Le autostrada italiane sono in verde, ma altrove in blu: perché

Scopri perché le autostrade italiane sono verdi: dalla Convenzione di Vienna alle circolari ministeriali del 1969 e 1971, analisi tecnica e differenze europee

Le autostrada italiane sono in verde, ma altrove in blu: perché
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Giorgio Colari
Pubblicato il 8 gen 2026

In Europa, viaggiare lungo le autostrade significa imbattersi in una tavolozza di colori che riflette scelte nazionali, tradizioni e precise esigenze tecniche. Se in Italia i conducenti sono guidati dal rassicurante colore verde, attraversando il confine in Francia, Germania o Spagna il paesaggio cromatico cambia e il blu diventa protagonista. Dietro questa apparente disomogeneità della segnaletica autostradale si cela una storia articolata, fatta di regolamentazioni internazionali, valutazioni sulla visibilità e identità nazionali che si sono intrecciate nel corso dei decenni. L’Europa delle strade, insomma, è un mosaico in cui l’armonia estetica ha dovuto spesso lasciare spazio a priorità più concrete: la sicurezza e la funzionalità.

Il punto di partenza di questa vicenda risale alla fine degli anni Sessanta, quando la Convenzione di Vienna del 1968 sulla segnaletica stradale fissò le linee guida per i segnali nei diversi Paesi aderenti. Il trattato, pensato per favorire la sicurezza e la leggibilità delle informazioni sulle strade internazionali, scelse la strada della flessibilità: non venne imposto un colore unico per le autostrade, ma si raccomandò che ogni Stato mantenesse una coerenza interna tra le varie categorie di strade. Una scelta lungimirante, che consentiva alle nazioni di adattare le proprie regole alle esigenze locali senza compromettere la riconoscibilità dei segnali per gli automobilisti stranieri.

Una declinazione originale

Nel contesto italiano, questa autonomia normativa trovò subito una sua declinazione originale. Fu attraverso la circolare 1969 (la n. 9540) e la successiva del 1971 (n. 2730) che il Ministero dei Lavori Pubblici sancì il colore verde come tratto distintivo della segnaletica autostradale nazionale. La decisione non fu dettata solo da una questione di estetica o di differenziazione dal blu già presente in altri segnali stradali italiani. Le motivazioni tecniche furono centrali: il verde garantiva una visibilità ottimale sia in condizioni di luce diurna che notturna, soprattutto grazie all’utilizzo di materiali ad alta luminanza e proprietà rifrangenti. In questo modo, l’Italia si assicurava una segnaletica efficace e facilmente riconoscibile, in grado di distinguersi nel panorama europeo.

Diversa la scelta operata da altri grandi Paesi europei. Francia, Germania, Regno Unito e Spagna adottarono il blu per le loro autostrade, una soluzione che affonda le radici in sperimentazioni locali e consuetudini consolidate nel tempo. Tuttavia, il verde non è un’esclusiva italiana: anche Grecia, Svezia e Svizzera hanno fatto propria questa opzione, dimostrando come sia possibile convivere con criteri cromatici differenti senza sacrificare la chiarezza e la sicurezza della segnaletica autostradale.

Oggi, il tema del colore dei segnali sulle autostrade è al centro di un dibattito acceso tra due posizioni contrapposte. Da un lato, i sostenitori dell’armonizzazione europea ritengono che adottare un sistema cromatico uniforme semplificherebbe la vita agli automobilisti che attraversano più confini, riducendo il rischio di confusione e migliorando la sicurezza. Dall’altro, chi difende le tradizioni nazionali sottolinea come la coerenza interna e i risultati delle prove di visibilità debbano prevalere sull’omogeneità, soprattutto quando si tratta di garantire la massima efficacia della segnaletica in ogni contesto specifico.

Un obiettivo comune

Sul piano pratico, le società concessionarie delle autostrade e le amministrazioni pubbliche si muovono con un obiettivo comune: ottimizzare la chiarezza dei segnali, bilanciando i costi di gestione con l’efficacia visiva e la qualità informativa. Per l’automobilista medio, in realtà, il colore dei cartelli rappresenta ormai un’abitudine mentale consolidata. Ciò che davvero conta, e che costituisce il vero linguaggio universale della strada, sono i simboli standardizzati e le frecce direzionali, capaci di superare ogni barriera linguistica e cromatica.

Per il momento, la Convenzione di Vienna continua a garantire quel margine di autonomia che consente alle diverse realtà europee di mantenere le proprie scelte cromatiche senza compromettere la sicurezza. La circolare 1969 e le successive regolamentazioni hanno contribuito a rendere il colore verde un elemento identitario delle autostrade italiane, distinguendole nettamente da quelle di altri Paesi. E mentre la discussione sull’armonizzazione prosegue nei tavoli tecnici europei, la convivenza disciplinata tra tradizione e innovazione rimane la soluzione più praticabile e condivisa.

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