Renault si prepara a dire addio alla Twingo

Non conviene più investire sul “segmento A” nell’attuale layout di architettura: eredi della longeva utilitaria potranno essere la versione produzione di Renault 5 elettrica e il baby-crossover Dacia Spring, entrambe a zero emissioni.

Nel futuro della “Marque à Losanges” potrebbe non esserci più spazio per Twingo: la simpatica segmento A “tuttodietro”, dall’impostazione (piattaforma e motorizzazione) condivisa con Smart forFour in virtù di una partnership tecnica a suo tempo sottoscritta con Daimler AG, resterà senza alcuna erede. In buona sostanza: la fascia di mercato citycar non sarà rimpiazzata da nuovi modelli. Quantomeno, non a combustione. E questo, per motivi di redditività. Ad annunciare questa decisione – che in ogni caso si concretizzerà fra diverso tempo, cioè quando l’attuale generazione giungerà al “capolinea” – è stato l’amministratore delegato di Renault Luca De Meo in un’intervista concessa al magazine finanziario francese Challenges.

“Un peccato, ma è così”

Renault lascerà il segmento A: è un peccato, tuttavia consideriamo che le citycar a combustione sono destinate a scomparire, per via delle nuove normative europee“, indica De Meo, in riferimento al fatto che gli standard sempre più severi in materia di emissioni di CO2 rendono via via poco redditizio il mantenimento in produzione di modelli di piccole dimensioni alimentati a benzina. Twingo, per l’appunto: e si tratta, prosegue il top manager italiano, di uno stato di cose “sorprendente” in quanto proprio in Europa la richiesta nei confronti delle citycar continua ad esserci.

Domanda in progressivo calo

Il fatto curioso è che la lineup Renault Twingo è stata di recente ampliata alla versione 100% elettrica: una evoluzione che tuttavia potrebbe scontrarsi con la bassa remuneratività delle vetture più piccole a combustione, il che comporta, nei programmi di elettrificazione finalizzati ad abbattere le emissioni di CO2, notevoli spese che poi è difficile recuperare. L’indicazione da parte di Luca De Meo risulta quindi simile a quanto affrontato da altri “big player”, come ad esempio Citroen e Peugeot, che di recente hanno terminato la “carriera” di C1 e 108; ma anche Ford (che nel 2019 ha tolto la longeva Ka dalla produzione) e Opel (con Karl, nello stesso periodo). Niente più modelli piccoli e di ingresso in gamma, dunque. In effetti, ammette De Meo, i mercati continuano a nutrire una certa richiesta nei confronti delle citycar, tuttavia la domanda va progressivamente assottigliandosi, per il fatto che l’attenzione degli acquirenti si rivolge da tempo verso modelli di fascia immediatamente superiore (le “segmento B”, per intenderci, che iniziano anch’esse a presentare rispettive varianti “a ruote alte”).

I 2,7 milioni della prima serie sono soltanto un ricordo

Renault Twingo costituisce un esempio emblematico: la prima generazione, introdotta nel 1993 in parte come “erede” della storica Renault 4, venne mantenuta in produzione (con successivi restyling) fino al 2006, e totalizzò circa 2,6 milioni di esemplari venduti. La seconda serie, che debuttò nel 2007 e portò in dote anche il ricorso a motori a gasolio, venne dal canto suo prodotta in circa 900.000 esemplari fino al 2014, anno in cui arrivò la terza serie. Il confronto fra le due successive versioni di Twingo la dice effettivamente lunga sulla notevole diminuzione di mercato riscontrata: anche se il lasso di tempo di produzione di Twingo 1 fu quasi il doppio rispetto alla seconda generazione, l’ammontare delle unità assemblate fu praticamente il triplo.  E la terza generazione non gode (purtroppo) di una sorte felicissima: lanciata nel 2014 in virtù dell’alleanza tecnologica e strategica con Daimler, sviluppata contestualmente a Smart forFour e forTwo con l’obiettivo di ottimizzare investimenti e costi di produzione, soffre di una graduale diminuzione di redditività, principalmente a causa della decrescita delle vendite.

Nel 2019, dalle linee di montaggio slovene di Novo Mesto, il medesimo impianto ha prodotto circa 123.000 unità complessive, di cui meno di 90.000 erano Renault Twingo e il resto Smart forFour. Di più: c’è da considerare anche una revisione da parte di Daimler AG nei confronti della propria citycar: all’inizio del 2020 il Gruppo di Stoccarda ha scelto una nuova strada cinese (nella fattispecie Geely, con cui è nata una joint venture 50/50) che si pone un differente obiettivo gestionale per il marchio nato nel 1996 e la produzione in Cina dei novi modelli elettrici. Era chiaro che questa decisione avrebbe finito per incidere sul futuro industriale di Renault per la propria gamma utilitaria.

Quale modello entry level nel futuro?

Prima ipotesi: Renault 5 elettrica

A questo punto… “si aprono le scommesse”, verrebbe da dire. I prossimi anni potrebbero sottolineare un passaggio epocale per i modelli di accesso alla lineup francese. Gli sguardi vengono puntati sulla “segmento B” derivata dal prototipo di Renault 5 elettrica di recentissimo “vernissage” (in occasione, cioè, della presentazione del programma “Renaulution” che in effetti si rivolge proprio ad una prossima “Nouvelle vague” per il Gruppo articolata su piani di razionalizzazione industriale e redditività sostenibile), sebbene l’avvio in produzione della versione definitiva sia previsto non prima del 2023. Renault 5 si candida al ruolo di modello in grado di “democratizzare” l’evoluzione della mobilità elettrica in Europa, vale a dire da proporre sul mercato in una fascia di prezzo compresa fra 20.000 e 30.000 euro.

Seconda ipotesi: Dacia Spring

In alternativa – o meglio: nel frattempo – una possibile erede di Twingo potrebbe essere Dacia Spring: “baby-crossover” elettrico (che deriva da Renault K/ZE) da 3,7 m di lunghezza e 1,6 m di larghezza, provvisto di una adeguata altezza minima da terra (150 mm) e 300 litri di capienza nel bagagliaio (ma fino a 600 litri con i sedili posteriori completamente abbattuti) che, sul fronte dell’alimentazione, porta in dote una batteria da 26,8 kWh che limita la potenza del veicolo a 44 CV e promette un’autonomia WLTP di 225 km a ciclo medio e 295 km in città. L’esordio di Dacia Spring sul mercato è previsto per dopo l’estate 2021, con il via alle prevendite già dalla prossima primavera. Il prezzo di vendita sarà comunicato più avanti: ci si attende un importo inferiore a 20.000 euro.

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