Volkswagen, primi dettagli sulla riduzione dei costi: a rischio 4 stabilimenti e 50.000 posti

Emergono nuovi dettagli sul piano di ristrutturazione Volkswagen: quattro fabbriche tedesche potrebbero chiudere entro il 2034, con 50.000 posti di lavoro a rischio e investimenti ridotti

Volkswagen, primi dettagli sulla riduzione dei costi: a rischio 4 stabilimenti e 50.000 posti
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Renato Terlisi
Pubblicato il 9 lug 2026

Volkswagen accelera sul piano di ristrutturazione che potrebbe cambiare profondamente il futuro del gruppo. Secondo indiscrezioni emerse alla vigilia di una riunione del Consiglio di Sorveglianza, il costruttore tedesco starebbe valutando un programma di riduzione dei costi molto più incisivo rispetto a quanto ipotizzato finora. Tra le misure allo studio figurano la chiusura graduale di quattro stabilimenti in Germania, un’importante riduzione degli investimenti e il taglio di 50.000 posti di lavoro entro il 2030.

Per il momento non è stata presa alcuna decisione definitiva e Volkswagen non ha commentato le indiscrezioni. Tuttavia, il piano conferma le difficoltà che il gruppo sta affrontando tra il rallentamento del mercato cinese, la crescente concorrenza dei costruttori asiatici e l’aumento della pressione sui margini.

Quattro stabilimenti potrebbero chiudere entro il 2034

Secondo quanto trapelato, il piano prevederebbe una chiusura graduale di alcuni dei principali siti produttivi tedeschi. Il primo impianto interessato sarebbe Zwickau, dove la produzione dovrebbe terminare nel 2031, insieme allo stabilimento di Emden.

Successivamente toccherebbe al sito di Hannover, destinato a fermarsi nel 2032, mentre l’ultimo impianto coinvolto sarebbe quello Audi di Neckarsulm, per il quale la fine della produzione verrebbe fissata nel 2034. Complessivamente nei quattro stabilimenti lavorano circa 40.000 persone, che rappresentano una parte significativa della forza lavoro industriale del gruppo in Germania.

Riduzione degli investimenti e obiettivo redditività

Il piano non riguarderebbe soltanto gli impianti produttivi. Volkswagen starebbe infatti valutando una consistente riduzione degli investimenti previsti tra il 2027 e il 2031, portandoli da 180 a 135 miliardi di euro, con un taglio complessivo di 45 miliardi.

L’obiettivo è migliorare la redditività della principale divisione del gruppo. Attualmente il marchio Volkswagen registra un margine operativo del 3,3%, mentre il traguardo fissato per il 2030 è quello di raggiungere il 9%.

Produzione spostata verso l’Europa orientale

Tra le ipotesi allo studio c’è anche una progressiva riallocazione della produzione verso stabilimenti con costi inferiori. Secondo le indiscrezioni, alcuni modelli potrebbero essere assemblati negli impianti di Bratislava, in Slovacchia, e Győr, in Ungheria, dove il costo del lavoro risulta più competitivo rispetto agli stabilimenti tedeschi.

Per i siti produttivi che dovessero interrompere l’attività sarebbero allo studio diverse soluzioni alternative. Tra queste è stata ipotizzata anche una possibile riconversione industriale o la cessione ad aziende operanti in altri settori, anche se al momento non esistono decisioni ufficiali.

La Cina pesa sempre di più sui conti del gruppo

Le difficoltà di Volkswagen sono legate a diversi fattori. Negli ultimi anni il gruppo ha registrato un forte calo delle vendite in Cina, mercato che per decenni ha rappresentato uno dei principali motori della crescita. A incidere è soprattutto la concorrenza sempre più aggressiva dei costruttori locali, guidati da marchi come BYD, che stanno conquistando quote di mercato sia nel segmento delle auto elettriche sia in quello dei modelli tradizionali.

A questo si aggiungono le tensioni commerciali internazionali e l’aumento dei costi legati ai dazi sulle automobili esportate negli Stati Uniti, oltre agli ingenti investimenti necessari per sostenere contemporaneamente lo sviluppo dei modelli elettrici e di quelli con motore termico.

Possibili cambiamenti anche nella struttura del gruppo

Oltre al piano industriale, Volkswagen starebbe valutando anche una revisione della propria organizzazione interna. Tra le ipotesi figura la trasformazione del marchio Volkswagen in una società controllata autonoma, sul modello già adottato per marchi come Audi e Škoda. Anche la divisione Componenti potrebbe diventare una realtà organizzativa separata.

Una simile riorganizzazione potrebbe modificare gli equilibri all’interno del gruppo e ridurre il peso decisionale della Bassa Sassonia, azionista storico di Volkswagen con circa il 20% del capitale e titolare di una posizione particolarmente influente grazie alla normativa che disciplina la governance della casa automobilistica.

Per il momento il confronto all’interno del Consiglio di Sorveglianza si preannuncia particolarmente acceso. I rappresentanti dei lavoratori e il governo della Bassa Sassonia hanno già espresso in passato la propria contrarietà a eventuali chiusure di stabilimenti, rendendo tutt’altro che scontata l’approvazione definitiva del piano.

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