Marussia B1, oltre 1.000 sogni e appena 20 auto prodotte

La Marussia B1 voleva diventare la prima vera supercar russa. Motore Cosworth, telaio in fibra di carbonio e un sogno mai realizzato

Marussia B1, oltre 1.000 sogni e appena 20 auto prodotte
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Giorgio Colari
Pubblicato il 16 giu 2026

Quando si pensa alle supercar, i primi nomi che vengono in mente sono Ferrari, Lamborghini, McLaren o Porsche. Difficilmente qualcuno assocerebbe la Russia a vetture ad alte prestazioni capaci di competere con i grandi marchi europei. Eppure, poco meno di vent’anni fa, un’azienda nata quasi dal nulla provò a cambiare questa percezione.

Si chiamava Marussia Motors e il suo obiettivo era tanto semplice da raccontare quanto difficile da realizzare: costruire la prima vera supercar russa. Il risultato fu la Marussia B1, una sportiva estrema dotata di telaio in fibra di carbonio, motore sviluppato da Cosworth e ambizioni internazionali. Un progetto che sembrava destinato a scrivere una pagina importante della storia automobilistica ma che, nel giro di pochi anni, si trasformò in uno dei più grandi fallimenti del settore.

La prima supercar della Russia

La Marussia B1 venne presentata ufficialmente nel 2008, appena un anno dopo la fondazione della società. Dietro il progetto c’era Nikolai Fomenko, personaggio molto noto in Russia per la sua carriera da attore, musicista, pilota e conduttore televisivo. Tra le sue esperienze figurava anche la conduzione della versione russa di Top Gear.

Fomenko sognava di creare un marchio capace di rappresentare l’industria automobilistica russa nel segmento delle supercar, fino a quel momento dominato quasi esclusivamente da costruttori occidentali. La B1 fu il primo modello nato da questa visione.

Fibra di carbonio e motori Cosworth

Per conquistare credibilità nel mondo delle auto sportive, Marussia puntò subito su soluzioni tecniche di alto livello. La carrozzeria era realizzata in materiali compositi con ampio utilizzo della fibra di carbonio, una scelta che consentiva di contenere il peso in circa 1.100 chilogrammi.

Sotto il cofano trovavano posto motori V6 sviluppati dalla britannica Cosworth, uno dei nomi più prestigiosi del motorsport mondiale.

La gamma comprendeva diverse configurazioni, con cilindrate comprese tra 2,8 e 3,5 litri e potenze variabili tra 300 e 420 CV. Tutte le versioni erano abbinate a un cambio automatico a sei rapporti con paddle al volante, una soluzione moderna per l’epoca e pensata per offrire una guida sportiva senza rinunciare al comfort.

Non solo prestazioni

A differenza di molte supercar artigianali nate negli stessi anni, la Marussia B1 non puntava esclusivamente alle prestazioni. L’abitacolo offriva infatti dotazioni piuttosto avanzate per un costruttore emergente, comprese telecamere di bordo, climatizzatore, alzacristalli elettrici e un sistema infotainment.

L’obiettivo era quello di creare una vera gran turismo utilizzabile anche nella vita quotidiana, mantenendo però un’immagine esclusiva e prestazioni elevate. Sulla carta il progetto sembrava avere tutte le caratteristiche necessarie per ritagliarsi uno spazio nel mercato.

Produzione mai decollata

I problemi iniziarono però quando arrivò il momento di trasformare le ambizioni in numeri concreti. Secondo i piani iniziali, Marussia prevedeva di produrre migliaia di esemplari tra la B1 e la successiva B2. Alcune fonti parlavano di una produzione complessiva di circa 3.000 vetture, mentre altre indicavano addirittura 3.500 unità.

La realtà fu molto diversa. L’azienda riuscì infatti a costruire appena una ventina di esemplari appartenenti alla famiglia B-Series, un numero infinitamente inferiore rispetto agli obiettivi annunciati. Oggi molte di queste vetture sono finite in collezioni private, mentre altre risultano disperse o abbandonate.

Dalla B2 alla Formula 1

Nel tentativo di rafforzare la propria immagine, Marussia ampliò rapidamente la gamma. Dopo la B1 arrivò la Marussia B2, una variante caratterizzata da un design ancora più aggressivo e futuristico.

La meccanica rimaneva sostanzialmente invariata, ma l’estetica venne profondamente rivista per accentuare il carattere sportivo della vettura. La B2 riuscì persino a ottenere una certa notorietà internazionale grazie alla presenza in videogiochi come Need for Speed, Driveclub e Asphalt 8.

Parallelamente, il marchio tentò anche l’avventura in Formula 1. Nel 2010 Marussia acquisì una partecipazione nel team Virgin Racing, trasformandolo successivamente in Marussia F1 Team. Una mossa che avrebbe dovuto aumentare la visibilità globale del marchio e contribuire alle vendite delle supercar stradali.

Il sogno si interrompe

Le difficoltà finanziarie, tuttavia, iniziarono presto a emergere. La produzione delle auto procedeva a rilento, gli investimenti richiesti dalla Formula 1 erano enormi e il progetto del SUV Marussia F2 non superò mai la fase di prototipo.

Nel 2014 Marussia Motors cessò ufficialmente le attività. Come se non bastasse, la squadra di Formula 1 fu segnata da una delle tragedie più dolorose della storia recente del motorsport. Durante il Gran Premio del Giappone del 2014, il pilota Jules Bianchi rimase coinvolto in un gravissimo incidente sul circuito di Suzuka. Dopo mesi di ricovero, il pilota francese morì nel luglio del 2015.

La squadra sopravvisse ancora per una stagione prima di scomparire definitivamente dal campionato.

Uno dei più grandi “what if” dell’automobile

A distanza di anni, la Marussia B1 continua a rappresentare uno dei più affascinanti capitoli incompiuti della storia automobilistica moderna. Le basi tecniche non erano affatto banali: motori Cosworth, telaio leggero, design originale e una forte esposizione mediatica grazie alla Formula 1. Tuttavia, tutto questo non fu sufficiente a garantire la sopravvivenza del progetto.

Oggi le poche Marussia esistenti sono diventate rarità assolute e testimoniano un periodo in cui la Russia tentò di entrare nel ristretto club dei produttori di supercar. Un sogno che non si è mai concretizzato, ma che continua ad alimentare la curiosità degli appassionati di tutto il mondo.

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