Meno vittime stradali, il governo rivendica la bontà del nuovo CdS
Il governo celebra 121 morti in meno nel 2025 dopo il Nuovo Codice della Strada; l'ASAPS contesta l'esclusione dei dati delle polizie municipali e chiede trasparenza
Il dibattito sui dati della sicurezza stradale dopo l’entrata in vigore del nuovo Codice della Strada continua a infiammare il panorama politico e sociale italiano. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha recentemente diffuso numeri che, almeno in apparenza, raccontano una storia di successo: 121 vittime in meno sulle strade, 100 milioni di euro in sanzioni risparmiati e migliaia di autovelox rimossi. Tuttavia, questi dati, seppur significativi, sollevano interrogativi cruciali sulla loro effettiva attendibilità e sulla trasparenza delle fonti da cui provengono.
Non tutti sono d’accordo
La riforma del nuovo Codice della Strada, entrata in vigore il 14 dicembre 2024, è stata accolta con grande enfasi dal Ministro della Viabilità, che ha attribuito il calo delle vittime a un rafforzamento delle sanzioni nei confronti di chi guida sotto l’effetto di alcol o stupefacenti, oltre che all’inasprimento delle pene per l’uso del cellulare al volante. Il ministro non ha esitato a definire questi risultati come il frutto di «buonsenso, impegno e coraggio» da parte delle istituzioni e dei cittadini, sottolineando l’obiettivo di promuovere una cultura della sicurezza stradale diffusa e condivisa.
Nonostante la narrazione ottimistica del governo, emergono voci critiche che invitano a una lettura più attenta dei dati. In particolare, l’ASAPS (Associazione Sostenitori e Amici della Polizia Stradale) ha posto l’accento su una questione fondamentale: i numeri celebrati dall’esecutivo si basano esclusivamente sugli incidenti rilevati dalle forze di polizia statali, escludendo di fatto una parte rilevante degli eventi gestiti dalle polizie municipali. Questa scelta metodologica, secondo l’ASAPS, rischia di offrire una visione parziale e potenzialmente distorta della realtà, poiché il fenomeno degli incidenti stradali è molto più ampio e complesso di quanto emerga dalle sole statistiche ufficiali.
La questione dei dati non è secondaria
La questione della trasparenza e della completezza dei dati è tutt’altro che secondaria. L’ASAPS ha sottolineato come la reale portata delle vittime potrebbe essere superiore rispetto a quanto dichiarato, e che la riduzione delle multe potrebbe riflettere, più che un reale miglioramento dei comportamenti alla guida, una modifica nei criteri di applicazione delle sanzioni o una diversa strategia di controllo sul territorio. Questo aspetto mette in discussione la narrazione trionfalistica proposta dal governo e solleva dubbi sulla reale efficacia delle misure adottate.
A complicare ulteriormente il quadro intervengono le opinioni degli esperti del settore automotive, che ricordano come la valutazione dell’impatto di una norma sulla sicurezza stradale richieda tempi lunghi e dati raccolti in modo integrato da tutte le forze di polizia. Un periodo di osservazione di poche settimane, come quello attualmente considerato, non è sufficiente per distinguere tra effetti reali della riforma e semplici variazioni statistiche dovute a fattori esterni, come condizioni meteorologiche, flussi di traffico stagionali o modifiche nei criteri di rilevazione.
La sfida principale che emerge da questo dibattito riguarda la necessità di una ricostruzione rigorosa, trasparente e metodologicamente solida dei dati. Tutti gli attori coinvolti, dalle istituzioni ai cittadini, passando per le associazioni di categoria come l’ASAPS, condividono la richiesta di dati completi, tempestivi e comparabili. Solo attraverso un sistema di monitoraggio affidabile sarà possibile valutare con precisione l’efficacia del nuovo Codice della Strada e orientare le future scelte politiche, mantenendo come priorità assoluta la tutela della vita umana sulle strade italiane.