Stellantis mette al tappeto BYD, stop alla campagna denigratoria

Il Giurì ferma la campagna “Operazione Purefication” di BYD: per Stellantis è una vittoria della correttezza pubblicitaria e della tutela dei consumatori

Stellantis mette al tappeto BYD, stop alla campagna denigratoria
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Renato Terlisi
Pubblicato il 4 feb 2026

Stellantis ha accolto con soddisfazione la decisione del Giurì dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria relativa alla recente campagna commerciale lanciata in Italia da BYD Italia, denominata “Operazione Purefication”. Questa pronuncia ha stabilito che la comunicazione promossa dal costruttore cinese era ingannevole, denigratoria e illecita sotto il profilo comparativo, disponendone la cessazione immediata e riconoscendo l’importanza di tutelare sia i consumatori sia i concorrenti da messaggi pubblicitari scorretti.

La campagna di BYD, attiva all’inizio del 2026, offriva un incentivo fino a 10.000 euro a chi rottamava o permutava un’auto con motori dotati di cinghia di distribuzione a bagno d’olio con un veicolo elettrico o ibrido plug-in della casa cinese. Sebbene il materiale promozionale non menzionasse direttamente Stellantis, il riferimento era chiaro, visto che la tecnologia contestata fa parte della famiglia di motori PureTech largamente diffusi sui modelli del gruppo italo-francese.

Secondo il Giurì, quella comunicazione non rispettava i principi del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale, in quanto veicolava messaggi comparativi e denigratori nei confronti di un concorrente, con un tono che poteva risultare falso o fuorviante per il consumatore medio. Per questo motivo, il Giurì ha ordinato la cessazione della campagna pubblicitaria di BYD e ha sottolineato l’importanza di una competizione commerciale leale, trasparente e basata sui fatti reali.

La strategia BYD e il contesto della comunicazione

L’“Operazione Purefication” si inserisce in un momento di intensa competizione tra player tradizionali dell’auto e nuovi protagonisti della mobilità elettrica. BYD, già forte di una presenza crescente nel mercato europeo, ha scelto una strategia di comunicazione fortemente provocatoria per mettere sotto pressione un rivale storico. Il messaggio pubblicitario, pur non citando esplicitamente il nome Stellantis, faceva leva su un punto sensibile della reputazione tecnica del gruppo: i motori PureTech con cinghia di distribuzione a bagno d’olio, criticati per problemi di affidabilità.

Questa forma di promozione aggressiva ha però oltrepassato i limiti della competizione corretta, tanto da attirare l’attenzione dell’organismo di autodisciplina pubblicitaria. In Europa, dove le regole sulla comunicazione commerciale sono piuttosto rigide nel vietare affermazioni ingannevoli o comparative che non siano pienamente documentate, il caso ha fatto rapidamente discutere gli operatori del settore e i consumatori.

La posizione di Stellantis: chiarezza e correttezza

Stellantis ha sottolineato come la decisione del Giurì rappresenti un importante riconoscimento della necessità di tutelare i consumatori e i concorrenti da messaggi pubblicitari scorretti. Il gruppo ha ribadito il proprio impegno a promuovere una competizione basata sulla qualità reale dei prodotti e su una comunicazione chiara, completa e trasparente delle caratteristiche tecniche dei veicoli offerti.

Nelle sue dichiarazioni ufficiali, Stellantis ha evidenziato che comunicazioni come quella oggetto del contendere rischiano di indurre in errore i consumatori, danneggiando non solo l’immagine di un concorrente, ma la fiducia generale nel mercato. Per l’azienda italo-francese, la pronuncia del Giurì conferma l’importanza di mantenere standard elevati di correttezza, affinché la competizione tra marchi sia guidata da fatti comprovati e non da affermazioni sensazionalistiche.

Implicazioni per il mercato

La vicenda evidenzia come, nel settore automobilistico contemporaneo, la comunicazione commerciale sia quasi parte integrante della competizione industriale. In un mercato sempre più globalizzato e competitivo, con nuovi attori provenienti da economie emergenti e con offerte di mobilità alternative (come BEV e PHEV), i costruttori tradizionali devono difendere non solo i propri prodotti, ma anche il modo in cui vengono confrontati pubblicamente con quelli dei nuovi concorrenti.

La decisione del Giurì ribadisce che la pubblicità deve rispettare criteri di onestà, non può essere denigratoria senza basi documentate e deve sempre tutelare il consumatore. In uno scenario in cui l’innovazione tecnologica si scontra con sensibilità differenti rispetto alla sostenibilità, all’efficienza e alle prestazioni, questo principio resta fondamentale per mantenere fiducia e trasparenza nel rapporto tra marchi e acquirenti.

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