Cassino ancora in affanno, fermate le linee di Giulia e Stelvio
Cassino vive il suo peggior anno dal 1972: produzione ai minimi, stop fino all'8 febbraio, attese per nuove Giulia e Stelvio e ipotesi Levante. Sindacati chiedono chiarezza
Lo stabilimento laziale di Stellantis a Cassino sta attraversando una delle fasi più difficili della sua storia recente, segnando livelli di produzione ai minimi storici e generando una forte preoccupazione tra lavoratori e territorio. Il quadro che emerge è quello di una crisi senza precedenti dal 1972, aggravata da continui stop produttivi e dall’assenza di un piano industriale dettagliato che possa rassicurare i dipendenti e le istituzioni locali.
Negli ultimi mesi, la situazione si è fatta sempre più critica: le linee di produzione sono ferme fino all’8 febbraio, mentre l’occupazione appare a rischio e si prospetta un vuoto produttivo che potrebbe superare i due anni. Il sito di Cassino, storicamente cuore pulsante per la produzione dei modelli premium del gruppo, si trova ora in una posizione di grande incertezza. I sindacati sollecitano un confronto urgente con la dirigenza per ottenere chiarezza su tempi e modalità di rilancio, ma da parte aziendale le risposte restano generiche, senza un cronoprogramma preciso.
Un grosso calo commerciale
Le difficoltà derivano in gran parte dal calo commerciale che ha colpito la gamma Giulia e Stelvio. Questi modelli, lanciati rispettivamente nel 2016, hanno ormai perso gran parte del loro appeal sul mercato, mostrando la necessità di un profondo rinnovamento. Nemmeno la Maserati Grecale, introdotta più di recente, è riuscita a raggiungere i target di vendita previsti, contribuendo così a un ulteriore peggioramento del quadro produttivo generale.
Le prospettive a breve termine appaiono particolarmente fosche. Dopo un 2025 che si preannuncia come il peggiore degli ultimi cinquant’anni, sono stati già pianificati ulteriori fermi produttivi fino al mattino dell’8 febbraio. Le organizzazioni sindacali, tra cui la Uilm, hanno lanciato l’allarme: senza un intervento tempestivo, il 2026 potrebbe vedere un’ulteriore diminuzione delle giornate lavorative, con ripercussioni pesanti sui livelli occupazionali e sulle tutele sociali.
Un impianto centrale
Da parte sua, Stellantis riconosce pubblicamente il valore strategico dello stabilimento di Cassino, ma le dichiarazioni si fermano a una generica promessa di importanza futura, senza entrare nel dettaglio dei tempi di rilancio o delle modalità operative. Tra le ipotesi circolate negli incontri con i sindacati spicca quella di trasferire la produzione della Levante nello stabilimento laziale, una mossa che potrebbe saturare parte della capacità produttiva attualmente inutilizzata. Tuttavia, questa possibilità resta priva di conferme ufficiali e, soprattutto, di una tempistica definita.
Il vero nodo cruciale riguarda i nuovi progetti industriali. Le indiscrezioni più accreditate indicano che il gruppo starebbe valutando di affidare la prossima generazione di berline Alfa Romeo a una piattaforma evoluta: si parla infatti della Giorgio EVO in abbinamento al motore Nettuno V6 per la futura Giulia. Questa soluzione, che segnerebbe l’abbandono della piattaforma STLA Large precedentemente considerata, non arriverà però prima dell’inizio del 2027. Il risultato è un vuoto produttivo di almeno due anni, che rischia di mettere in ginocchio non solo la fabbrica ma anche l’intero indotto e la comunità locale.
La frustrazione tra i rappresentanti dei lavoratori è in costante crescita. Le sigle sindacali chiedono incontri urgenti con il management per discutere un piano industriale credibile e ottenere garanzie occupazionali concrete. «Abbiamo bisogno di trasparenza sulla composizione della produzione futura e sui tempi effettivi di arrivo dei nuovi modelli», ribadiscono le organizzazioni, sottolineando il clima di malcontento tra gli operai e la crescente apprensione per la stabilità sociale del territorio.
Un futuro da scrivere
Gli analisti del settore automobilistico sottolineano come la crisi di Cassino rifletta dinamiche più ampie: la domanda in rapida evoluzione, la necessità di investire in tecnologie di propulsione innovative e piattaforme moderne, nonché la pressione crescente della concorrenza nel segmento premium. Per Stellantis, la sfida sarà quella di gestire una transizione industriale lunga e complessa, con impatti economici e sociali significativi.
Le istituzioni locali, insieme ai sindacati, osservano con grande attenzione ogni mossa dell’azienda. La priorità condivisa è ottenere un cronoprogramma dettagliato e impegni vincolanti sulla salvaguardia dell’occupazione, mentre per Stellantis la difficoltà maggiore sarà trovare il giusto equilibrio tra investimenti necessari e sostenibilità economica in un mercato sempre più competitivo e incerto.
Il futuro dello stabilimento di Cassino è dunque strettamente legato alle scelte strategiche che il gruppo prenderà nei prossimi mesi. Il rilancio dipenderà dalla rapidità con cui verranno comunicati i nuovi modelli e dalla capacità di ridefinire piani produttivi e logistici su scala globale. Nel frattempo, il sito rimane un osservatorio privilegiato delle sfide e delle opportunità che attendono l’industria automobilistica italiana ed europea.