Furti auto a Torino, colpi tra GTT Gerbido e concessionari: cresce l’allarme

A Torino un gruppo organizza furti auto a catena: veicoli rubati usati per colpi a depositi e concessionari. Forze dell'ordine indagano, settore chiede misure

Furti auto a Torino, colpi tra GTT Gerbido e concessionari: cresce l’allarme
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Giorgio Colari
Pubblicato il 13 apr 2026

Torino torna a fare i conti con un fenomeno che negli ultimi mesi sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti: i furti d’auto organizzati e seriali. Una dinamica che non riguarda più singoli episodi isolati, ma vere e proprie strategie criminali strutturate, con gruppi capaci di muoversi rapidamente tra città e cintura urbana.

Un gruppo di malviventi ha messo a segno una serie di colpi tra il deposito Gerbido GTT, un concessionario di corso Orbassano e l’area di Chieri, utilizzando una tecnica ormai sempre più diffusa: rubare un’auto per commettere altri reati e poi abbandonarla. Un metodo che riduce il rischio di identificazione e aumenta la velocità d’azione.

Secondo le prime ricostruzioni investigative, i criminali avrebbero prima sottratto una vettura privata per spostarsi rapidamente verso il deposito del trasporto pubblico, dove avrebbero messo a segno un secondo furto ai danni di un dipendente GTT, con l’obiettivo di ottenere un mezzo più potente e meno tracciabile. Le immagini di videosorveglianza urbana mostrerebbero un gruppo numeroso e coordinato, segno di una struttura tutt’altro che improvvisata.

Il deposito GTT nel mirino

Il deposito Gerbido GTT si conferma un punto sensibile per questo tipo di reati. La posizione strategica e la presenza di numerosi mezzi parcheggiati nelle ore notturne lo rendono particolarmente esposto. I lavoratori parlano di episodi ripetuti negli ultimi mesi, tra intrusioni nei parcheggi aziendali e danni ai veicoli, con un clima di crescente preoccupazione.

Dopo il primo furto, la banda avrebbe utilizzato l’auto sottratta per raggiungere un concessionario auto su corso Orbassano, obiettivo principale del raid. Qui sarebbero stati presi di mira soprattutto modelli sportivi e vetture di valore più elevato, più appetibili per il mercato illegale o per lo smontaggio dei ricambi.

Questo schema evidenzia una strategia ormai consolidata nei furti auto in Piemonte, dove i veicoli rubati diventano strumenti temporanei per altri reati. Una logica rapida, funzionale e difficile da intercettare in tempo reale, che si sta diffondendo anche nella cintura torinese.

Una rete criminale sempre più organizzata

Le indagini puntano a ricostruire i movimenti della banda tra Torino e Chieri. Le forze dell’ordine stanno analizzando i filmati e i percorsi dei veicoli per identificare eventuali complici e capire se si tratti di un gruppo strutturato o di più soggetti collegati tra loro.

Il quadro che emerge è quello di una criminalità sempre più specializzata, capace di colpire in sequenza e con grande rapidità. Non si tratta più di furti improvvisati, ma di operazioni pianificate nei dettagli, dove ogni auto rubata ha una funzione precisa all’interno della catena criminale.

Il fenomeno si inserisce in un contesto più ampio di crescita dei reati contro i veicoli, con un aumento delle segnalazioni anche a Rivoli, Moncalieri e nei comuni limitrofi. Concessionari e rivenditori segnalano un incremento di tentativi di intrusione e danneggiamenti, soprattutto nelle ore notturne.

Sicurezza e contromisure

In questo scenario, la sicurezza auto urbana diventa un tema centrale. Non riguarda più soltanto i privati cittadini, ma anche aziende, concessionarie e flotte aziendali. Sempre più strutture stanno investendo in sistemi di videosorveglianza avanzata, antifurti satellitari e barriere perimetrali per ridurre il rischio di intrusioni.

Le forze dell’ordine sottolineano come la prevenzione sia diventata fondamentale, soprattutto contro gruppi organizzati che agiscono in tempi molto ridotti. Ogni minuto può fare la differenza tra un tentativo sventato e un furto riuscito.

Il caso tra Torino e Chieri conferma una tendenza ormai evidente: i furti d’auto in Nord Italia stanno cambiando forma, diventando più rapidi, coordinati e difficili da contrastare. Una trasformazione che impone nuove strategie di controllo e una maggiore collaborazione tra pubblico e privato per proteggere il territorio.

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