald Wester, leader di turno alla testa di una Maserati al suo ennesimo risveglio iniziato paradossalmente alla Ferrari di Luca di Montezemolo nel 1997 cui Agnelli affidò la gestione del marchio e l’arduo compito di ricominciare daccapo. La storia spesso si ripete e anche questa è una tappa, per quanto importante, che al momento si preferisce tralasciare e non importa se nel 2003 arriva con un doppio colpo di scena la Quattroporte firmata Pininfarina. Il resto è storia recente, nel 2005 Maserati esce dalla Ferrari e ricomincia la sua vita “autonoma” nel gruppo Fiat.

E arriva anche il traguardo dei 100 anni e coincidono, dopo tutto, con i migliori cha la marca abbia mai vissuto, una circostanza davvero unica che rende l’anniversario diverso da tutti gli altri. Come ha ricordato lo stesso Harald Wester “chi avrebbe mai detto che l’anno del centenario sarebbe stato il più florido di tutta la storia della Casa? Siamo a 37.000 auto vendute in 70 Paesi, un obbiettivo di 75.000 consegne l’anno per il 2018 mentre proprio oggi abbiamo prodotto la vettura N° 50.000, una Quattroporte V8 GTS e stiamo lavorando con due turni al giorno, 12 a settimana per circa 150 auto al giorno che è quello che il mercato ci chiede in questo momento”.

Una meta impensabile non solo nei decenni trascorsi ma anche appena pochi anni fa quando al salone di Francoforte del 2011 fu presentato il prototipo della Levante che Sergio Marchionne immaginava di produrre in America. In soli tre anni molte cose sono cambiate fino a portare sempre più il marchio Maserati al ruolo di leader e simbolo del nuovo corso della Fiat diventata FCA verso l’area premium del mercato internazionale. E’ anche per questo, la risposta è dovuta in particolare al lettore “TizM”, che la Levante viaggia con un po’ di ritardo rispetto ai programmi precedenti: “la vettura sarà prodotta a Mirafiori – ha detto Wester – sarà sulla base della Quattroporte e della Ghibli e l’intero cambiamento di strategia industriale ha comportato la necessità di rivedere anche le tempistiche”. E, aggiungerei, è proprio quella inversione di rotta di Marchionne, “le Maserati si fanno in Italia”, analoga allo stesso ripensamento relativo all’Alfa Romeo, la vera garanzia che questa volta il Tridente sembra aver raggiunto la sua piena maturità: un marchio italiano iscritto a pieno titolo nel mondo delle auto sportive di lusso.

Non è quello che sognavano i fratelli Maserati dediti alle competizioni, ma col senno di un secolo dopo i conti tornano perfettamente anche fuori dalle piste. Come dimostra anche l’assetto e la distribuzione produttiva, per rispondere al nostro lettore “Iroko”, non certo “sradicata” da Modena ma molto ampliata in funzione della vistosa crescita in corso. Una logica che Wester ha riassunto ricordando che oggi a Modena procede lo sviluppo del GranTurismo, a Grugliasco escono invece Quattroporte e Ghibli mentre a Mirafiori andrà in linea la Levante. Poi arriveranno la Alfieri con le sue derivate coupé, cabrio e GranTurismo nella sede che si rivelerà più opportuna: come immaginare di fare tutto questo e con i volumi programmati solo a Modena?

E ora alla Maserati non resta che godersi il suo grande momento. Un secolo dopo.

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