Motori a 7 cilindri, perché non esistono sulle auto ma vengono usati su trattori e navi

Perché non esistono auto di serie con motori a 7 cilindri? Le ragioni riguardano vibrazioni, ingombri e costi, ma in altri settori vengono utilizzati

Motori a 7 cilindri, perché non esistono sulle auto ma vengono usati su trattori e navi
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Giulia Darante
Pubblicato il 27 ott 2026

Tre, quattro, cinque, sei, otto e persino sedici cilindri. Nel corso della storia automobilistica i costruttori hanno sperimentato numerose configurazioni meccaniche, ma una sembra essere rimasta esclusa dalla produzione di serie: il motore a 7 cilindri. Non esiste una ragione tecnica che ne impedisca la realizzazione, eppure nessuna casa automobilistica ha trovato conveniente svilupparlo per una vettura destinata al pubblico.

La spiegazione riguarda soprattutto tre aspetti: bilanciamento, dimensioni e costi industriali. Un sette cilindri potrebbe funzionare senza particolari misteri, ma dovrebbe affrontare difficoltà che altre architetture riescono a superare più facilmente. Curiosamente, questo frazionamento viene invece utilizzato in altri settori, dall’agricoltura alla navigazione.

Il problema delle vibrazioni

Uno degli ostacoli principali riguarda il bilanciamento delle masse in movimento. Nei motori a pistoni, il movimento alternato genera forze e momenti che possono trasmettere vibrazioni alla struttura del veicolo. In un sette cilindri in linea opportunamente progettato, le forze alterne di primo e secondo ordine possono annullarsi. Rimangono però i momenti di beccheggio, legati alla distribuzione delle masse lungo l’albero motore.

Il problema nasce dalla difficoltà di ottenere una disposizione perfettamente simmetrica dei movimenti rispetto al centro del propulsore. Il risultato può essere un’oscillazione che richiede soluzioni specifiche per essere contenuta. Non si tratta di un ostacolo insuperabile. Anche i motori a tre e cinque cilindri presentano particolari problemi di equilibratura, affrontati attraverso contralberi e altri accorgimenti tecnici.

Un sette cilindri richiederebbe tuttavia ulteriori interventi per garantire quella regolarità di funzionamento che gli automobilisti si aspettano da un motore di fascia alta. C’è poi il problema delle dimensioni. Una configurazione in linea sarebbe particolarmente lunga, rendendo difficile l’installazione trasversale e complicando anche quella longitudinale.

Un’architettura a V potrebbe ridurre l’ingombro, ma introdurrebbe altre difficoltà progettuali. Volkswagen ha dimostrato con il suo VR5 da 2,3 litri che è possibile costruire motori con un numero dispari di cilindri distribuiti su due bancate. Un eventuale V7 richiederebbe però investimenti difficili da giustificare.

Perché un sette cilindri non conviene alle case automobilistiche

Il principale limite è probabilmente economico. Un motore a sette cilindri si collocherebbe tra architetture già consolidate, senza offrire necessariamente vantaggi sufficienti a compensarne lo sviluppo.

Un sei cilindri può garantire prestazioni elevate e un funzionamento particolarmente regolare, mentre un V8 offre una maggiore cilindrata potenziale con dimensioni longitudinali più contenute rispetto a un sette cilindri in linea.

Sviluppare un propulsore completamente nuovo comporterebbe costi per progettazione, attrezzature produttive, omologazione e manutenzione. Inoltre, la progressiva diffusione di motori più piccoli e sistemi elettrificati rende ancora meno interessante investire in una configurazione così particolare.

Il sette cilindri rimane quindi una possibilità tecnica, ma non una soluzione industrialmente competitiva per le automobili moderne.

Dai trattori agli aerei: dove vengono utilizzati

Fuori dall’automobile, invece, questa architettura ha trovato applicazioni concrete. Un esempio è il 98HD di AGCO Power, un turbodiesel da 9,8 litri sviluppato per grandi macchine agricole.

Il propulsore utilizza sette cilindri in linea e può raggiungere potenze vicine ai 500 CV. La sua configurazione permette di ottenere prestazioni elevate senza ricorrere alla maggiore larghezza di un V8, un vantaggio per determinate installazioni agricole.

I sette cilindri hanno anche una lunga storia nell’aviazione. Numerosi aerei del Novecento utilizzavano motori radiali con i cilindri disposti a raggiera. Nei quattro tempi di questo tipo, il numero dispari permette di ottenere intervalli di accensione regolari.

Anche nel settore navale esistono grandi motori diesel modulari a sette cilindri, progettati in funzione delle esigenze delle imbarcazioni. La loro presenza in questi ambiti dimostra che il sette non è affatto un numero inadatto alla meccanica. Semplicemente, nelle automobili non conviene rispetto alle alternative disponibili.

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