Leggi tutti gli articoli per dr
Secondo quanto dichiarato oggi da Roberto Risi, amministratore delegato DR con un lungo passato nel top management Fiat, “Termini Imerese è un investimento destinato a fallire”. Questo è quanto affermato nel corso di un’intervista rilasciata ad ADNKronos.
Risi ha parlato di “elevato rischio di fallimento sul medio e lungo periodo a causa degli elevati costi logistici”, problema difficilmente superabile che è in ultima analisi il motivo profondo per cui la produzione di auto nel polo industriale siciliano non è, né può essere competitiva.
E per quanto riguarda la prospettiva di realizzare auto elettriche a Termini? Si tratta di una soluzione che “potrebbe consentire allo stabilimento di sopravvivere per cinque anni giocando sul prezzo” secondo il manager, ma poi “il problema strutturale” di cui sopra emergerebbe comunque, “rischiando di mettere in ginocchio qualunque attività”.
Lo scetticismo di Risi vale a maggior ragione per le auto dotate di motorizzazioni tradizionali: “se si pensa di produrre a Termini una vettura compatta che deve avere un prezzo molto competitivo, non avendo in Sicilia tutte le fasi produttive, a partire dallo stampaggio, diventa un’impresa improba dal punto di vista economico”.
A contribuire agli elevati costi logistici è anche l’assenza di un parco fornitori che non c’è “perché i volumi dello stabilimento non erano sufficienti a giustificare gli investimenti necessari per crearlo”. Inguaribile pessimismo o visione crudamente realistica della situazione?
gertrud
19 feb 2010 - 12:18 - #51#50perchè? il sud della spagna produce per il nord africa forse? e il sud della francia ? produce per il nord africa ?
la risposta è NO!
mauison
19 feb 2010 - 14:12 - #52Fiat si è fatta costruire, con soldi pubblici, quindi nostri, un bellissimo porto di interscambio che non ha mai utilizzato, preferendo far arrivare le parti di auto a Catania!!!
Svegliatevi invece di dire M!n chi@ te!!
Poi che il mondo auto sia in crisi non ci piove.
Inutile produrre 200000 macchine se ne vendi 20000.
elanslh2
19 feb 2010 - 14:58 - #53E basta col tormentone! La FIAT non ha più ricevuto finanziamenti nell’era Marchionne (chi lo afferma, dia gli estremi e i dati).
Gli incentivi sono tutt’altra cosa. I principali beneficiari sono gli acquirenti di auto di TUTTE le marche, e FIAT si è presa la fetta che è riuscita a guadagnarsi. Ora non ci sono più, il governo è tutt’altro che filoFIAT, e FIAT ha replicato (con un certo stile ) che può vivere anche senza, gestendo il logico calo delle vendite.
aenaryon
19 feb 2010 - 15:34 - #54intanto , purtroppo , alla fine… parliamo parliamo di comprare italiano (e faremmo bene a farlo il piu possibile) ma se ci sono i soliti speculatori finanziari, politici e banchieri , che bruciano miliardi di euro di società italiane , svendono all estero il nostro patrimonio economico e industriale, conta a poco in questo caso dire comprate comprate. compreremo ma stiamo dando soldi all estero!
quante società e aziende sono rimaste a maggioranza italiana? …quante!?troppo poche
il colpo grosso lo faranno i cinesi se compreranno generali eni e enel (come sembra che vogliano fare), a quel punto potremmo solo dire alla cina , si padrone
rav
19 feb 2010 - 20:56 - #55@42: ma difatti. Guarda che sei tu che hai detto “Quanto andiamo a fare la spesa oppure quanto dobbiamo comprare qualsiasi prodotto controlliamo se l’azienda produttrice investe nel nostro paese, se ha aperto fabbriche nel nostro paese, se investe nella ricerca e l’innovazione nel nostro paese.” E io ti dico che ci sono ben pochi prodotti per cui si può fare questo ragionamento per il fatto che ormai tutti producono o prendono le materie prime da Cina e compagnia bella e poi aprono le fabbriche all’estero.
Marco Furlan
21 feb 2010 - 02:38 - #56TERMINI NONOSTANTE LA CARENZA DELL’INDOTTO E LE PROBLEMATICHE LEGATE ALLA LOGISTICA E FORNITORI…. costruiva meglio e bene di Pomigliano!!!
Dunque a chiudere doveva essere Pomigliano!!!