Volkswagen valuta il ritorno dalla Cina: la Germania propone di riportare la produzione in patria

La Bassa Sassonia propone di riportare in Germania parte della produzione Volkswagen oggi realizzata in Cina per salvaguardare occupazione e stabilimenti

Volkswagen valuta il ritorno dalla Cina: la Germania propone di riportare la produzione in patria
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Giorgio Colari
Pubblicato il 1 lug 2026

Per oltre quarant’anni la strategia “In Cina per la Cina” ha rappresentato uno dei pilastri della crescita internazionale di Volkswagen. Oggi, però, quello che per decenni è stato uno dei mercati più redditizi per il costruttore tedesco si è trasformato in una delle sue principali criticità. Il rallentamento delle vendite, la crescente concorrenza dei marchi cinesi e un piano di ristrutturazione senza precedenti stanno alimentando un dibattito destinato a incidere sul futuro del gruppo.

A rilanciare la discussione è stata la Bassa Sassonia, secondo azionista di Volkswagen con una quota del 20%, che propone di riportare in Germania parte della produzione oggi affidata agli stabilimenti cinesi. L’obiettivo è ridurre il rischio di chiusure industriali e salvaguardare migliaia di posti di lavoro.

Una proposta per difendere gli stabilimenti tedeschi

L’idea è stata avanzata dal presidente della Bassa Sassonia, Olaf Lies, secondo cui riportare parte della produzione in Germania consentirebbe di aumentare l’utilizzo della capacità produttiva degli impianti nazionali.

La proposta arriva in un momento particolarmente delicato. Volkswagen sta infatti valutando un piano di ristrutturazione da 11 miliardi di euro, che potrebbe comportare fino a 100.000 esuberi e la chiusura di quattro stabilimenti tedeschi, tra cui quelli di Hannover, Zwickau ed Emden, oltre al sito Audi di Neckarsulm al termine dell’attuale ciclo produttivo.

Secondo Lies, trasferire una parte della produzione oggi realizzata in Cina permetterebbe non solo di sostenere l’occupazione, ma anche di favorire nuovi investimenti e lo sviluppo tecnologico negli stabilimenti tedeschi.

Il mercato cinese non è più quello di una volta

La presenza di Volkswagen in Cina risale alla fine degli anni Settanta e ha rappresentato uno dei maggiori successi industriali del gruppo. Negli ultimi anni, però, lo scenario è profondamente cambiato. I costruttori locali come BYD, Geely e altri marchi emergenti hanno conquistato quote di mercato sempre più consistenti, soprattutto nel settore delle auto elettriche.

Nel primo trimestre del 2026 le consegne di Volkswagen in Cina sono diminuite del 15%, mentre le vendite dei modelli elettrici avrebbero registrato un calo ancora più marcato. Anche le prospettive di crescita del mercato sono state riviste al ribasso. Il gruppo prevede ora che entro il 2030 il mercato cinese raggiungerà circa 26 milioni di vetture l’anno, contro una precedente stima di 28 milioni.

Secondo il management, inoltre, i margini di profitto ottenuti negli anni passati difficilmente torneranno ai livelli che avevano reso la Cina uno dei principali motori della redditività del gruppo.

Tra costi industriali e competitività

Riportare la produzione in Germania rappresenterebbe però una scelta complessa. Per decenni Volkswagen ha investito in Cina proprio grazie ai costi produttivi più contenuti e alla vicinanza al principale mercato automobilistico mondiale. Oggi invertire questa strategia significherebbe affrontare costi di produzione superiori e una profonda riorganizzazione industriale.

Per questo motivo l’ipotesi allo studio non prevede un abbandono del mercato cinese, ma piuttosto una revisione dell’attuale presenza produttiva, mantenendo le partnership locali e riequilibrando la distribuzione degli impianti.

Una ristrutturazione sempre più ampia

La possibile revisione della strategia cinese si inserisce all’interno di un piano di riorganizzazione molto più esteso. Nei giorni scorsi Volkswagen ha annunciato la vendita del 51% di Everllence, la divisione dedicata ai motori marini, in un’operazione destinata a rafforzare la liquidità del gruppo.

Parallelamente continuano a circolare indiscrezioni su possibili operazioni straordinarie che potrebbero coinvolgere alcuni dei marchi più prestigiosi del gruppo, come Ducati o una possibile quotazione separata di Lamborghini, anche se al momento non sono state confermate decisioni ufficiali.

Il futuro passa anche dalla Germania

La proposta della Bassa Sassonia rappresenta un segnale forte in un momento in cui l’intera industria automobilistica europea è chiamata a confrontarsi con la crescente competitività dei costruttori cinesi. Volkswagen dovrà trovare un equilibrio tra la necessità di contenere i costi, difendere la propria presenza internazionale e salvaguardare la produzione negli stabilimenti tedeschi.

Per ora non è stata presa alcuna decisione definitiva, ma il semplice fatto che venga presa in considerazione l’ipotesi di riportare parte della produzione dalla Cina alla Germania dimostra quanto il contesto competitivo sia cambiato rispetto a pochi anni fa. Se questa strategia si tradurrà in un vero piano industriale lo si capirà nei prossimi mesi, quando il gruppo presenterà le proprie decisioni agli organi societari e alle parti sociali.

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