Porsche da gioiello a problema: svalutazione da 6 miliardi e margini sotto Škoda
Porsche attraversa una fase difficile tra crisi in Cina, dazi USA e costi della transizione elettrica. Volkswagen ha svalutato di circa 6 miliardi di euro la propria partecipazione
Per anni Porsche è stata una delle macchine da profitti più importanti dell’universo Volkswagen. Oggi la situazione appare profondamente diversa. A meno di quattro anni dalla quotazione in Borsa del 2022, il marchio di Zuffenhausen è diventato uno dei nodi più complicati nella ristrutturazione del gruppo tedesco, alle prese contemporaneamente con la concorrenza cinese, i dazi statunitensi e una difficile transizione verso l’elettrico.
Il segnale più evidente arriva dai conti Volkswagen. Il gruppo ha effettuato una svalutazione non monetaria di circa 6 miliardi di euro sull’avviamento attribuito al business Porsche, dopo aver rivisto le aspettative finanziarie di medio e lungo periodo. Complessivamente Volkswagen prevede circa 10 miliardi di effetti straordinari sul risultato operativo del 2026.
Porsche non è più la macchina da profitti di un tempo
La situazione appare particolarmente significativa perché Porsche era storicamente associata a volumi relativamente contenuti e margini molto elevati. Secondo l’analisi raccolta da Reuters, la redditività è invece scesa al punto da essere stata superata persino da Škoda, marchio generalista del gruppo.
L’analista Ferdinand Dudenhoeffer ha sintetizzato il cambiamento sostenendo che i giorni in cui Porsche rappresentava il grande motore dei profitti sono terminati. La strategia basata sul principio del “valore prima dei volumi”, secondo l’esperto, rischia inoltre di rendere il costruttore progressivamente più piccolo.
Porsche continua comunque a indicare un obiettivo di medio periodo per il margine operativo compreso tra il 10% e il 15%. Il CEO Michael Leiters, in una comunicazione interna citata da Reuters, ha ribadito che tale obiettivo non è stato modificato.
Il problema più grande è la Cina
Una delle cause principali della crisi è il mercato cinese, per anni estremamente redditizio per i costruttori premium tedeschi. Porsche ha progressivamente ridotto la propria rete commerciale nel Paese mentre la concorrenza dei produttori locali è diventata molto più forte.
Il deterioramento è evidente anche nelle consegne: Reuters segnala che i volumi Porsche in Cina si sono più che dimezzati nell’arco degli ultimi quattro anni. Nei primi tre mesi del 2026 il costruttore ha consegnato 7.519 vetture nel Paese, il 21% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Porsche stessa ha attribuito il calo al difficile contesto locale e alla scelta di privilegiare vendite orientate al valore.
Nemmeno gli Stati Uniti sono privi di ostacoli. Sul mercato nordamericano pesano infatti i dazi, che stanno contribuendo ad aumentare la pressione sui conti.
Volkswagen taglia drasticamente le previsioni
Le difficoltà di Porsche si inseriscono in una crisi molto più ampia. Volkswagen ha aggiornato le proprie previsioni per il 2026 portando il margine operativo atteso a un massimo dell’1%, contro il precedente intervallo del 4-5,5%. Il gruppo prevede ricavi per circa 315 miliardi di euro.
La revisione non dipende esclusivamente da Porsche. Volkswagen cita anche il peggioramento del mercato, soprattutto in Cina, il passaggio più rapido del previsto verso le auto elettriche e ulteriori costi legati alla ristrutturazione.
Il piano industriale del gruppo comprende infatti una profonda riduzione dei costi e dell’occupazione. Migliaia di lavoratori hanno manifestato in Germania contro i tagli, mentre Volkswagen ha ammesso la necessità di accelerare ulteriormente il programma di risanamento.
Ora Porsche deve tornare a generare cassa
Il punto centrale non riguarda soltanto la percentuale di margine. Porsche deve anche vendere abbastanza automobili da generare liquidità e contribuire alla trasformazione dell’intero gruppo.
Per questo il nuovo corso punta maggiormente sui modelli ad alta redditività, accompagnato da interventi sui costi e da una revisione della strategia industriale. La società ha già avviato anche una riorganizzazione commerciale internazionale, riducendo da cinque a quattro le proprie regioni di vendita.
La trasformazione è quindi profonda: il marchio che fino a pochi anni fa rappresentava uno dei principali punti di forza finanziari di Volkswagen deve ora affrontare contemporaneamente un ridimensionamento in Cina, pressioni negli Stati Uniti e gli effetti delle scelte sull’elettrificazione.
E la svalutazione da 6 miliardi di euro mostra quanto Volkswagen abbia dovuto ridimensionare le aspettative sul suo storico gioiello sportivo.