Porsche scommette e investe sugli e-fuel: nuovo brevetto

Porsche propone un ciclo chimico con calce spenta e acido acetico per estrarre CO2 a temperature più basse, abbassando i costi degli e-fuel e aprendo possibili licenze industriali. Analisi tecnica, limiti e prospettive della soluzione

Porsche scommette e investe sugli e-fuel: nuovo brevetto
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Giorgio Colari
Pubblicato il 27 feb 2026

Un’innovazione destinata a cambiare il futuro della mobilità termica arriva dalla Germania: un nuovo brevetto sviluppato da Porsche promette di rivoluzionare la produzione dei carburanti sintetici, abbattendo drasticamente i costi e offrendo nuove prospettive per la conservazione del patrimonio automobilistico e la gestione dei veicoli tradizionali ancora in circolazione. L’annuncio, che sta già facendo discutere esperti e appassionati, pone al centro della scena una tecnologia chimica che potrebbe segnare una svolta nel mercato degli e-fuel.

Come funziona questa tecnologia

Fino a oggi, il principale ostacolo alla diffusione su larga scala degli e-fuel è stato il prezzo: produrli costa circa 9 euro al litro, una cifra fuori portata per il consumatore medio e per la competitività rispetto ai combustibili fossili. La soluzione ideata da Porsche si basa su un processo innovativo che sfrutta la calce spenta e l’acetato di calcio, consentendo di ridurre il prezzo fino a 1,60 euro al litro. Una prospettiva che potrebbe finalmente rendere questi carburanti accessibili e praticabili su scala industriale.

Ma come funziona questa nuova tecnologia? Il cuore del processo risiede in un’alternativa intelligente ai metodi tradizionali di cattura della anidride carbonica. Attualmente, la calcificazione convenzionale richiede temperature estreme di circa 870 °C per fissare la CO2 atmosferica, un’operazione altamente energivora. Il nuovo brevetto di Porsche introduce invece l’acido acetico come catalizzatore, rivoluzionando l’intero ciclo produttivo.

La procedura si sviluppa in diverse fasi: la calce spenta assorbe la anidride carbonica presente nell’aria, formando carbonato di calcio. A questo punto, si aggiunge acido acetico, trasformando il carbonato in acetato di calcio. Quest’ultimo, sottoposto a temperature molto più basse rispetto al metodo tradizionale, si decompone generando acetone e liberando nuovamente CO2. Un elemento chiave del processo è che l’acetone può essere riconvertito in acido acetico, creando così un ciclo chiuso che minimizza gli scarti e ottimizza l’efficienza complessiva.

Aiuterebbe con i conti

Le implicazioni economiche sono rilevanti: la drastica riduzione dei costi potrebbe favorire una diffusione capillare dei carburanti sintetici, rappresentando una soluzione concreta per mantenere in vita il parco auto esistente e per supportare la transizione energetica nei settori in cui l’elettrificazione risulta più complessa o costosa. Tuttavia, restano ancora delle sfide da superare. La produzione degli e-fuel richiede grandi quantità di energia, e per garantire un reale beneficio ambientale è indispensabile che questa provenga da fonti rinnovabili. Anche con l’ottimizzazione termica proposta dal brevetto, la disponibilità di energia pulita e la possibilità di scalare il processo su vasta scala rappresentano ostacoli non trascurabili.

A livello industriale, la strategia di Porsche si mostra particolarmente pragmatica: gli e-fuel vengono proposti come soluzione alternativa e complementare alla mobilità elettrica, con un focus specifico sui veicoli storici e sulle nicchie di mercato dove la transizione all’elettrico incontra maggiori resistenze. Un ulteriore elemento di interesse riguarda la possibilità di licenziare la tecnologia, aprendo così la strada a partnership con l’industria chimica, dove l’efficienza dei processi e la riduzione degli scarti sono fattori chiave per la competitività.

Un metodo alternativo

L’innovazione presentata da Porsche apre un nuovo fronte nella ricerca di soluzioni sostenibili per il settore automotive, offrendo una metodologia alternativa per la cattura e il recupero della anidride carbonica. Nei prossimi mesi, sarà fondamentale approfondire i dettagli tecnici del brevetto, analizzare i dati sperimentali e comprendere le strategie commerciali per il trasferimento tecnologico. Se validato in ambito industriale, questo approccio potrebbe rappresentare un tassello importante nella transizione energetica, integrando i carburanti sintetici tra le opzioni disponibili per una mobilità più sostenibile.

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