Le fabbriche di Stellantis in Europa producono meno del 50% della capacità
Stellantis affronta capacità al 46% in Europa con 3,5 mln di vetture in eccesso. Stop temporanei in sei stabilimenti, piani per Mirafiori e investimento LFP con CATL
La situazione del gruppo Stellantis in Europa si sta facendo sempre più complessa e delicata, a causa di un mix di fattori strutturali e congiunturali che stanno mettendo sotto pressione l’intero settore automobilistico continentale. I dati più recenti parlano chiaro: il tasso medio di utilizzo degli impianti si attesta attorno al 46%, con ben 14 stabilimenti su 24 che operano al di sotto della soglia critica del 50%. Questo scenario di forte sovracapacità produttiva, pari a circa 3,5 milioni di veicoli annui in eccesso, ha costretto il gruppo a scelte drastiche, tra cui la sospensione temporanea della produzione in diversi siti strategici per cercare di bilanciare un’offerta abbondante con una domanda che continua a mostrare segnali di debolezza.
I dati col passato pesano
Il confronto con il passato è impietoso: nel 2017 Stellantis operava al 71% della propria capacità, un dato che oggi sembra lontanissimo. La rapida accelerazione verso l’elettrificazione e la digitalizzazione dei veicoli, insieme alla stagnazione dei mercati europei, ha imposto una revisione profonda delle strategie industriali. In questo contesto, l’Italia rappresenta un nodo particolarmente critico: la produzione europea di Stellantis ha subito una contrazione significativa, con il mercato italiano che nel primo trimestre 2025 ha registrato un calo del 35,5%. Gli stabilimenti nazionali, e in particolare i siti di Mirafiori e Cassino, sono tra i più colpiti, come sottolineato dalle recenti analisi della FIM Cisl, che evidenziano come sei impianti italiani si trovino in condizioni di particolare fragilità.
Per gestire l’eccesso di scorte e allineare la produzione a una domanda in calo, il gruppo ha introdotto fermi temporanei che hanno coinvolto sei stabilimenti europei tra ottobre e novembre 2025. Queste chiusure, della durata variabile tra cinque e ventuno giorni, hanno interessato siti chiave come Poissy, Eisenach, Zaragoza, Madrid, Tychy e Pomigliano, impattando direttamente sulla produzione di modelli strategici come la Fiat Panda e l’Alfa Romeo Tonale. La scelta di interrompere temporaneamente le linee di montaggio è una misura di emergenza che testimonia la difficoltà nel trovare un equilibrio tra capacità produttiva e domanda reale.
Il piano di rilancio
Nonostante queste difficoltà, Stellantis ha messo in campo una serie di iniziative ambiziose per rilanciare la propria presenza industriale in Europa e prepararsi alle sfide del futuro. Un esempio concreto è il rilancio del polo di Mirafiori, che si prepara ad accogliere la produzione della nuova Fiat 500 Hybrid con un obiettivo di 130.000 unità annue. Si tratta di un progetto che punta a valorizzare il know-how italiano nel segmento delle citycar e a rafforzare la competitività del gruppo in una fascia di mercato particolarmente sensibile alle innovazioni tecnologiche.
Parallelamente, Stellantis sta investendo in modo deciso sulle filiere dedicate ai componenti per la mobilità elettrica. Gli impianti di Tremery-Metz, Kokomo e Szentgotthard stanno rafforzando la produzione di sistemi EDM (Electric Drive Module) e trasmissioni eDCT (Electric Dual Clutch Transmission), elementi chiave per la transizione verso veicoli a basse emissioni e per l’autonomia tecnologica del gruppo rispetto ai principali concorrenti globali.
La mossa più importante
La mossa più significativa in questa direzione è senza dubbio la joint venture con il colosso cinese CATL, finalizzata alla produzione di batterie LFP (litio-ferro-fosfato) presso lo stabilimento di Zaragoza. Questo investimento, che può arrivare fino a 4,1 miliardi di euro e garantire una capacità produttiva fino a 50 GWh, rappresenta un passo fondamentale per assicurare a Stellantis una posizione di leadership nel campo delle batterie per veicoli elettrici e per ridurre la dipendenza da fornitori esterni.
Tuttavia, nonostante la portata di questi progetti, gli analisti mettono in guardia sui rischi ancora presenti. L’instabilità macroeconomica e geopolitica potrebbe infatti peggiorare ulteriormente la già fragile domanda europea, costringendo l’intero settore a ulteriori ristrutturazioni e razionalizzazioni. Anche gruppi rivali come Volkswagen si trovano a fronteggiare dinamiche simili di sovracapacità, segno che la crisi è diffusa e sistemica.
I prossimi trimestri saranno decisivi per capire se le strategie messe in atto da Stellantis riusciranno davvero a riportare la produzione europea su livelli di sostenibilità economica, o se sarà necessario ricorrere a nuove e più profonde trasformazioni per garantire il futuro del settore automobilistico europeo.