Migliaia di automobilisti ingannati da un casello fantasma: cosa è successo

Un casello autostradale falso in Gujarat ha riscosso pedaggi per oltre 18 mesi dalla White House Ceramic Company. In Italia, Telepass e controlli centralizzati rendono simili frodi altamente improbabili

Migliaia di automobilisti ingannati da un casello fantasma: cosa è successo
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Giorgio Colari
Pubblicato il 13 apr 2026

Un casello autostradale costruito da zero, perfettamente funzionante e identico a quello ufficiale ha ingannato per oltre un anno migliaia di automobilisti. La vicenda, emersa solo successivamente attraverso i social ma risalente al 2023, riguarda lo stato indiano del Gujarat e mostra una truffa organizzata su scala sorprendente.

Nel distretto di Morbi, lungo la strada nazionale tra Bamanbore e Kutch, un gruppo di truffatori ha realizzato una struttura completamente abusiva nei pressi della località di Vaghasia, sfruttando anche un’area industriale dismessa. Il risultato è stato un casello “fantasma” capace di replicare ogni dettaglio di una vera infrastruttura autostradale.

Una replica perfetta del casello ufficiale

La struttura era stata costruita all’interno di una vecchia fabbrica di ceramica abbandonata, la White House Ceramic Company. Corsie, barriere, segnaletica e personale in divisa contribuivano a rendere il tutto credibile.

Il traffico veniva deviato in modo strategico, intercettando gli automobilisti prima che raggiungessero il vero casello ufficiale, situato a pochi chilometri di distanza. La posizione isolata ha permesso di mantenere l’attività attiva senza attirare sospetti immediati.

Il meccanismo della truffa sui pedaggi

Il sistema non si basava solo sull’inganno visivo. Il pedaggio richiesto era leggermente più basso rispetto a quello ufficiale, un dettaglio studiato per sembrare una semplice alternativa più economica.

A rafforzare la credibilità interveniva anche una giustificazione fittizia: il denaro raccolto sarebbe stato destinato a iniziative locali, come la costruzione di luoghi di culto. Questo ha contribuito a ridurre ulteriormente i sospetti tra gli automobilisti.

Un sistema attivo per oltre un anno

La truffa è rimasta attiva per circa un anno e mezzo. In questo periodo il casello abusivo ha generato entrate costanti, con incassi stimati in decine di milioni di rupie.

Il traffico di camion e auto era continuo e il sistema appariva perfettamente integrato nel contesto stradale. Nel frattempo, però, il vero casello ufficiale registrava un calo anomalo dei flussi, elemento che ha poi fatto emergere le prime incongruenze.

Le indagini e la scoperta

Le autorità hanno avviato controlli dopo aver notato la discrepanza nei volumi di traffico e negli incassi. Le verifiche hanno portato alla scoperta del casello abusivo e all’arresto delle persone coinvolte, tra gestori e proprietari dei terreni utilizzati per la costruzione.

La vicenda ha colpito soprattutto per la durata dell’inganno e per l’assenza di segnalazioni per un periodo così lungo, nonostante il volume di veicoli coinvolti.

Un caso difficile da replicare altrove

In un sistema come quello italiano, un’operazione simile sarebbe molto più complessa da realizzare. La rete autostradale è infatti gestita da concessionari strutturati come Autostrade per l’Italia e integrata con sistemi digitali che monitorano in tempo reale traffico e incassi.

La presenza di strumenti di pagamento tracciati e sistemi automatizzati riduce fortemente la possibilità di deviazioni non autorizzate. Anche eventuali anomalie nei flussi verrebbero individuate rapidamente grazie ai controlli incrociati tra dati di traffico e transazioni.

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